3
febbraio

PAR CONDICIO: DOPO LA LEGGE ELETTORALE VA RIFORMATA (O ABOLITA?)

Angelino Alfano, Bruno Vespa, Matteo Renzi

Agli italiani importa poco (o quasi). Ma in tv non si parla d’altro. La proposta di riforma della legge elettorale tiene banco nei talk show ormai a tutte le ore, soprattutto dopo l’intesa scattata tra Silvio Berlusconi e Matteo Renzi. Nei giorni scorsi, i due avrebbero trovato l’accordo su modello che introduce il premio di maggioranza dal 37% dei voti e fissa lo sbarramento al 4,5%. Favorevoli e contrari commentano le proposte sul tavolo, provando a immaginare i futuri scenari della politica.

Qualcosa si muove, ma è evidente che il processo di rinnovamento sia ancora agli inizi. Sistemata la legge elettorale, infatti, bisognerà fare i conti anche con un altro tema annoso e collaterale alla politica: quello della par condicio. Sì, perché le nuove regole avranno ripercussioni sulla gestione - anche mediatica – delle campagne elettorali: sarà una guerra all’ultimo (tele)voto. L’occupazione degli spazi televisivi tornerà d’attualità e, visti anche gli atteggiamenti maneschi degli giorni, voleranno ‘gomitate’ tra vecchie e nuove forze politiche. Alla faccia dell’equilibrio auspicato, passeremo dal confronto tra i punti vista a quello tra i punti di sutura.

Ironia a parte: l’attuale par condicio stabilisce che tutti i partiti abbiano uguale spazio sui media, indipendentemente dalla loro consistenza elettorale. Tuttavia, oltre a favorire – in linea teorica – le formazioni più piccole, questo criterio si è spesso rivelato di difficile applicazione ed ha anche generato situazioni paradossali. Nel 2010, ad esempio, il Cda e la Vilanza Rai fermarono la messa in onda dei talk show ad un mese dalle elezioni, mentre nel 2011 si tentò (senza esito) di equiparare i talk alle tribune politiche. Per non parlare di più recenti scaramucce sul minutaggio concesso a questo o quello schieramento.

Par condicio: va cambiata o abolita?

Si intuisce dunque l’importanza di ridiscutere la par condicio. Ma in che modo? Con un criterio proporzionale ai voti, con un ulteriore irrigidimento delle norme o al contrario con la loro abolizione? Nel suo editoriale odierno – dedicato a ben altro argomento – il direttore de Il Giornale Alessandro Sallusti lancia questa provocazione:

…Ci vorrebbe uno sbarramento, oltre che in Parlamento, anche nei mass media: chi rappresenta meno di tre italiani su dieci ha diritto di apparire in tv ma nei programmi dell’accesso, a notte fonda

Cogliamo lo stimolo come possibile inizio di una discussione più approfondita, convinti che l’argomento costituisca uno dei nodi da sciogliere in vista delle prossime consultazioni. A dare equilibrio al dibattito politico non basterà la riforma elettorale: ce ne accorgeremo presto, non appena il bilancino della par condicio tornerà a dare i numeri.

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3 Commenti dei lettori »

1. Marco89 ha scritto:

3 febbraio 2014 alle 12:15

Sicuramente va riformata, a mio avviso non abolita.
In questo caso non concordo con Sallusti ma qualcosa va comunque fatto, il dover concedere lo stesso spazio a tutti a priori dovrebbe essere un concetto superato, così come il politicaly correct. Non è il minuto o il discorso in più che fa cambiare l’idea ad una persona, la gente non è così ignorante e facilitona. Il mio discorso vale al di là delle percenutali ottenute, non credo sia opportuno dover effettuare una debita relazione diretta.
Berlusconi comunque sta destabilizzando ancora una volta lo scenario politico, aiutato da Renzi.



2. aleimpe ha scritto:

3 febbraio 2014 alle 12:16

L’ abolizione della Par Condicio è stata la causa delle rotture con Fini e Casini ?



3. Giuseppe ha scritto:

3 febbraio 2014 alle 14:35

Va abolita perché totalmente inutile in assenza di una legge sul conflitto di interessi e la sua concreta applicazione.

Se una componente politica vuol farsi propaganda impari ad usare efficacemente la rete come, con successo e da tempo, fanno grilli ed altri animali,



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