17
novembre

AUDITEL NEL CAOS? RAI E MEDIASET POTREBBERO CONOSCERE LE FAMIGLIE CAMPIONE, DUBBI ANCHE SUL PANEL

Auditel, l'inchiesta di Report

Auditel, l'inchiesta di Report

Noi siamo stati gli unici, assieme al mensile Millecanali e Utelit Consum, ad esprimere qualche dubbio circa la completa affidabilità di Auditel, riportandovi l’appello di Guido Veneziani Editore, che tramite i suoi settimanali ha lanciato l’iniziativa “Pari Opportunità per tutti gli operatori televisivi”. Il problema principale, come denunciato da Utelit, è che Auditel non effettua alcun controllo sul proprio panel, che avrebbe il compito di aggiornare costantemente i decoder in proprio possesso per ricevere la totalità dei canali, affinché vengano registrati i ripetuti spostamenti di frequenza e di posizionamento nella numerazione dei network, sia nazionali che locali.

La società di rilevazione che fa capo principalmente a Rai e Mediaset ha però ignorato la questione perché di non rilevanza sugli ascolti. Fino ad ora, almeno. Perché è notizia di pochi giorni fa che durante la riunione del Consiglio di Amministrazione di Auditel è stato consegnato un documento a tutti i Consiglieri in cui si evidenziano alcune criticità sulle neutralità della società rispetto agli editori più grandi, ovverosia Rai e Mediaset. Come sottolineato nel nostro precedente articolo, Rai, Mediaset e Telecom Italia (e Sky per altri motivi legati al decoder proprietario) sono gli unici broadcaster che non risentono del problema della risintonizzazione degli apparecchi, in quanto i loro principali canali non subiscono i continui cambi di numerazione e frequenza che invece affliggono le locali ma anche diverse nazionali.

Ebbene, come riportato da Corriere delle Comunicazioni, nel documento è riportato che Rai e Mediaset potrebbero addirittura essere a conoscenza delle città dove sono ubicati i meter perché i due editori, nelle fasi di switch off, sono gli unici ad essere riusciti a garantire una risintonizzazione immediata dei decoder rispetto ai competitor. In Lombardia il 72.5% delle famiglie si è risintonizzata su Rai1 il primo giorno (61.7% su Canale5) mentre solo il 35% su La7. Il dubbio è che Auditel non si basi solo sulla popolosità del bacino di utenza, ma anche sulla conoscenza dell’ubicazione dei meter. Per questo è stato richiesto che un terzo soggetto indipendente effettui dei controlli presso le famiglie Auditel sulla ricevibilità di tutti gli altri canali, garantendo quindi quelle Pari Opportunità richieste da Guido Veneziani.

L’altra criticità, meno tecnica, riguarda invece il panel stesso, che non rispecchierebbe più quello che è il mercato attualmente, sempre più web-oriented. Ossia i contenuti televisivi si guardano anche altrove (computer, smartphone, tablet e via discorrendo), mentre i meter registrano esclusivamente il flusso trasmesso tramite gli apparecchi tradizionali, ossia i televisori. Questo implica che il 7.5% dei casi influisce sul 22% degli ascolti: sostanzialmente chi guarda i contenuti tramite il televisore influisce pesantemente sugli ascolti dei primi 7 canali sul telecomando. Il modello diventerebbe quindi inefficace, presentando diverse distorsioni sul campione rappresentativo.

Le proposte sarebbero quindi tre: introduzione di un soggetto terzo per il controllo del panel, modifica del panel stesso, che passerebbe dalle famiglie ai singoli, e misurazione degli ascolti su smartphone, tablet, computer e smart tv.

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15 Commenti dei lettori »

1. MisterGrr ha scritto:

17 novembre 2012 alle 17:01

Scusate eh, sarò io ignorante, ma un sistema di rilevamento dati a cui capo ci sono Rai e Mediaset, quanto caspita può essere affidabile e neutro? Dai su.



2. diper ha scritto:

17 novembre 2012 alle 17:08

ma con tutta la tecnologia che c’è Nn si potrebbe inserire un chip su ogni tv che invia dati ad un cervellone?? Sarebbe l’unico modo x avere dati affidabili al 100%



3. tania ha scritto:

17 novembre 2012 alle 17:10

Concordo con MisterGrr



4. Mattia Buonocore ha scritto:

17 novembre 2012 alle 17:11

@mister grr non ci sono solo Rai e Mediaset e poi finchè i canali erano solo Rai e Mediaset era dunque inutile porsi il problema.



5. Giuseppe ha scritto:

17 novembre 2012 alle 17:11

Sarebbe ora di cambiare sistema. Spero che l’authority si faccia sentire lestamente e pesantemente, perchè questa situazione non mi pare tanto lecita.



