23
ottobre

QUELLI CHE… PER UNA VOLTA DIFENDONO I PRETI

Don Patriciello e il Prefetto di Napoli

Brutta serata mediatica per il Prefetto di Napoli, additato da più parti per il rimbrotto a Don Patriciello, prete anti – camorra di Caivano, colpevole di aver peccato di poca diplomazia in un intervento pubblico. Per chi non lo sapesse oggetto del contendere è stata la mancata apposizione dell’allocutivo prefettizio al generico ‘Signora’ che il prelato di periferia ha rivolto al Prefetto di Salerno, Carmela Pagano.

Un lapsus, se così si poteva considerarlo, prontamente spiegato dall’autore, che ha usato l’alibi della sua genuinità per coprire la sua ‘colpa’. Se dapprima al ‘curato’ non era stata concessa la Riconciliazione, anche sotto penitenza, in una seconda fase, dopo il tam tam virtuale, è giunta la marcia indietro, con la proposta alla parte ‘lesa’ di stringersi la mano e chiudere il brutto episodio.

Con un meccanismo di perdono che con effetto domino non è stato elargito allo stesso Andrea De Martino la tv si è vendicata a sangue freddo. Due in particolare le sferzate catodiche, che sono arrivate al cospetto del Signor Prefetto da due tribune molto autorevoli nell’orientamento di una parte dell’opinione pubblica come il tg di Enrico Mentana e la ‘morale’ della settimana di Massimo Gramellini a Che tempo che fa del lunedì.

Sarà sicuramente andata di traverso la cena al rimproveratore quando nella chiusa della sua edizione serale il Mitraglietta, a commento di un servizio che documentava due volti contrapposti di Napoli, da una parte offesa da commenti poco edificanti dopo l’ultima di campionato, dall’altra sulle spine istituzionali per questa diatriba tra sacro e profano (roba da De civitate Dei) liquidava l’autorità proponendone il pensionamento anticipato causa ‘arroganza’.

Sarcastico l’inciso di Gramellini. La penna del saggio non ha lesinato colpi. Nessun timore riverenziale per l’alta carica, che si è dovuto beccare attributi e apposizioni non certo molto diplomatici: da un collegamento al cipiglio borbonico a qualche sfottò, poco da eccellenza, tra le righe. Giustizia ristabilita? Forse.

Forse sarebbe stato meglio sopportare il semplice ‘Signore’ in prima battuta. Sarà sembrato forse un sospetto di utilizzo del Signori alla Totò a indispettire De Martino? Boh! Chi lo doveva dire però che prima o poi i ‘comunisti’ avrebbero difeso i preti



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6 Commenti dei lettori »

1. Nina ha scritto:

23 ottobre 2012 alle 13:27

Comportamento vergognoso ma ci svela come ci considerano i cittadini: sudditi.



2. Lara ha scritto:

23 ottobre 2012 alle 16:24

non è questo il tempo di evidenziare con arroganza una carica di “potere” , oltretutto non in quel contesto. Atteggiamento puramente demenziale, al pari di auto infliggersi mazzate di primo mattino al posto del caffè. Buon babà.



3. Francesca ha scritto:

23 ottobre 2012 alle 18:05

il prefetto si è montato la testa!! Tanto onore,invece, a don Patriciello per ciò che fa!



4. Perrucci Antonio ha scritto:

23 ottobre 2012 alle 18:15

Il prefetto, secondo il piemontese Gramellini, avrebbe tenuto un “cipiglio borbonico”? Forse che Gramellini (affetto da tic lombrosiano) dimentica che i prefetti, figura copiata di sana piante dalla Francia dai savoia ( i quali ben si sa non era capaci se non di copiare) sono formati in base a regolamenti prettamente savoiardi e piemontesi. Quindi sarebbe giusto parlare di inculcato razzismo piemontardo



5. Marco Leardi ha scritto:

23 ottobre 2012 alle 20:11

Vergognoso comportamento del Prefetto, che signore non lo è di certo. In quelle zone la legalità resiste grazie a persone come don Maurizio.



6. Roy ha scritto:

26 ottobre 2012 alle 14:04

Abbiamo conosciuto personaggi di questa risma, ci vorrebbe Zorro per contrastarli. Borbonici o Savoiardi potrebbe essere il prefisso ma quello che sono davvero e’ squallidi burocrati da operetta. Inutili orpelli di prefetture da chiudere. Altro che firma digitale e innovazione, per questi soggetti il fax e’ ancora l’espressione più smart che conoscono.



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