Recensione



13
luglio

IL BOSS DELLE TORTE – LA SFIDA: NELLA PRIMA PUNTATA ELIMINATA EMME, SPICCANO ASHLEY E CHAD

Il Boss delle Torte La Sfida

Ha tutte le carte in regola per appassionare il pubblico, la nuova edizione de Il Boss delle torte – La Sfida: prove al limite dell’assurdo, un gruppo di concorrenti molto variegato in cui non mancano i casi umani così come i grandi talenti e soprattutto un tremendo Buddy Valastro che, più sadico di Gordon Ramsay e Carlo Cracco messi insieme, si diverte a mortificarli ed umiliarli facendo finire spesso le loro creazioni nella pattumiera.

Nella prima puntata andata in onda ieri sera su Real Time (e in replica oggi alle 18:25) tutti gli elementi base del programma si sono già palesati, preannunciando un crescendo di sforzi e conflitti che tra dieci settimane porterà uno dei tredici sfidanti a vincere i centomila dollari in palio. E’ già ben chiaro chi sono i veri talenti di quest’anno ovvero Chad, che ha vinto la prima sfida ed Ashley, risultata la migliore nella seconda prova e che si è dunque portata a casa un viaggio per due in Messico; il più debole della catena è invece il giovane Peter mentre la guastafeste della situazione, quella che si è distinta subito per convinzione, maleducazione e saccenteria è Letty.

Paul, James, Garrett, Melissa, Jess, Jen e Chris (scelto come partecipante dal pubblico via web) per ora si sono tenuti su un profilo basso, sia a livello produttivo che caratteriale, mentre Gretel – Ann si è già distinta per le lacrime versate a profusione quando ha corso il rischio di essere squalificata durante la prima prova, quella per la quale Buddy ha preteso che i concorrenti creassero ad Hoboken una loro specialità e poi la consegnassero a piedi a Manhattan, facendogli fare una folle corsa senza senso visto che alla fine li ha fatti partire tutti insieme con lo stesso traghetto.




7
luglio

LE INCHIESTE DELL’ISPETTORE ZEN: UN’OTTIMA SERIE TV MA IL PUBBLICO DI CANALE 5 APPREZZERA’?

Le inchieste dell'Ispettore Zen

Il termine Zen non si riferisce all’insieme di scuole buddhiste giapponesi, ma è il cognome di origine veneziana dell’ispettore Aurelio, protagonista giustappunto de Le inchieste de l’ispettore Zen. Attenzione però, se leggendo il titolo vi sembrerà di ritrovarvi di fronte all’ennesimo detective della tv, vi sbagliate di grosso. Basta, infatti, seguire i primi minuti della nuova serie di Canale 5 per rendersi immediatamente conto che la fiction in questione ha ben poco da spartire con altre fiction nostrane, e non solo quelle di stampo investigativo.

La cura della fotografia, un sapiente intreccio tra storie verticali e orizzontali, la dinamicità della regia e la caratterizzazione dei personaggi, fanno trasparire da subito la natura internazionale del progetto. La serie è, infatti, prodotta dalla BBC in collaborazione con la ZTF tedesca  e con la RTI del gruppo Mediaset. Protagonista delle vicende, nei panni di Aurelio Zen, è un più che convincente Rufus Sewell, in grado di regalare all’ispettore quel giusto mix di fascino e ironia, e un’ambiguità tale che al termine del primo episodio ancora non ci permette di inquadrarlo perfettamente. Al suo fianco l’amico ispettore, Gilberto, interpretato da Francesco Quinn (a cui la serie è stata dedicata in seguito alla prematura scomparsa), e la bella Tania Moretti, cui dà il volto Caterina Murino, quasi sconosciuta al pubblico televisivo italiano, ma da tempo apprezzata dai più lungimiranti produttori stranieri.

Come nei romanzi di Michael Dibdin, da cui la serie è tratta, la storia si svolge a Roma. Una Capitale irriconoscibile, nella quale l’immagine da cartolina si arricchisce di ambientazioni cupe e cariche di mistero. E’ qui che si muovono intrighi politici e sette segrete, la cui evoluzione animerà i due restanti episodi. Un prodotto dunque più curato e ricercato rispetto alla media delle fiction Mediaset, che proprio per questo motivo potrebbe non trovare il pieno consenso del pubblico di Canale 5, abituato a prodotti dallo stile narrativo ma anche visivo, decisamente più elementare, come dimostrato dal successo della recente e a dir poco dozzinale miniserie Pupetta – Il coraggio e la passione.


