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The 50, il reality che si morde la coda
di Daniele De Fusco
26/05/2026 - 19:30
© US Prime Video
3 /5
Non tutto, ma di tutto. Poteva intitolarsi così The 50, il nuovo reality di Prime Video. Sì, perché dentro c’è davvero la qualunque: il genere del reality esplorato in tutte le sfumature che negli anni abbiamo imparato a conoscere. In molti, a ragione, l’hanno definito un incrocio tra il Grande Fratello dei nostri giorni e Squid Game, ma qualcun altro ci ha visto anche qualcosa di Too Hot to Handle e un pizzico di The Traitors.
Al centro dello show ci sono 50 concorrenti tra influencer e volti ‘noti’ della TV, rinchiusi in un castello e costretti a sfidarsi ogni giorno in un’arena spettacolare. Tra prove fisiche e mentali, il gruppo si dimezza progressivamente: i vincitori di ogni sfida hanno il potere di eliminare alcuni tra i perdenti, innescando le dinamiche di alleanze e tradimenti tipiche del genere.
Il cast è volutamente sopra le righe, composto perlopiù da personaggi senza arte né parte, molti dei quali pescati dal sottobosco del trash e per questo spesso fastidiosamente esagerati. La vera novità del gioco è che il premio finale non andrà ad un concorrente, ma ad un telespettatore che avrà scommesso sul vincitore. Una dinamica che ha, in realtà, smontato l’entusiasmo di alcuni personaggi – tra tutti, l’ex volto di Temptation Island Alessia Pascarella che si è chiesta apertamente che senso avesse restare in gara. Per molti, però, essere parte dello show non ha a che fare con la competizione, quanto più con una forma di coerenza del proprio storytelling. Così la gara va avanti per inerzia o per abitudine dei concorrenti a certe dinamiche televisive.
È qui, però, che emerge la vera differenza tra The 50 e gli altri show. Il programma cerca di costruire una narrazione dichiaratamente artefatta, che punta a ricreare – e al tempo stesso a farsi beffa – dei classici cliché del genere. A guidare il gioco c’è un personaggio misterioso che indossa la maschera di un Leone, affiancato da figuranti travestiti da Cani, Volpi e Conigli. Questo Leone, che fa anche da voce narrante, si dimostra spesso critico verso i concorrenti, ironizzando proprio sulla loro mancanza di spontaneità e sulla reiterazione di certe dinamiche già viste altrove.
Sebbene questa chiave quasi metatelevisiva sia l’intuizione più interessante, il meccanismo non sempre gira a dovere o risulta immediato. Dopotutto, sono proprio quelle dinamiche esasperate il vero magnete per il pubblico, che difficilmente riuscirà a cogliere, invece, la critica al genere, che resta molto superficiale.
Con questo cortocircuito sulle spalle, l’autoanalisi del reality rischia di rimanere un semplice esercizio di stile. La conseguenza più evidente è che la maschera del Leone, in primis, finisce per apparire come una sbiadita fotocopia di un cinismo di facciata già visto altrove.
Ai fini dello show: poco male. Se la critica di fondo sembra fuori fuoco, lato intrattenimento The 50 funziona comunque molto bene. Con il linguaggio dei reality elevato all’ennesima potenza e ben 50 concorrenti in gioco, il ritmo resta serratissimo. Smettere di guardarlo per gli amanti del genere sarà impossibile; innamorarsene per i detrattori altrettanto. Senza vie di mezzo o cambiamenti di sorta.
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