7
agosto

REAL TIME: METTI UN AMISH A NEW YORK

Breaking Amish

Breaking Amish

Breaking Amish segna l’upgrade culturale per Real Time. Il mercoledi sera, infatti, alle 23:00, il pubblico della rete così tutorial che i suoi fan sono ormai in grado di preparare una torta a forma di televisore al led 49 pollici che manda in onda la versione di Titanic in 3d  e, nello specifico, la scena con Jack e Rose sulla prua della nave. Anche se non sono proprio sicuri sia la prua perchè il programma tutorial su come si costruiscono grandi navi da crociera ancora non lo hanno trasmesso. In compenso però mentre preparano la torta indossano l’outfit perfetto per cucinare perchè hanno guardato Ma come ti vesti, hanno saputo mettere l’eyeliner rispettando la forma dell’occhio, perché Clio è la loro migliore amica e sono consapevoli che quel rossore sulla gamba potrebbe, sì,  essere un pelo incarnito ma anche una “malattia imbarazzante“.

Prima di tutto, tranquilli. Breaking Amish, come d’altronde si deduce dal titolo, non è un tutorial su come si diventa Amish. E’ il docureality che racconta la storia di 4 ragazzi amish, 2 uomini e due donne, e di una ragazza mennonita che decidono di sfidare le convenzioni delle comunità in cui vivono e abbandonarle per scoprire come si vive a New York. Il rischio è di essere bannati dalle loro famiglie ed essere messi in un angolo, senza possibilità di essere salvati.

L’esperimento è molto interessante. La preoccupazione è che si dia una visione troppo romanzata di come i ragazzi affronteranno questa sfida. A livello psicologico è una prova dura. Se gli Amish sono già più o meno noti al grande pubblico, grazie a Real Time adesso ci avviciniamo anche ai Mennoniti. A differenza degli Amish possono usare la corrente elettrica, ma rispetto a loro i Mennoniti sono molto più convinti che la loro vera casa sia il Paradiso, idea che li rende un tantino “bacchettoni” su come debba essere affrontata la vita sulla terra.

Nella prima puntata abbiamo conosciuto i ragazzi e le loro storie e ci siamo chiesti come facciano a vivere in quel modo. Evidentemente se lo sono chiesti anche loro, visto che tutti decidono di andare via, pur consapevoli che questa decisione comprometterà definitivamente i rapporti con la propria famiglia di origine e con gli altri membri delle loro comunità di appartenenza. Nella seconda puntata, in onda stasera 7 agosto alle 23:00 li vedremo quindi fare il loro ingresso a New York. Come reagiranno all’approccio con Times Square i ragazzi che nelle loro camere hanno le lampadine a gas? Riusciranno a integrarsi e iniziare a condurre una nuova vita?

I 4 ragazzi Amish sono: Rebecca, cresciuta con i nonni e piena di desideri e di buone aspettative; Abe, seriamente deciso a cambiare vita e con un pensiero sempre rivolto alle ragazze; Jeremiah, che, nella fortuna di essere stato adottato recrimina quella di essere stato adottato dagli Amish. Guida il calesse ma sogna di guidare la macchina; Kate, la figlia del pastore, che ve lo ricordate Footloose? Ecco lei è più o meno quello che era Lori Singer nel film. Ribelle, con tanto di accusa per guida in stato di ebbrezza, di una macchina che essendo amish non avrebbe nemmeno potuto guidare. Diciamo che, indipendentemente dalla decisione di partecipare al programma, era già stata motivo di preoccupazione per i genitori. La ragazza Mennonita è Sabrina che accudisce le galline, legge le riviste e vuole indossare i camperos. Anche lei adottata, vuole scoprire che vita avrebbe avuto se il processo di adozione fosse andato in maniera diversa.

La speranza è comunque che il format non venga recepito in Italia, dove mancando comunità con tratti identificativi così peculiari, e visto il successo di Benvenuti al Sud, si trasformerebbe in “Breaking punto cardinale”. Mandare 4 ragazzi terroni nella comitiva di Renzo Bossi. E 4 leghisti in quella di Antonio Di Pietro.

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3 Commenti dei lettori »

1. shiver ha scritto:

7 agosto 2013 alle 22:40

Ho visto la puntata mercoledì scorso e la guarderò anche stasera, con un po’ di scetticismo: reality recitato?



2. fafner ha scritto:

8 agosto 2013 alle 16:29

In rete si sprecano i siti pronti a sostenere che i ragazzi non sono nemmeno un po’ Amish.

Io, per me, non ho potuto far a meno di notare che tutto è finto: vestiti evidentemente mai indossati, fattorie arredate con mobili di fabbricazione industriale lucidissimi, accessori e suppellettili da grande magazzino, divani gonfi e senza una grinza. Se gli Amish vanno all’Ikea di loro, non vedo lo scopo del reality.



3. jenny ha scritto:

31 agosto 2013 alle 10:37

a me come programma piace piú degli altri perché non é superficiale e sciocco e poi non mi sembra una finzione anche perché nella prima puntata il nonno di Rebecca non si é voluto far filmare



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