1
luglio

IL VIAGGIO, UN NONLUOGO FUORI DAL MONDO RACCONTATO DA PIPPO BAUDO

Il Viaggio - Rai 3

Il Viaggio - Rai 3

Difficilmente si troverà qualcuno a cui Pippo Baudo sia indifferente. E se lo trovassimo, sarà qualcuno che non conosce o non guarda la tv. Perché quelli che la seguono si dividono grossomodo in due categorie: quelli che lo amano perché rappresenta il passato, perché ricorda i bei tempi, e quelli che non lo amano affatto, in quanto fautori di una modernità da cui Baudo sembra lontano anni luce.

Ed in effetti, nella tv moderna, alla affannosa ricerca del cambiamento, il conduttore siciliano ci sta come i cavoli a merenda. Il nuovo programma di Baudo, Il Viaggio, in un contesto del genere conserva uno spazio in cui questa ricerca del nuovo si fa da parte, permettendo al telespettatore di respirare con più calma, donandogli rassicurazione. La trasmissione di Rai 3 (stasera la terza puntata della seconda serie) porta sulla testa quasi una spada di Damocle: il suo futuro (nonché il compenso del conduttore) dipendono dallo share, che per ora ruota attorno al 6%.

Un lungo giro a bordo di un camper, un nonluogo quasi fuori dal mondo che però porta il pubblico a visitare scorci d’Italia che si danno per scontati da sempre e di cui a volte si ignora la storia. Tappe importanti come Milano e Roma, immagini di repertorio e molti racconti, aneddoti di cui Pippo si sforza di rendere partecipe il pubblico continuando a diffondere quel sapore nazionalpopolare di cui è stato protagonista per oltre cinquant’anni, entrando in punta di piedoni nelle case dei telespettatori che in lui quasi vedono una sorta di memoria storica della cultura nostrana.

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19
giugno

JUMP! STASERA MI TUFFO: SECONDA PUNTATA CON PIU’ RITMO, PROMOSSO MISTER OK

Teo Mammucari e Enzo Salvi

Dopo la prima puntata avevamo invocato un aumento del ritmo e il secondo appuntamento (qui il liveblogging) con Jump! Stasera mi tuffo non ha deluso le attese. Azzeccata, in particolare, la scelta di iniziare coi tuffi sincronizzati grazie ai quali l’avvio della trasmissione è stato più frizzante di sette giorni fa. Le dinamiche vip/nip infatti hanno rivelato tutta la loro ilarità e l’ottima riuscita degli abbinamenti grazie alla selezione di non famosi “buffi” e caratterizzati al punto da sembrare delle vere e proprie “macchiette” come di consuetudine nei programmi di Paolo Bonolis.

Migliore anche la resa di alcuni componenti del cast. Se dal trio Cagnotto/Filippi/Concia non possiamo aspettarci un grande contributo in termini di umorismo e simpatia, non si può che apprezzare tuttavia la vivacità di Mister Ok che ha dato vita a dei divertenti siparietti “all’amatriciana” (il riferimento è al dialetto utilizzato da entrambi) con il presidente della giuria. La “saggezza popolare” che caratterizza i suoi giudizi culmina nell’ottima replica rifilata a Maddalena Corvaglia, protagonista dell’unico momento-polemica della serata con annessa accusa alla giuria di mancanza di obiettività e tanto di lacrimuccia fuori luogo per il clima  e lo spirito della trasmissione. La risposta di Mister Ok: “Non ti obbliga nessuno a stare qua e sei entrata in acqua di cul*, di che ti lamenti?” non ha bisogno di ulteriori commenti.

Va segnalata un’evoluzione nello svolgimento della gara con tutti e sette i concorrenti rimasti che si cimentano nel doppio tuffo (sincronizzato e singolo) al termine dei quali si sommano i giudizi ottenuti rispetto a quanto accaduto nell’esordio, quando la seconda manche è stata destinata al ballottaggio tra i tre vip  peggio classificati dopo la prima parte. Il risultato è stato quello di vedere un aumento delle esibizioni (14 in luogo delle 11 di mercoledì scorso, pur essendoci un concorrente in meno) e della competizione. I tuffatori in svantaggio dopo la prima manche hanno cercato, infatti, di scalare posizioni aumentando il tasso di difficoltà (e spettacolarità) della performance (chiedere conferma ad Anna Falchi che ha avuto più di un tentennamento nell’eseguire il suo tuffo all’indietro).


