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Il Festival del binario unico
Recensione del 76esimo Festival della Canzone Italiana
di Davide Maggio
01/03/2026 - 00:09
© Salvo La Fata per mediaMai
Il circoletto ha sentenziato: Sanremo 2026 è un flop. Il problema è che ha sentenziato mesi prima che iniziasse. Aveva già iniziato a storcere il naso dallo scorso anno, perchè “ah, il Festival di Amadeus…”.
E Carlo Conti è partito col vento contrario: i discografici gli hanno voltato le spalle. Come se ci fosse un’intesa o un piano per ripristinare lo status quo, ipotesi che nessun vertice aziendale con un minimo di dignità prenderebbe in considerazione.
Succede così, che Sanremo 2026 sia nato sotto una cattiva stella e abbia avuto il problema principale che un Festival possa avere: un cast debole, composto in larga parte di cantanti poco radicati nel mainstream.
Il secondo problema, conseguenza del primo, è il conduttore stesso, come per quasi tutti i Sanremo degli ultimi due decenni. Da anni il Festival è ostaggio di conduzioni monocorde, ingabbiate tra creatività latitante e improvvisazione inesistente. Qualità imprescindibili in ogni caso, tanto più se ti ritrovi con un cast poco trascinante. E se a questo aggiungi un autorato conservato sotto naftalina, il quadro è completo.
È un Festival del binario unico, senza nessuna deviazione, senza nessun rischio. Ma se il paesaggio circostante non ti rapisce, c’è poco da fare, il viaggio diventa noioso e non vedi l’ora di arrivare a destinazione.
Carlo ha dunque dovuto fare i Conti con i propri limiti, venuti fuori tutti in maniera prepotente, ma alla fine se l’è cavata più che bene. I brani in gara hanno conquistato consensi ascolto dopo ascolto, i comprimari sono stati gradevoli e la co-conduttrice, Laura Pausini, interessante. Il guizzo era tutto suo, ma sembrava quasi represso, come per paura di urtare la sensibilità del capo.
E poi, diciamolo pure, non era possibile giocare continuamente al rialzo. Sanremo è fatto di cicli che si aprono e si chiudono. Ed evidentemente con il Conti bis – che poi è un quinquies – se n’è chiuso un altro. In maniera del tutto naturale. Adesso è il momento di cambiare. E come tutti i cambiamenti può essere doloroso oppure sorprendente. In bocca al lupo a Stefano De Martino.