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Belve Crime, Daniele Ughetto Piampaschet contro politica e magistratura: “Hanno insabbiato le indagini”. Tensione con Fagnani, interviene l’avvocato
© US Belve
A quattordici anni di distanza dalla condanna, a Belve Crime su Rai 2 parla questa sera lo scrittore Daniele Ughetto Piampaschet, detenuto nel carcere di Torino, che nei suoi racconti aveva anticipato la realtà: l’omicidio di Anthonia Egbuna, la giovane prostituta nigeriana trovata morta nel Po nel 2012, per cui è stato condannato in via definitiva a 25 anni di carcere. Lui si è sempre dichiarato innocente.
Con Francesca Fagnani va in scena un confronto durissimo, nel quale Ughetto attacca magistrati e investigatori, accusandoli di aver “insabbiato le carte e depistato le indagini“. Un’intervista attraversata da forti momenti di tensione: quando la conduttrice gli mette davanti i fatti emersi nelle sentenze definitive, che lo descrivono come l’assassino di Antonia, lui si innervosisce e perde più volte il controllo, al punto che il suo avvocato si vede costretto ad intervenire per calmarlo.
Il cuore dell’intervista sono proprio quei racconti sequestrati durante le indagini e diventati uno degli elementi centrali dell’accusa. Testi nei quali venivano descritti omicidi di prostitute nigeriane con dettagli ritenuti molto simili al delitto di Anthonia Egbuna. “Il fatto che la fine di Antonia ricordi molto quello che è scritto nei suoi libri non le fa impressione?”, gli domanda la Fagnani.
Ma davvero i giudici pensano che una persona che ha una laurea in filosofia come me sia così stupida da uccidere una persona, massacrarla, scrivere un racconto e poi conservarlo? Secondo lei una persona è in grado di commettere un delitto e poi scrivere e tenere lì la copia?
ribatte stizzito Ughetto.
Prova dunque a spiegare il rapporto tra la sua scrittura e quel mondo che raccontava nei libri:
Queste ragazze fungevano anche potentemente come muse ispiratrici. Ho una produzione letteraria di svariate migliaia di pagine, poesie, racconti e romanzi incentrati sul mondo magico religioso della Nigeria. Anche di De Sade, leggendolo, pensavano chissà che… Uno scrittore non può essere giudicato per ciò che scrive.
L’accusa, da parte sua, è sempre rivolta a chi ha condotto le indagini, sostenendo che ad uccidere Antonia sia stata la mafia nigeriana “protetta da politica e magistratura. Il testimone chiave che mi avrebbe assolto è scomparso. Sono stati loro a farlo sparire”. Tale tesi, gli ricorda la Fagnani, è stata però “respinta tre volte dai giudici nelle richieste di revisione che ha presentato”.
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