1
novembre

RAI: LE PROPOSTE DEL ROTTAMATORE MATTEO RENZI

La rottamazione della Rai secondo Matteo Renzi

Rottamazione vs usato. Con un gergo da incentivo automobilistico la sfida che da qualche mese si consuma in una nuova versione all’interno del Pd non risparmia l’idea di televisione pubblica che le due correnti intendono affermare come linea maggioritaria. Matteo Renzi, il vispo sindaco di Firenze, all’interno della sua campagna di comunicazione molto forte per il rinnovamento del Partito Democratico si esprime a favore di una razionalizzazione privatistica del sistema radiotelevisivo.

Tra le cento proposte, molte delle quali etichettate come vintage anni 80 da Bersani, Renzi e il suo team di pionieri del nuovo si è espresso anche sulla questione della Rai, porgendo una mano trasversale a qualche altro esponente politico, di diversa estrazione, che aveva già avanzato ipotesi nella stessa direzione. Più concorrenza a Mediaset, meno incertezza di bilancio, fine del regime misto canone-pubblicità per gli stessi canali e netta separazione del finanziamento.

Le proposte specifiche sono la numero 16 e la numero 17 del manifesto della rottamazione. Ecco la ricetta renziana, che lasciamo alla descrizione diretta di coloro che hanno presentato la possibile fase due della sinistra italiana:

Oggi la Rai ha 15 canali, dei quali solo 8 hanno una valenza “pubblica”. Questi vanno finanziati esclusivamente attraverso il canone. Gli altri, inclusi Rai 1 e Rai 2, devono essere da subito finanziati esclusivamente con la pubblicità, con affollamenti pari a quelli delle reti private, e successivamente privatizzati. Il canone va formulato come imposta sul possesso del televisore, rivalutato su standard europei e riscosso dall’Agenzia delle Entrate. La Rai deve poter contare su risorse certe, in base ad un nuovo Contratto di Servizio con lo Stato.

Anche sulla governance il sindaco toscano, da molti considerato come l’uomo nuovo capace di battibeccare efficacemente con Berlusconi, non si nasconde dietro ad un dito e lancia la sua idea di gestione amministrativa ed editoriale della tv di Stato:

La governance della Tv pubblica dev’essere riformulata sul modello BBC (Comitato Strategico nominato dal Presidente della Repubblica che nomina i membri del Comitato Esecutivo, composto da manager, e l’Amministratore Delegato). L’obiettivo è tenere i partiti politici fuori dalla gestione della televisione pubblica.

Eppur si muove, penserete. Niente di così rivoluzionario, direte. E non avete tutti i torti: interessa però l’apertura della parte più centrista e giovane del Pd alla soluzione privatizzazione, linea che difficilmente troverà sostegno nelle aree più legate all’eredità del Pci, a prescindere dalla falce e martello sul simbolo dell’attuale forza politica che rappresentano. In fondo Renzi non è così distante da Formigoni.

Ricorderete il monologo di Santoro, forse il più veemente di tutta la stagione dell’ultimo Annozero, in risposta ad una simile proposta avanzata dal leghista Roberto Castelli, tanto da intitolare a distanza di pochi mesi il suo progetto Servizio pubblico. La Rai sarebbe dunque un ulteriore tassello nel mosaico di distinguo che le varie anime della sinistra porterebbero nella piattaforma per la redazione di un eventuale futuro di governo in discontinuità rispetto al berlusconismo.

Difficile immaginare una soluzione, figuriamoci pensarla a breve termine. La televisione pubblica sgombera di poltrone riservate e con una gestione editoriale svincolata dagli equilibri di potere consolidatisi nella storia d’Italia. Che qualcosa debba cambiare è evidente a tutti: nella fase della moltiplicazione dell’offerta l’azienda radiotelevisiva non può soggiacere a una struttura anacronistica.

Che la soluzione sia il privato, croce e delizia di ogni svolta socio-economica è anche questa una domanda da un milione di dollari. Con il referendum di giugno gli italiani hanno dato un segno forte di indisponibilità a concedere l’arbitrio su beni considerati storicamente come inalienabili.

