18
febbraio

VOLARE – LA GRANDE STORIA DI DOMENICO MODUGNO: CON FIORELLO RIVIVE IL MITO DEL GRANDE MIMMO

Volare - La grande storia di Domenico Modugno

Forte di una promozione al Festival di Sanremo, debutta questa sera alle 21,10 su Rai1 la prima parte di Volare – La grande storia di Domenico Modugno, la miniserie con protagonista Beppe Fiorello che ripercorre la giovinezza del celebre cantautore pugliese, noto in tutto il mondo come Mister Volare.

Il racconto partirà dalla ‘fuga’ di Domenico, che tutti in paese chiamano Mimmo, dalla miseria di un piccolo centro della Puglia per cercare fortuna a Roma. Ma mentre migliaia di altri giovani, in quegli anni (siamo nel dopo guerra), prendono i ‘treni del sole’ per andare a lavorare nelle fabbriche di Torino, Genova, Milano, Modugno sente che il suo futuro è nello spettacolo: vuole fare l’attore. Però non ha un soldo, e i genitori non possono aiutarlo: per giungere nella capitale, e sottoporsi alla prova di ammissione al Centro Sperimentale di Cinematografia, trova un passaggio su un pullman di pellegrini diretti a San Pietro per l’Anno Santo. E il suo primo tetto a Roma è un dormitorio dove dovrebbe restare tre giorni ma nel quale, grazie a mille bugie e scuse, riesce a resistere per alcuni mesi.

In attesa del verdetto del Centro, per assicurarsi la sopravvivenza, va a cantare canzoni scritte da lui, in dialetto, in alcuni locali romani. Alla fine arriva la buona notizia: è stato ammesso alla prestigiosa scuola di cinema, tra duemila aspiranti attori e registi. Naturalmente, è difficile per lui farsi largo, sia per via di quel suo dialetto, sia a causa del suo spirito ribelle insofferente alle regole. Ci riesce grazie a una determinazione e un talento che già alla fine del primo anno ne fanno il numero uno della scuola di cinema.

Le sue giornate sono dure: la mattina studia e segue i corsi; il pomeriggio fa la fila tra le comparse che si affollano davanti ai cancelli di Cinecittà per strappare una giornata di lavoro in qualche film mitologico o strappalacrime, o in uno di quei musicarelli dove svetta come protagonista assoluto il re della musica leggera italiana, Claudio Villa; e la sera, canta in piccoli locali in centro. Siamo nell’Italia degli anni Cinquanta, fatta di giovani senza una lira in tasca e la testa piena di sogni. Qui, in questo mondo duro e leggero assieme, magico e frustrante, aperto al futuro e alla possibile ascesa dei tanti poveri ma belli dotati di talento e inventiva, Mimmo trova gli amici di una vita, Franco Migliacci (Alessandro Tiberi) e Riccardo Pazzaglia (Antonio D’Ausilio): il primo un toscano anarchico e sciupafemmine che campa disegnando fumetti per bambini su un giornalino del Partito Comunista; l’altro diviso tra la passione per un cinema alto e l’attività di aiuto regista, nella quale gli si chiede soprattutto di controllare che i centurioni non vadano in scena con gli orologi al polso e i mocassini ai piedi.

Assieme a loro Mimmo vive sconfitte, insuccessi, delusioni, ma anche allegre avventure e momenti da favola, come quando canta una sua canzone, alla radio, davanti al grande Frank Sinatra, che decide di inciderla in America; Mimmo, però, non riesce ad arrivare in tempo all’aeroporto per dargli il testo e lo spartito e Frank vola via. O la notte in cui una donna su una cabriolet decapottabile si ferma ad ascoltarlo e applaudirlo mentre – accompagnandosi con una chitarra – prova uno dei suoi futuri capolavori – ‘Vecchio frac’ – sulla scalinata del Campidoglio: quella donna è Anna Magnani. Oltre all’amicizia, al Centro Sperimentale Mimmo incontra l’amore: lei è Franca Gandolfi (Kasia Smutniak) una giovane allieva bellissima e piena di talento. Ma quell’amore, destinato a durare tutta la vita, conosce fin da subito delle vere e proprie prove del fuoco, fatte di tradimenti di lui, gelosie di lei, momenti d’intensa passione, rotture burrascose, riconciliazioni struggenti.



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