15
giugno

LA GUERRA DEI MONDI: PARENZO (CON)VINCE PIU’ DELL’INFOTAINMENT SUBLIMINALE

La Guerra dei Mondi

La Guerra dei Mondi

La tv d’attualità si prepara all’estate. Cerca di reinventarsi «leggera» cadendo nel superficiale. Succede a Rai 3, grazie al nuovo talk show La Guerra dei Mondi, condotto al venerdì sera da David Parenzo. Scontri e incontri generazionali tra politica, economia e informazione, in un «face to face» tra giovanissimi militanti della crisi e vecchi o «diversamente giovani» – come preferite chiamarli – pronti a discernere nell’arte mediatica della tuttologia.

Un misto ben fritto o un’accozzaglia manchevole? Una domanda inevitabile a cui il programma ha risposto stasera con elementi di intrattenimento mixati con l’approfondimento giornalistico di prima serata. La sigla – sui generis e atipica per Rai 3 – ricorda molto il ritmo e le astrazioni de Le Invasioni Barbariche. Di Michele Santoro, invece, c’era il «suo» filosofo Massimo Cacciari, denominato per l’occasione «il saggio» de La Guerra dei Mondi, che ha abbandonato lo studio (puntuale come un orologio svizzero!) dopo che – secondo il filosofo – l’acceso dibattito con l’imprenditore Ernesto Preatoni (che  ha ricevuto in studio 150 curricula per assumere giovani in Birmania) era diventato praticamente insostenibile. Poltrona vuota, dunque, e  collegamento terminato a metà puntata.

Non è solo da La 7 che il programma sembra avrebbe preso spunto: lo scontro generazionale tra giovani studenti in crisi e politici (ancora) sulla cresta dell’onda, sindacalisti e intellettuali, si consuma in una scenografia che, nei tempi e nei modi, tanto ricorda i più noti spalti dell’intrattenimento di Bonolis nello scontro «evolutivo» tra le «specie» del piccolo schermo. E trovi anche uno dei volti noti delle resse di Mediaset, Giampiero Mughini, che non si trattiene dal lasciarsi scappare un paio di parolacce.

Su questa formula non così semplice ma sicuramente digeribile e ritmata, si innesta un linguaggio a metà tra il concreto e il formale, tra il realismo «confezionato» per raccontare la crisi come la tv vuole raccontarla, e l’idealismo rappresentato da soluzioni esterofile e teorie filosofiche tanto rigettate quanto riproposte.





11
giugno

IL SEGRETO: ATTORI CONVINCENTI (E QUALCHE CLICHE’) PER UN NOVECENTO MODERNO

Il Segreto

L’espediente del bambino che nasce forte e sano ma viene spacciato per morto, o che nasce morto e viene spacciato per vivo, lo conosciamo già. Senza tornare alla notte dei tempi ma restando in clima di telenovelas e soap opera dei giorni nostri, lo abbiamo visto in Beautiful con Amber, ma anche nella brasiliana Terra Nostra nella quale la povera Giuliana ritrovava il suo Juanito molti anni dopo vivo ma per poco, visto che una malattia glielo portò via (la verità è che poi, nel finale di serie, lo trovò vivo per la seconda volta ma inspiegabilmente la scena nella versione italiana è stata tagliata).

Anche a Pepa (Megan Montaner), protagonista della nuova telenovela di Canale 5Il Segreto, succede la stessa cosa: Carlos, il padre del suo bambino, glielo porta via mentre lei dorme, scambiandolo col figlio nato morto alla moglie Elvira. Il che apre una serie di domande senza fine, del tipo: non è una coincidenza eccessiva che due donne incinte dello stesso uomo partoriscano proprio lo stesso giorno alla stessa ora? Come faceva l’Elvira fuori di testa a pretendere dal marito lo scambio, pena la perdita della ricchezza, e a sapere che Pepa aveva appena partorito se la poveretta era da sola in mezzo alla neve senza qualcuno che l’aiutasse? Come ha fatto poi Pepa, ancora sporca di sangue e debole, a passare inosservata a tutti tornando in camera di Elvira e scambiando per la seconda volta i neonati prima di essere cacciata a calci?