Nel Belpaese, ed è questa la domanda principale, il servizio pubblico televisivo è pensato come una risorsa collettiva con le stesse caratteristiche dell’acqua o questa concezione di tv, prettamente europea, è già stata superata nelle coscienze?

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19 Commenti dei lettori »

1. luigino ha scritto:

1 novembre 2011 alle 13:36

Secondo me il signor Renzi ha detto una colossale baggianata. Oggi lo scopo della tv di stato è proprio quella di garantire un minimo di informazione in TV. E per fare ciò, il sistema deve essere autosufficiente (cioè finanziarsi con il canone)….



2. Maserv ha scritto:

1 novembre 2011 alle 13:55

Mi sembra che Renzi citi la BBC a sproposito.
Il BBC Trust (quello che lui chiama Comitato Esecutivo) e il Director General (equivalente di un Amministratore Delegato) sono nominati dal Governo, non dalla Regina che si limita a ratificare qualsiasi decisione del governo (il Royal Assent e` una formalita` mai negata negli ultimi 300 anni). E il Trust non e` certo composto da persone che con la politica non hanno nulla a che fare: il nuovo presidente del BBC Trust nominato da qualche mese e` Lord Patten, ex presidente del partito Conservatore, ex ministro, ex Governatore di Hong Kong e tutt’ora membro della Camera dei Lord per il partito Conservatore.

In piu` il BBC Trust non ha alcuna voce in capitolo nella gestione quotidiana dell’azienda (come per esempio il CdA della RAI che approva i palinsesti e i contratti). Il BBC Trust stabilisce gli obiettivi e il Director General ha potere quasi assoluto nella gestione dell’azienda.

Poi non e` detto che questo modello non sia migliore di quello attualmente in vigore in RAI, ma non dipingiamolo per quello che assolutamente non e`. Che poi la delusione e` grande.



3. luke ha scritto:

1 novembre 2011 alle 13:56

Io invece il canone lo tirerei via, perchè
a) mi sono stufato di pagare un servizio che non sempre usufruisco
b) non tutti in Italia lo pagano,allora io chi sono il pirla?

Caro Matteo torna a girare la ruota che è meglio!



4. Andrea ha scritto:

1 novembre 2011 alle 13:58

Concordo con luigino. Il canone serva a finanziare tutti i canali Rai (compresi quelli radio). All’estero ci riescono, perché non potremmo anche noi? In Rai c’è già abbstanza pubblicità, proporre un affollamento pari a quello delle private sarebbe da spararsi, secondo me.
Su una cosa concordo: fuori i partiti dalla TV pubblica. Una TV spoliticizzata sarebbe dinamica, forte, rappresentativa di tutti e senza dubbio più forte anche dal punto di vista economico.



5. Andrea ha scritto:

1 novembre 2011 alle 14:01

Sono stato poco chiaro: al finanziamento tramite il canone dovrebbe seguire la completa eliminazione (e non riduzione) di pubblicità da ogni singolo canale nazionale Rai.



6. luigino ha scritto:

1 novembre 2011 alle 14:04

luke:

1)io con le mie tasse finanzio anche, chessò, gli ospedali, eppure vorrei usufruirne il meno possibile. Che discorso è?

2)in alcuni paesi mi risulta che il canone sia d’obbligo per ogni utenza domestica (a parte le secondo case intestate allo stesso proprietario). In questo modo tutti sarebbe costretti a pagarlo,ufficialmente avendo o non avendo la tv.



