11
maggio

LUISA BALDINI (BBC) A DM: IN ITALIA PIU’ LIBERTA’ DI AZIONE PER LA STAMPA. TELEGIORNALI RAFFAZZONATI

Luisa Baldini - BBC

Luisa Baldini è una giornalista, reporter e presentatrice anglo-italiana, attualmente in forza alla BBC. Luisa, madre inglese e padre italiano, è nata e cresciuta in Africa, ma dall’età di 10 anni ha frequentato le scuole in Inghilterra, dove ha poi proseguito i suoi studi universitari. Ha iniziato la sua carriera giornalistica nel 1997. Arriva su DM per un confronto tra l’informazione inglese e quella italiana.

Luisa, quando e come hai iniziato la tua carriera come giornalista radio-televisiva?

Al terzo anno di università, mi venne l’idea di diventare giornalista, viaggiare ed ‘usare’ le lingue.  Iniziai così a scrivere per il giornale universitario, attività che, pur piacendomi, non mi soddisfava completamente. Poi qualcuno mi suggerì di provare la stazione radio dell’Università e, dopo aver letto il primo bollettino “live”, mi appassionai così tanto che riuscii ad ottenere un’esperienza di lavoro presso di loro. Mi iscrissi poi ad un corso post-laurea di giornalismo radio-televisivo e, dopo aver completato gli studi, iniziai a lavorare come reporter per una radio locale.

La BBC ti ha inviata in Italia in diverse occasioni: all’Aquila in occasione del terremoto, a Perugia per il processo Knox/Sollecito e all’Isola del Giglio per la tragedia della Costa Concordia. In quale situazione hai trovato più difficoltà, e perchè?

Lavorare all’Aquila dopo il terremoto è stato fisicamente e mentalmente molto difficile. Eravamo in una zona disastrata  senza alcun accesso a beni di prima necessità, non potevamo comprare acqua o cibo e non riuscivamo a riposare perchè le scosse di assestamento ci facevano saltare dal letto a qualsiasi ora. Trasmettere dalle rovine dell’Aquila era molto pericoloso, ogni volta che c’era una scossa pensavo che le case mi sarebbero cadute addosso. L’istinto mi diceva di andarmene ma sapevo che avevo un lavoro da portare a termine: raccontare l’esperienza dei terremotati per far capire al mondo cosa stavano passando.

Il processo di Perugia?

Psicologicamente molto duro. Sapevamo che il verdetto non sarebbe stato scontato ed eravamo tutti molto preoccupati. Quando lavori per un’azienda come la BBC non puoi fare nessun errore! Ricordo di essermi svegliata la mattina del verdetto pensando che quello sarebbe stato il giorno in cui la mia carriera avrebbe potuto fallire o proseguire con successo. Fortunatamente è andata bene!

Come giornalista televisiva, quali credi siano le differenze tra lavorare in Gran Bretagna e in Italia?

Mi piace molto lavorare in Italia, anche perche è una buona occasione per usare il mio italiano. Anche se è molto colloquiale, mi dà un vantaggio rispetto agli altri colleghi in quanto la gente tende ad aprirsi di più quando parli la loro lingua, e così riesco ad ottenere interviste migliori. La differenza più grande che ho riscontrato è che in Gran Bretagna abbiamo molte più restrizioni rispetto a quello che possiamo dire e scrivere quando, per esempio, seguiamo un processo, mentre in Italia la stampa ha più libertà di azione, cosa che da noi sarebbe considerata alquanto dannosa.

Guardi la TV Italiana? Cosa pensi dei nostri telegiornali?

Riesco a guardare il telegiornale italiano solo quando sono in Italia. Penso che ci sia un grosso margine di miglioramento, specialmente per ciò che riguarda l’editing delle notizie. Sembra che l’uso dei filmati, la loro lunghezza e sequenza, sia piuttosto casuale. Spesso manca il suono naturale e i filmati non “respirano”, la narrazione è affrettata e senza pause e il tutto sembra un po raffazzonato. Mi sorprende il fatto che i telegiornali siano così poco sofisticati, specialmente perchè oggi abbiamo a disposizione sistemi digitali che ci permettono di semplificare molto i processi. E’ un vero peccato perchè la cattiva televisione, di qualsiasi genere, è alienante. Ciò che vogliono i telespettatori alla fine della giornata è rilassarsi, e credo che i giornalisti televisivi dovrebbero fare il possibile per invitarli a guardare ed aiutarli a capire le storie; una volta catturata la loro attenzione bisognerebbe cercare di mantenerla con un programma ben  strutturato.

