18
marzo

K2 – LA MONTAGNA DEGLI ITALIANI: CONFLITTI E POLEMICHE PER CONQUISTARE LA VETTA

K2 - La montagna degli italiani

Domani alle 21.10 su Rai1 andrà in onda la seconda ed ultima puntata di K2 – La montagna degli italiani, la coproduzione italo-austriaca, diretta da Robert Dornhelm, incentrata sulla scalata della seconda montagna più alta della terra da parte di un gruppo di alpinisti italiani. Con i suoi 8.611 metri d’altezza il K2 è meno alto dell’Everest, ma presenta maggiori difficoltà nell’ascensione.

In questo secondo appuntamento la miniserie, con protagonisti Massimo Poggio, Marco Bocci, e Giorgio Lupano, si concentrerà  soprattutto sul conflitto tra gli alpinisti protagonisti dell’impresa. Ora più che mai la montagna mette gli uni contro gli altri, perché riemergono l’individualismo e il protagonismo dei singoli, il cui sacrificio vale l’ingresso nella Storia. Per piantare la bandiera sul tetto del mondo c’è, infatti, posto solo per due.

Quei due saranno Achille Compagnoni (Massimo Poggio) e Lino Lacedelli (Michele Alhaique) che riusciranno a  conquistare la vetta, lasciando però indietro il compagno di spedizione Walter Bonatti (Marco Bocci), tornato indietro per prendere delle bombole di ossigeno e rimasto senza tenda per un’intera notte. Un comportamento quello di Compagnoni e Lacedelli, che ha dato vita ad una lunga scia di polemiche, che gli sceneggiatori della miniserie Paolo Logli, Alessandro Pondi, Riccardo Irrera e Mauro Graiani, non vogliono assolutamente riaprire, avendo seguito nella stesura della trama la sentenza del Cai che nel 2004 ha dato ragione a Bonatti.

Dopo il salto la trama della seconda puntata.

A lanciare l’ultimo attacco alla montagna sono Compagnoni (Poggio) e Lacedelli (Alhaique). Per farlo però hanno bisogno delle bombole di ossigeno, quelle bombole che Walter Bonatti (Bocci), con Mahadi (Reza Matteo Azchirvani), si prende carico di portare al punto di rendez-vous. Ma, arrivato sul posto, di Compagnoni e Lacedelli non c’è traccia. E intanto la notte sopraggiunge. Bonatti non può rischiare di abbandonare le bombole col pericolo che i due compagni non le trovino. Così resta lì, insieme all’hunza Mahadi. Scava una buca nel ghiaccio per ripararsi dal vento e dal freddo polare, si lega insieme al portatore e affronta la notte più lunga della sua vita. E quando il sole sorge oltre le montagne, Bonatti e il suo compagno sono ancora vivi. Mentre ridiscendono vedono Compagnoni e Lacedelli salire l’ultimo tratto del pendio che li separa dalla vetta. Con le ultime forze che hanno in corpo Compagnoni e Lacedelli raggiungono quota 8611 e piantano la bandiera italiana. Il gigante è vinto, il tricolore sventola sulla vetta, l’impresa è compiuta. E la storia regala all’Italia una pagina epica e irripetibile del ‘900, lasciando però una numerose polemiche che soltanto adesso, a distanza di quasi 60 anni, sembrano essersi sopite.



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