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Tremate, le Belve son tornate (grazie al Crime)
Addio a siparietti e ospiti mansueti. Con il secondo ciclo di episodi dedicato al crimine, il programma ritrova la ferocia e la capacità d’ascolto che il prime time aveva annacquato.
di Daniele De Fusco
08/05/2026 - 13:15
© US Belve
4 /5
Scendere a patti, per Francesca Fagnani, era inevitabile. Prima il passaggio dal Nove su Rai 2, poi la prima serata e gli ospiti sempre più mainstream. Così qualcosa nel dna del suo Belve è cambiato. Tra nomi inadatti e interviste mansuete, della trasmissione che andava in onda sull’ammiraglia di Warner Bros. Discovery rimaneva ben poco. Questa, però, è cosa nota.
Con Belve Crime, giunto al suo secondo ciclo di episodi, si torna finalmente alle origini. Niente più domande telefonate, frasi tormentone o ammiccamenti alla camera: qui si torna all’essenza, alla scoperta della persona e della sua storia. Soprattutto, si restringe il campo e si elimina il superfluo.
A sedersi sullo sgabello sono, in questa variante, solo personaggi legati ad azioni criminali. Nella prima puntata si è partiti da tre casi di cronaca molto differenti, che hanno scongiurato il rischio di affaticare lo spettatore. La prima ospite è stata la rapinatrice Rina Bussone, a seguire la “mantide di Parma” Katharina Miroslawa e infine Roberto Savi, membro della banda della Uno bianca. Figure distanti tra loro che hanno dato vita a interviste dai toni profondamente diversi.
L’unica novità della trasmissione riguarda l’introduzione degli ospiti: fuori Stefano Nazzi, dentro Elisa True Crime. Un innesto che strizza l’occhio ai social e che, pur non aggiungendo molto alla narrazione, non ne disturba l’andamento.
In questa versione, Francesca Fagnani non è più imprigionata in una maschera, ma torna a essere giornalista: recupera, infatti, quel piglio investigativo in cui il chiedere diventa indagare. Torna, soprattutto, ad ascoltare l’intervistato, a seguirne i ragionamenti.
Se è vero che non tutto funziona allo stesso modo, il dubbio che intervistare certi personaggi sia inutile viene scongiurato dalla duttilità di cui Fagnani riesce a fare sfoggio. La conduttrice alterna con estrema efficacia diversi registri. È clemente, quando Bussone parla della figlia, ma è anche ferma nel sottolineare la verità processuale con Miroslawa. Ed è ostinata, con tutti ma soprattutto con Savi, che per un’ora intera le risponde a mezza bocca.
Le voci dei protagonisti del crimine ci aiutano a capire le origini del male, ma la guida della Fagnani permette di ancorare il racconto ai fatti. Così, Belve Crime restituisce allo spettatori i ritratti di esseri umani – prima ancora che di “mostri” – che sono poi diventati esecutori di atti efferati. Proprio per questo, almeno loro, non possono che essere annoverati come vere belve.