Ti piacerebbe lavorare in Italia?

E’ il mio sogno! Ma sono una perfezionista e credo che il mio italiano non sia abbastanza buono. Mi piacerebbe fare un programma di interviste, più passa il tempo e più mi interessano le persone e le loro scelte di vita. Post- BBC, mi piacerebbe poter lavorare come consulente per la televisione italiana, in particolare per ciò che riguarda la struttura dei telegiornali. Come ti sarai accorta dalla mia risposta precedente, è un argomento che ho molto a cuore!

C’è un personaggio italiano che ti piacerebbe intervistare? E quali domande gli faresti?

Silvio Berlusconi. E gli chiederei: “Qual è il tuo piu grande rammarico?”. Mi sarebbe piaciuto tantissimo intervistare Lucio Battisti, ha composto tante canzoni meravigliose pur essendo praticamente un recluso. Chissà da dove traeva la sua ispirazione…

In quanto giornalista donna, quali difficoltà hai affrontato nella tua carriera? Sei mai stata influenzata nelle tue scelte dalla tua parte italiana?

Per avere successo in questo campo, come in tutti d’altronde, devi avere molta fiducia in te stessa, sia che tu sia donna o uomo. Credo, però, che gli uomini in questo siano più bravi. La mia parte italiana mi è stata di aiuto ma mi ha anche creato qualche problema: sono molto appassionata del mio lavoro, ma a volte tutta questa passione viene espressa nella maniera sbagliata ed  interpretata male. Ho dovuto lavorare molto per trattenere le emozioni, e diventare un po più “british”.

Quali consigli daresti alle donne italiane che aspirano a diventare giornaliste? Credi che ti abbia aiutato crescere in Inghilterra piuttosto che in Italia?

Il consiglio che darei alle donne italiane è lo stesso che darei agli uomini e alle donne di tutto il mondo: non dovete iniziare questa carriera per fama o soldi, ma per fare una differenza, per evidenziare ciò che c’è di sbagliato nel mondo e provare a sistemare le cose, per dare voce a coloro che non sono rappresentati. Dovete essere preparati a lavorare per poco o niente, e rinunciare alla vostra vita privata per un po per affermarvi, oppure cercare di farvi un nome tramite il giornale locale. Io vorrei aver fatto più giornalismo investigativo, ma la mia carriera mi ha invece portato verso le news. Crescere in Inghilterra mi ha aiutato a raggiungere i miei obiettivi velocemente perchè, rispetto all’Italia, noi ci laureiamo molto presto e quindi possiamo iniziare a lavorare subito.

Come viene percepita la TV Italiana in UK, in particolare i telegiornali ed i programmi di informazione?

Purtroppo la TV italiana non è per niente conosciuta in UK.

Ti senti piu inglese o più italiana?

Mi sento esattamente a metà! La mia anima è piu italiana, ma mi sono abituata al modo di vivere inglese. Ma se ai mondiali di calcio ci fosse una partita tra l’Italia e l’Inghilterra, io sicuramente tiferei per l’Italia!

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4 Commenti dei lettori »

1. La Zanzara ha scritto:

11 maggio 2012 alle 13:16

Brava… peccato che queste personalità non passano mai in video! Danno sempre voce ai soliti… almeno in questo blog qualcuno dice cose sensate!



2. Alexius00 ha scritto:

11 maggio 2012 alle 13:22

Ma non era l’Italia il Paese dove non c’era libertà di stampa??



3. marcko ha scritto:

11 maggio 2012 alle 14:29

persona interessante x molti aspetti, sia lavorativi ke personali.

se giletti legge questa intervista la contatta subito per arruolarla
come opinionista all’arena..



4. Giuseppe ha scritto:

11 maggio 2012 alle 17:15

Il telegiornalismo italiano aveva assi nella manica che la BBC si sogna: Augusto Minzolini ed Emilio Fede, per esempio. E poichè non sono un esterofilo, con tutto il rispetto per la BBC, preferisco i nostri tg raffazzonati e poco sofisticati ai modelli d’importazione.



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