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Sanremo 2026, tutti sul lettino: il Festival va in analisi
Guida semiseria ai testi di Sanremo 2026. Tra romanticismo smielato e dubbi esistenziali, scopriamo che il mondo o ci piace troppo o non ci piace per niente
di Daniele De Fusco
23/02/2026 - 18:43
© Salvo La Fata per mediaMai
L’amore non è più un bollettino di guerra. Tra ghosting, tradimenti e cuori spezzati, negli ultimi anni al Festival di Sanremo il racconto dell’amore si era fatto particolarmente cruento. In parte è ancora così, ma la vera notizia (per ora) è un’altra. In questa edizione torna prepotente il binomio cuore-amore, con una dose di glicemia che non vedevamo da tempo su quel palco.
Ecco allora i cieli color “rosa chiaro zucchero filato” di Mara Sattei e la voglia di giurarsi davanti a Dio “per sempre sì” di Sal Da Vinci. Perché, come dice Raf, anche dopo tanti anni se è vero amore non si può non continuare a dirsi “ora e per sempre”. E poi c’è Tommaso Paradiso con la sua I romantici, un vero e proprio inno alla categoria, ma anche un po’ una dedica a sua figlia e alla sua compagna. Solo per citarne qualcuno.
Tuttavia, sotto questa coltre di petali di rosa, c’è una distesa di autoanalisi profondissima. Quasi tutti gli artisti in gara sembrano seduti sul lettino dello psicologo, a interrogarsi sul presente con un occhio fisso sul passato.
“Il tempo vola maledetto” dice Nigiotti, mentre la mente passa da un ricordo all’altro senza fermarsi, e Arisa, a quarant’anni, vorrebbe tornare tra le braccia di sua madre e ritrovare così un po’ di pace. “Io chi sono, chi sei te?”, torna al principio di tutto invece Nayt, ma vorrebbe solo superare il fallimento e lasciarsi guardare dentro. Si sa, “stare male in modo normale” non è facile, come dice la giovane Angelica Bove, ammesso che esista davvero la maniera corretta per soffrire. Tredici Pietro, almeno, sa che sbagliare è umano, anche giusto, e che se guardi su c’è “un altro che cade”.
Ma nessuno di noi vive su un’isola deserta e i cantanti, forse più del solito, alzano lo sguardo per raccontare il mondo circostante. A guidare tutti c’è J’Ax che ci consegna lo starter pack dell’Italia, un Paese dove si protesta per la pizza con l’ananas ma si accetta che “cinque dicono che fare e uno solo lo fa”. Sayf rincara la dose con un’analisi politica amara, citando l’Emilia che si allaga e i soldi delle tasse spesi per piaceri personali. Mazzariello, delle Nuove Proposte, descrive lo stress urbano tra scioperi nazionali e palazzi di metallo “tra cui sembra di non contare tanto”. Il testo più toccante è però quello di Ermal Meta: la sua Stella stellina non è una ninna nanna, ma un pianto disperato per tutti quei bambini ogni giorno uccisi dalla violenza della guerra.
Il premio sincerità? Va senza dubbio a Ditonellapiaga. Il suo elenco di Che fastidio! è una liberazione collettiva: dagli F24 allo spam, dai corsi di pilates ai tronisti presentati come artisti. È la voce della nostra intolleranza quotidiana, nuda e cruda.
Leggendo il testo di Dargen D’Amico, però, un dubbio ci assale: come fa un’auto a vedere l’Africa dall’Adriatica? Tra metafora e GPS creativo, scegliamo licenza poetica. Non si dica però che sono i giornalisti a diffondere le fake news. La soluzione a tutto ce la danno Maria Antonietta e Colombre: una rapina per riprenderci la vita. Facciamo sbagli, pure tanti, ma siamo solo dei debuttanti. La felicità è un diritto di tutti e allora “ce la prendiamo e basta”.