Improbabili escamotage a parte, la telenovela spagnola si distingue per alcune caratteristiche. Innanzitutto il fatto che, pur strizzando l’occhio per ambientazione e costumi alla tradizione sudamericana, la fotografia regala modernità alla serie preservandola da quell’aurea fuori dal tempo che conservano le antesignane. Dalle quali ruba però uno dei tratti migliori ovvero la velocità del racconto: tra la prima e la seconda puntata c’è un salto temporale di sei anni e, sperando di arrivarci, tra la prima e la seconda serie altri sedici. Tutt’altra storia rispetto al nostro CentoVetrine in cui una cena può durare anche una settimanella buona.

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7
giugno

PUPETTA: IL CORAGGIO, LA PASSIONE… E L’IMBARAZZO

Pupetta - Manuela Arcuri

Pupetta - Manuela Arcuri

A Canale 5 serpeggia da anni una passione morbosa per i titoli dicotomici: dopo L’Onore e il Rispetto, Il Falco e la Colomba, Il Sangue e la Rosa, Il Peccato e la Vergogna tocca adesso a Il Coraggio e la Passione (di Pupetta), la cui prima puntata è andata in onda ieri sera. Ma, a dispetto di questa divisione del mondo filmico in due fazioni che piace tanto a quelli del Biscione, bisognerebbe apportare una modifica e aggiungere al sottotitolo di Pupetta il terzo escluso. Così da renderlo trino, ma per niente divino: perché quell’elemento è L’Imbarazzo.

Non entriamo nelle questioni sociali e politiche che stanno attanagliando i quotidiani in queste ore, tra associazioni antimafia e critici che condannano l’esaltazione di una figura reale appartenente alla malavita. Vai a dargli torto, comunque: nelle intenzioni Pupetta non sarà un’eroina ma viene in ogni caso etichettata come coraggiosa e passionale, che non sono  esattamente due difetti. Concentriamoci in ogni caso su alcuni aspetti meramente tecnici e d’immediato impatto televisivo, che è poi quello che ci interessa per definizione.

E il primo si racchiude in una semplice e sintetica domanda: non era meglio scegliere un’altra al posto di Manuela Arcuri? La fanciulla di Latina che presta il volto a Pupetta è bella, procace, piace al pubblico, sa sorridere alla telecamera, riempie con la sua vita pagine e pagine di gossip, è richiestissima come ospite nei salotti televisivi, è la testimonial perfetta di tanti e vari prodotti, ha mille qualità ma tra queste, diciamolo, non c’è una recitazione credibile, nonostante gli oltre dieci anni di esperienza e prove accumulate. Lei cerca di fare facce drammatiche, di apparire disinvolta, di dimostrare che ha studiato le battute e non le sta mica leggendo, ma non risulta mai naturale. Tantopiù se deve fare la ragazzina in un collegio quando ha 34 anni e dovrebbe sembrare coetanea del fidanzatino Bruno, il cui interprete Federico Maria Galante di anni ne ha ben dieci in meno.


4
giugno

LE IENE: BILANCIO DI FINE ANNO

Pio e Amedeo

Pio e Amedeo

I vestiti di Ilary Blasi, amati e criticati, meriterebbero un pezzo tutto per loro. L’incastro nella conduzione di quest’ultima con Teo Mammucari, non brillantissimo ma forse per questo adatto al contesto più degli ultimi conduttori, pure. Perché è facile parlare di un programma come Le Iene, soffermandosi sulle inchieste e sui servizi che in oltre quattro mesi sono stati presentati al grande pubblico la domenica sera, meno facile è trovare quel quid in più che ha donato, come ogni anno, nuova vita al programma, ricandidandolo per una nuova edizione.

Ma torniamo ai conduttori: la scorsa edizione la giostra di nomi che ha affiancato l’inossidabile Ilary ha fatto venire il mal di mare anche agli affezionatissimi. Un’edizione di passaggio, quella del 2012, in cui non è stato semplice trovare i degni eredi di Luca e Paolo, alla guida del programma sin dai tempi di Alessia Marcuzzi e affiancati, successivamente, prima alla Chiabotto e poi alla Blasi, diventata lei stessa punto fermo del programma, anche dopo la rottura della produzione con i due.

E allora Argentero, Brignano, Gassman, Pippo Baudo e Claudio Amendola, per finire a Brignano e per passare diversi mesi dopo ad un’edizione certamente vincente con Mammucari e la Gialappa’s Band da terza spalla. Un’edizione fortunata nella forma e nella sostanza che ha portato avanti le solite interviste (anche se meno doppie del solito), e molti servizi destinati a rimanere impressi nella mente di chi li ha realizzati e seguiti.

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