7. luigino ha scritto:

1 novembre 2011 alle 14:08

@Andrea: io posso anche concedere qualche pubblicità (per esempio 1 spot e basta,quindi massimo 15-30 secondi). Ma solo quello….. la cosa sarebbe fattibile se alla rai le persone venissero pagate secondo criteri ordinari.Chessò, Bruno Vespa con 1500 euro al mese. Se non accetta, può andarsene via…. un’altra persona, anche più preparata di lui, vorrà il posto. Io farei così :)



8. luigino ha scritto:

1 novembre 2011 alle 14:18

dimenticavo….non sarebbe un problema: abbiamo Santoro che lavorerebbe per 1 euro :)



9. Mike ha scritto:

1 novembre 2011 alle 14:26

Quindi per Renzi i programmi di Rai 3 sono servizio pubblico da finanziare con il canone? Quindi per Renzi la dirigenza della RAI deve essere nominata dal Quirinale e non dalla Commissione parlamentare apposita? Quindi per Renzi la RAI deve essere affidata ad un uomo solo (un Scalfaro qualunque) invece che alla sovranità del Parlamento? Quindi Renzi, se fosse stato in Parlamento nel 1976, avrebbe votato contro alla “Riforma del 1976″ con la quale il controllo della RAI passò dal Governo al Parlamento? Renzi lo sa che con il suo sistema si ritornerebbe ai tempi pre-1976? E pensare che il PCI (oggi PD) ai tempi della RAI pre-1976 gridava alla “dittatura televisiva della balena bianca”… ah, già: Renzi vuole mettere la “dittatura (rossa) del (suo) Quirinale” come se già la RAI non fosse piena di politici fino all’osso! Se questo è quanto il “nuovo” del PD è capace di proporre… figuriamoci i “vecchi” provenienti dal PCI!



10. luigino ha scritto:

1 novembre 2011 alle 15:16

mike, chiediamo a rosy bindi, ella sicuramente avrà una soluzione anche per la Rai.



11. Conte Dracula ha scritto:

1 novembre 2011 alle 16:36

proposte non nuove simili a quelle dell’idv … non capisco quali siano le novità?
renzi è troppo pompato ma andando a riassumere le novità ne vedo pochissime se non 0



12. Giuseppe ha scritto:

1 novembre 2011 alle 16:40

E’ proprio una domanda da un milione di dollari. Alla medesima domanda posta da un referendum nel 1995 oltre il 54% dei votanti rispose sì alla privatizzazione (e si raggiunse il quorum). Oggi, dopo i referendum del giugno scorso, è difficile immaginare un esito analogo. Dal 1995 sono cambiate tante cose e oggi ci troviamo in una situazione peggiore sotto tutti i punti di vista. Tutte le opinioni espresse sull’argomento sono interessanti, comprese quelle di Renzi. Ma ora mi pare più opportuno tentare di salvare capra e cavoli non modificando niente e amministrando meglio. E allora va detto che una Rai privatizzata in questo momento porterebbe pochi vantaggi: sul piano economico perchè essendo piena di debiti verrebbe svenduta; sul piano del servizio pubblico perchè va risolto sia il nodo dell’occupazione partitocratica sia quello del conflitto d’interessi. Allora ben venga il confronto di idee per giungere a sagge conclusioni con la prossima legislatura. Preoccupiamoci piuttosto di evitare una situazione di imminente default finanziario che non lascerebbe alternativa alla dismissione del servizio pubblico in quasi tutti i settori.



13. gibi7 ha scritto:

1 novembre 2011 alle 19:09

In sostanza: il solito populismo, o peggio…

Renzi vuole vendere i canali televisivi che gli italiani guardano, mentre vuole tenersi i canali che praticamente nessuno guarda (senza pubblico televisivo, che servizio pui offrire?), e in più vuole aumentare il canone sugli “standard europei”…

Bell’affare…
Renzi vuole aumentare anche gli stipendi dei lavoratori dipendenti agli “standard europei”?

Non si sa a chi poi verrano venduti questi canali: a qualche gruppo italiano che non è in grado di fare questo mestiere (televisione) e che quindi prima o poi li venderà a qualche gruppo straniero, smantellando di fatto la televisione italiana, o vendere direttamente a qualche gruppo straniero: a Murdoch, ai francesi o ai cinesi?

