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Storie al Bivio: Monica Setta e il fascino dell’inconsistenza
di Daniele De Fusco
11/06/2026 - 11:04
2.8 /5
Le interviste di Monica Setta hanno un che di magnetico. Sarà per l’ostinazione con cui porta avanti certe narrazioni o per il desiderio di saperne sempre di più che si legge innegabilmente nei suoi occhi. O forse semplicemente perché, in un modo o nell’altro, riesce davvero a far dire qualcosa di interessante ai suoi ospiti. Il come, però, è tutto un altro discorso.
Martedì sera è partita Storie al Bivio di Sera, l’edizione estiva in prime time del programma della Setta. Un programma che il pubblico di Rai2 ha ormai imparato a conoscere fin troppo bene: prima dopo la mezzanotte, poi al pomeriggio, adesso in prima serata; prima solo donne, ora anche uomini; prima focalizzato su scelte di vita cruciali, ora soltanto un altro programma di interviste. Una parabola ascendente, almeno nei numeri.
Il format non ha un filo logico, uno schema ben preciso. Al centro c’è quasi sempre l’amore, ma spesso fanno capolino anche i dolori personali: Setta lo definisce un racconto sentimentale e la definizione calza – nel bene e nel male. C’è però una frivolezza strutturale nell’approccio che non viene mai davvero scalfita, nemmeno quando gli ospiti si aprono su temi tutt’altro che leggeri. Il risultato è una zona grigia in cui tutto scivola via allo stesso modo, le confessioni più intime e le battute da salotto.
Per questo fa specie vedere personaggi di prim’ordine – come il vicepremier Salvini – concedersi a un simile contesto. Storie al bivio è più accomodante di un Belve qualsiasi, certo, ma non per questo è meno invadente, forse solo più morbido nel colpo. Il confronto con il programma di Francesca Fagnani sorge però spontaneo, sebbene i due programmi viaggino su binari completamente differenti: a Belve le domande servono a sviscerare la personalità dell’ospite, qui sembrano mirate a ottenere la dichiarazione ad effetto, la risposta che faccia scalpore.
Eppure, quando Monica Setta incalza Salvini sui suoi pregi e difetti o quando chiede a Iva Zanicchi quali scuse debba fare o ricevere, sembra fare il verso proprio a Belve. Ma Storie al bivio, nel suo tendere costantemente al sensazionalismo, è più inconsistente: cerca il tema forte, ma poi non riesce a trattarlo con la giusta delicatezza e profondità.
In definitiva, la trasmissione di Rai2 intrattiene e si lascia guardare, nonostante una durata monstre – tre ore sono francamente troppe – che rischia di diluire il ritmo. Ma se il meccanismo regge, il merito è tutto della disinvoltura con cui Monica Setta sguazza in certi temi e certe modalità. D’altronde, il programma esiste in virtù della sua conduttrice: è un fattore totalizzante che rappresenta, allo stesso tempo, la sua fortuna e la sua condanna.