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L’enorme problema estetico-reputazionale del Grande Fratello

di Davide Maggio

05/05/2026 - 13:08

L’enorme problema estetico-reputazionale del Grande Fratello

© US Endemol Shine

Capita di rado, più che di rado, che un produttore si sostituisca alla rete per annunciare la nuova stagione di un programma. Non è solo questione che attiene al fair, ma più semplicemente può capitare che non sia ancora intervenuto il rinnovo con il broadcaster. Anche quando, come nel caso del Grande Fratello, sembrerebbe scontato vista la povertà dell’offerta di Canale 5 in prime time.

E, invece, Leonardo Pasquinelli, AD di Endemol Shine Italia, è andato dritto prodigandosi in un’intervista a Fanpage a tessere le lodi di quello è – comunque la si voglia vedere – un prodotto bollito.

Il risultato ottenuto è l’opposto di ciò che l’intervista evidentemente voleva raggiungere. Le parole di Pasquinelli hanno il sapore del timore (saremmo curiosi di conoscere i competitor interessati al GF!). Sembra che tema per il prodotto di punta della casa di produzione di cui è a capo, probabilmente in considerazione del fatto che è in uscita da Endemol: lasciare l’azienda senza che il suo programma principe abbia una collocazione in palinsesto, non è lusinghiero. Certo, potrebbe anche trattarsi di ingenuità, ma quest’ultima non è una qualità che sembrerebbe appartenere a Pasquinelli.

Il timore, invece, avrebbe ragion d’essere: il Grande Fratello ha, ormai, un problema serio. Gli ascolti ai minimi storici sono la conseguenza di quello che è un rigetto aprioristico di una fetta consistente di pubblico.

Il problema è estetico. Ad una parte di pubblico basta riconoscere gli elementi distintivi del programma per scappare altrove. Vedono logo, studio, poltrone, casa… e associano quegli elementi a qualcosa di sgradevole, da evitare! Una seria questione reputazionale che ha avuto la sua ‘certificazione’ con l’edizione in corso, che non può dirsi mal riuscita. I passi in avanti sono stati troppo timidi -cosa che tradisce un’incapacità vera nel mettere in piedi quella rivoluzione annunciata ormai da anni ma puntualmente disattesa- e il pubblico non ha risposto.

È un perenne effetto déjà-vu. Anche quando si indovina il cast, non paghi di aver accolto concorrenti alla loro ennesima esperienza nel medesimo reality (il format, ormai, è andato a farsi benedire!), creano innesti visti e rivisti che, pur essendo televisivamente efficaci, fanno skippare il tasto 5 sul telecomando perchè “per pietà! Basta!” (anzi “PIER pietà! Basta!”).

E allora che senso ha mettere in piedi una macchina produttiva enorme e costosissima come quella del GF quando gli stessi risultati -se non migliori- li realizzi con l’ennesima replica del Diavolo Veste Prada o con una turcata qualsiasi? Non c’è nemmeno una gratificazione editoriale che possa fare da contraltare all’audience latitante.

È il caso di non continuare con l’accanimento terapeutico e lasciarlo andare.

P.S.: una cosa l’hanno capita. Per avere concorrenti validi devi aprire il portafoglio. Non sarà un caso che Alessandra Mussolini – che da sola ha retto l’intera edizione – abbia portato a casa un compenso complessivo di circa 550 mila euro (ai 350 iniziali, se ne sono aggiunti altri 200 circa per le puntate aggiuntive!).

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