La televisione di Stato si può finanziare solo con la pubblicità, il canone può essere abolito; chissà come mai nessuno lo fa…



14. Giuseppe ha scritto:

1 novembre 2011 alle 19:25

Curiosa la notizia che il documento di Renzi sia stato impaginato proprio col Mac di Giorgio Gori.



15. lele ha scritto:

1 novembre 2011 alle 20:14

Inizialmente anche io ero favorevole alla privatizzazione della Rai ma parlando con mio padre che lavora nell’azienda (e che quindi ne sa qualcosa più di me) mi ha fatto ragionare ponendomi due domande:
1)te la sentiresti di mandare a casa dei dipendenti in esubero (tanto finisce sempre così con le privatizzazioni) che non hanno colpa di questo schifo?
2)a chi sarebbe concesso il servizio pubblico??

Per quanto riguarda il canone credo che vada rivisto l’intero impianto legislativo su quest’imposta, magari chiarendo che è una tassa (e non un’imposta), implicando quindi alla Rai degli obblighi (spero che conosciate la differenza tra tassa e imposta, che è sottile ma signifiativa). Va inoltre ribadita l’obbligatorietà del pagamento da chiunque possa effettivamente ricevere le trasmissioni della Rai con qualsiasi strumento.

Per quanto riguarda l’azienda, come chiesto dai sindacati, basterebbe portare la Rai alle regole del codice civilie, quindi renderla una società per azioni a tutti gli effetti, con un cda nominato SOLO dall’azionista; utile sarebbe anche un AD. Inoltre direi di quotare in borsa il 10% delle azioni. Ma, soprattutto, ci vorrebbe una struttura amministrativa molto più snella.



16. Mike ha scritto:

1 novembre 2011 alle 21:18

@ 12. Giuseppe
Nel 1995 (anno elettorale negativo per Berlusconi) gli italiani (compresi gli elettori di Bertinotti) votarono in massa per evitare la distruzione della Fininvest di Berlusconi ordita dal PDS di D’Alema: visto il referendum, il PDS di D’Alema, “in nome del popolo italiano”, si dovette arrendere… ovviamente il PDS, per evitare di perdere del tutto la faccia davanti ai militanti, ha cercato di fare di tutto per ignorare il risultato del referendum (organizzato da Pannella) sulla RAI: gli italiani avevano votato per la privatizzazione, ma non si è fatto nulla perchè il PDS-DS-PD discende dal PCI e Berlusconi non può procedere a causa del “razzismo politico” che si tirebbe su… notare che lo spread BTP-BUND ha iniziato la sua “scalata” proprio nei giorni in cui gli italiani votarono a favore di Pisapia e DeMagistris alle comunali 2011 e, soprattutto, contro le privatizzazioni dei servizi pubblici locali e addirittura contro l’energia nucleare: sveglia gente!



17. Mike ha scritto:

1 novembre 2011 alle 21:19

@ 13. gibi7
La RAI attualmente trasmette il 30% della pubblicità: decisamente troppo! A mio avviso, il canone deve essere pagato da TUTTI (inserimento nella bolletta elettrica come si era detto anni fa?) e la RAI deve fare un VERO servizio pubblico: quindi un qualcosa di ben diverso dall’informazione partigiana di Rai 3 e Rai News 24!

@ 15. lele
Chi mai comprerebbe anche una sola azione di una azienda le cui azioni circolanti sono solo il 10%? Spiacente, ma il 10% è troppo poco per garantire una “circolarità” del mercato: c’è il rischio che la domanda e l’offerta (il compra e vendi) venga influenzato eccessivamente dalla poca liquidità del “contendibile”…



18. luigino ha scritto:

1 novembre 2011 alle 21:25

beh, Mike, anche ben diversa da un signor Vespa che fa lecchinaggio al signor Berlusconi…… per quanto mi riguarda!



19. lele ha scritto:

2 novembre 2011 alle 15:03

@Mike
Vabbè io ho buttato una cifra così, di mercato finanziario non ho grandi competenze.



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