Ora in tendenza
David di Donatello, a mai più in TV!
di Stefania Stefanelli
07/05/2026 - 00:47
2 /5
Che i protagonisti del cinema abbiano il diritto di festeggiare e autocelebrarsi è giusto, ma purtroppo per loro noi cancelleremmo la premiazione dei David di Donatello dai palinsesti tv. Perché, incredibile a dirsi, ogni edizione si rivela peggiore della precedente.
Dopo la cattiva riuscita dell’esperimento Mika/Elena Sofia Ricci dello scorso anno, per la 71° edizione si è deciso di affidare la conduzione della serata a Flavio Insinna e Bianca Balti. E chi sperava che l’esperienza di lui come conduttore potesse essere salvifica, sarà rimasto profondamente deluso: prolisso ed egocentrico, Insinna non ha fatto altro che parlare per tutto il tempo, sia rincorrendo i propri pensieri che interrompendo e prendendo in giro gli ospiti, nonché commentando a bassa voce quando non era inquadrato.
Flavio Insinna dà il colpo di grazia a uno spettacolo da cancellare
E dire che il mood insistente e petulante della serata è stato quello di non sforare! Ma, mentre cercava poco educatamente di convincere i premiati a condensare i propri ringraziamenti, lui non faceva altro che allungare il brodo con i propri interventi superflui. E la sua povera compagna d’avventura spesso non riusciva neanche a finire le proprie frasi, pur sforzandosi di far rispettare quella semplicissima liturgia che vuole, prima della premiazione, il lancio di un video con le candidature. Cosa che lui, tra una ciarla e l’altra, dimenticava.
Un disastro, insomma. L’ennesimo fallimento di questa manifestazione che, va accettato, non ha appeal televisivo. Colpa anche del fatto che – circoletto docet – gli attori sono sempre gli stessi, e gli stessi attori sono candidati in più categorie, il che rende il tutto ripetitivo e ridondante.
Tra i guizzi di una serata da dimenticare, tuttavia, il trionfo di nomi insoliti, ad esempio l’outsider ottantatreenne Aurora Quattrocchi, che ha sbaragliato la concorrenza come miglior attrice protagonista, commentando in totale libertà la propria vittoria. E poi la comicità demenziale di Nino Frassica: in un contesto in cui ci si prendeva un po’ troppo sul serio, ci voleva proprio.