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dicembre

A LEZIONE DA ANTONIO ALBANESE: IL COMICO SI RACCONTA ALLA VIGILIA DI “TUTTO TUTTO NIENTE NIENTE”

A lezione da Antonio Albanese

Antonio Albanese sale in cattedra per un giorno all’Università IULM di Milano per una divertente lezione-intervista condotta dal critico Gianni Canova dal titolo A lezione da Antonio Albanese”, una produzione Sky Cinema in onda mercoledì 12 dicembre alle 21.10 su Sky Cinema 1 HD. A cuore aperto, davanti agli studenti in aula e per il pubblico di Sky, Antonio Albanese ha parlato di sé,  oltre che dei suoi personaggi mantenendosi sempre in bilico tra ironia e commozione, con un occhio al passato e uno al nuovo film Tutto tutto niente niente, esilarante ritratto delle molteplici facce della nostra Italia.

Ha ricordato la nascita di alcuni dei suoi personaggi, carichi di “italianità” e spesso ispirati a fatti e persone reali, dalla gavetta agli esordi ai grandi successi in teatro, tv e cinema.

Con l’ironia si riesce a scalare l’ Himalaya. Il racconto al cospetto della sala gremita, parte dagli albori della sua carriera. «Tutto è cominciato ad Olginate, un paesino meraviglioso sul lago. Mentre lavoravo in fabbrica ho scoperto che avevo una sorta di centrale nucleare dentro che doveva saltare, sono andato a  lavorare in radio, e da lì, quasi per gioco, mi sono iscritto ad un corso di teatro iniziando così ad apprezzare questo il mondo meraviglioso anche se faticosissimo del teatro e grazie ad un’amica mi sono iscritto all’Accademia Paolo Grassi di Milano».

Così, tra una battuta tagliente ed un ricordo privato, Albanese ha riportato in vita i suoi personaggi, raccontando della nascita di Epifanio, definito dal comico «un collage, come del resto tutti i miei personaggi», con il suo mitico cappottino rubato nella sartoria dell’ Accademia Paolo Grassi e gli occhiali alla Elvis Costello, fino ad arrivare ai suoi ultimi personaggi, forse i più taglienti, Cetto La Qualunque, Rodolfo Favaretto e Frengo Stoppato. Nel regalare al pubblico la storia di Alex Drastico, si è soffermato a raccontare della storia del padre, uno di quei siciliani «che ha lasciato la Sicilia per fame, tatuando su di me storie di immigrazione».

Fondamentali per raccontare la sua storia i contributi di chi lo conosce meglio, dei grandi registi con cui ha lavorato. Dai fratelli Taviani che lo hanno diretto Tu ridi (1998), in cui indossa i panni di un baritono costretto a non cantare più per problemi di cuore, fino a Carlo Mazzacurati che in “Vesna va veloce” scopre «un Albanese diverso, che lavora sulle pause e sui ritmi lenti». Pupi Avati racconta di come la grandezza d’animo di Albanese lo avesse colpito sin dal primo momento, mentre Paolo Rossi e i suoi compagni d’Accademia hanno ricordato quanto il teatro avesse salvato loro la vita e di quanta energia Antonio riesca a spendere durante ogni singolo spettacolo.

A parlare alla platea è un Antonio Albanese «contento per quanto fatto negli ultimi 20 anni. Contento di aver costruito dei corpi diversi, delle maschere», ma anche molto fortunato, per aver potuto «collaborare con amici autori di grandissimo livello che sono stati fondamentali…io da solo sarei capace di fare qualcosa di diverso dal brodo di gallina»

Durante la speciale lezione-intervista vengono mostrate in anteprima le immagini del nuovo film di Antonio Albanese Tutto tutto niente niente, pellicola in uscita nelle sale il prossimo 13 dicembre con lui nella doppia veste di sceneggiatore e attore. Un film che «non è il sequel di Qualunquemente», ma che racconta tre storie di altrettanti personaggi con in comune la politica quella con la “p” minuscola: Cetto La Qualunque, il politico che abbiamo imparato a conoscere e che stavolta sarà alle prese con una travolgente crisi politica e sessuale, Rodolfo Favaretto, nordista estremo che per combattere la crisi commercia in migranti clandestini e Frengo Stoppato, il cui unico sogno è quello di riformare la chiesa e guadagnarsi la beatitudine. I tre insieme formeranno un ritratto non troppo surreale dell’Italia odierna, tra situazioni paradossali e travolgenti.



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