6. Daniele Pasquini ha scritto:

17 novembre 2012 alle 17:15

diper
Ci sarebbero problemi di privacy, oltre a tanti altri tecnici e riguardanti il numero di soggetti che stanno guardando quel programma. E comunque non controlleresti in questo modo i flussi derivati dagli smartphone, tablet e computer.
Gli strumenti in dotazione – cioè i meter – per quanto riguarda i televisori sono perfetti, oltre che usati in tutto il mondo. I problemi sono da ricercarsi altrove, come abbiamo specificato.



7. Davide Maggio ha scritto:

17 novembre 2012 alle 17:21

diper: e’ quello che ho subito pensato anche io. Il problema è che dovrebbero essere collegati al telefono o a internet.



8. MisterGrr ha scritto:

17 novembre 2012 alle 17:25

Mattia, sì, più o meno so che partecipano molte altre aziende, però una buona fetta è loro…a me fa strano, nel senso, probabilmente ho sbagliato termine…vorrei dire, se un sistema di rivelazione dati deve essere neutrale e blablabla, non sarebbe meglio che fosse una società totalmente estranea a Rai, Mediaset, La7 ecc?
in un mondo ideale sarebbe splendida l’idea di diper.

Nel mondo reale è quasi irrealizzabile.



9. Daniele Pasquini ha scritto:

17 novembre 2012 alle 17:35

Per garantire trasparenza basterebbe riformare Auditel affinchè tutti gli editori nazionali, assieme alle locali rappresentate dalle due associazioni, possano entrare nel consiglio di amministrazione



10. MisterGrr ha scritto:

17 novembre 2012 alle 17:39

Daniele: giusto!



11. Giuseppe ha scritto:

17 novembre 2012 alle 19:15

Io invece penso che vada cambiato sistema escludendo proprio gli editori del settore dal controllo societario. Anzi, abolirei proprio l’Auditel che, da quando esiste, non mi pare sia stato di grande aiuto per la televisione di qualità.



12. lele ha scritto:

17 novembre 2012 alle 20:26

io affiderei le rilevazioni ad una società terza non partecipata da editori televisivi, come si fa per la radio. Inoltre andrebbero cambiati gli strumenti di rilevazioni e si dovrebbe imporre alla rai la rilevazione della qualità dei programmi, come previsto dalla legge del 75



13. Sanfrank ha scritto:

17 novembre 2012 alle 20:32

Personalmente concordo con diper. Informare su cosa si guarda in tv credo non generi problematiche inerenti la privacy; inoltre ritengo che nei decoder di sky e premium ci sia già una specie di rilevazione dei canali che si stanno guardando.
@Daniele Pasquini. Ma in un paese in cui hanno ormai accesso anche ai nostri conti correnti, oltre che avere la casella della posta, reale e virtuale, sempre piena di spam, quella per la privacy E’ UNA LEGGE BUFALA.
Credo che la rilevazione Auditel, con la frammentazione degli ascolti, sia di fatto ormai superata, in quanto è matematicamente impossibile rilevare i canali televisivi che fanno ascolti attorno al punto percentuale.
Leggendo le bagarre nei post Auditel per i dati di La7, Italia2, Cielo o Sky, mi chiedo se a qualcuno dei commentatori venga il dubbio che magari il dato del programma della Ventura o di Cristina Parodi …, essendo un piccolo numero, non può essere elaborato da un campione di famiglie così striminzito.



14. Valerio ha scritto:

17 novembre 2012 alle 20:35

Concordo con Giuseppe, anche perché se si includessero nuovi soggetti nella società che gestisce ed emenda le norme per la rilevazione degli ascolti, rimarrebbe sempre fuori qualcuno che avrebbe titolo a nutrire dubbi sulla veridicità dei dati e lamentarsi. Visto che è utopico sperare che chi è avvantaggiato dall’attuale sistema vada a riformarlo per garantirne l’indipendenza, le istituzioni competenti farebbero prima a fondare un nuovo sistema di rilevazione basato su dati più affidabili e complessivi, che tenga conto delle nuove tecnologie, che sia implementato su un campione rappresentativo e volontario della popolazione italiana, e che sia soprattutto governato da un ente autonomo con rappresentnti delle associazioni dei consumatori e tecnici del settore votati all’unanimità da tutti gli editori nazionali ed una quota da quelli locali.



15. Valerio ha scritto:

17 novembre 2012 alle 20:37

@ lele: che sia indipendente mi pare il minimo da pretendere. Ma come poterlo verificare se poi fosse o no così? Da quali figure dovrebbe essere composto?



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