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luglio

COSA STA SUCCEDENDO ALLA TELEVISIONE ITALIANA? IL MERCATO DELLA LIBERTA’

Cosa succede alla televisione italiana?

Non c’è pace per la tv. Non c’è pace per i contratti: il caos è all’ordine del giorno, tutti contestano tutti e ad ogni ora che passa tutti gli schieramenti sembrano poter cambiare. I problemi legati alla realizzazione del cartoon di Adriano Celentano in questa lunga e calda estate di trattative e salti di barricate, presunti o meno, è solo l’ultimo atto. Il caso del cantante-produttore-guru che non potendo al momento più mettere piede in Rai (così pare) si era assicurato una vetrina per un nuovo progetto su Sky, meta degli esuli in cerca di spazi di libertà (o presunta tale), preoccupa quantomeno simbolicamente.

La lista delle battaglie si allunga sempre più nella guerra dei mondi del piccolo schermo: le minzolinate varie e le decisioni dei giudici del lavoro sui vari reintegri, i ribelli considerati ‘bolscevichi’ che tra abbandoni, rescissioni e dimissioni nicchiano sulla gestione dei contenuti e sulla reale libertà del mercato, le faide intestine e sotterranee. Per come si stanno configurando le dinamiche della televisione che verrà c’è davvero da stare molto attenti. Due sono le prospettive: l’allontanamento definitivo della popolazione digitalizzata dai meandri della tv o la palingenesi da tutti invocata.

Il ragazzo della via Gluck siamo sicuri che non avrà difficoltà a trovare nuovi sostenitori per la sua iniziativa, considerata l’esposizione mediatica di quello che ormai è diventato il suo brand ambientalista ed alternativo e appurato il seguito che ha consolidato con l’alleanza virtuale con la linea di Annozero. Così come non faranno vita da pensionati nè Lucia Annunziata né lo stesso Santoro. Tra giornali, riviste, web tv e canali tematici vari non mancherà chi vorrà accaparrarsi le loro firme.

Il problema che emerge sempre più drammaticamente è piuttosto quello che profila un sistema culturale di rappresentazione sempre più lontano dalla nuova onda, dai protagonisti della futura classe dirigente del Paese. Con la Rai che naviga in acque incertissime e con Mediaset che guadagna come pay tv ma i cui titoli azionari si sgonfiano in corrispondenza alla crisi politica di Silvio Berlusconi sembra crearsi per gli altri poli economici che gravitano attorno alla televisione l’occasione ghiottissima per sconvolgere concretamente il duopolio, per i più ‘maligni’ il monopolio Raiset.

Per Murdoch e company tutto ciò sembra davvero assumere i contorni della prova del nove per testare i margini di reale forza nell’industria culturale del paese. Per il gruppo di La7 l’occasione della vita per raddoppiare l’utenza media e trionfare come linea più concreta d’azione televisiva per il futuro, ci sia o non ci sia Santoro a ringalluzzire gli ascolti.



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4 Commenti dei lettori »

1. PeregoLibri ha scritto:

1 luglio 2011 alle 15:47

Io credo che se tutto ciò sto accadendo, di certo c’è qualcosa che non va, ed è la politica. Ma non parlo di destra o sinistra, parlo di politica in generale: la Rai per tornare a volare deve svincolarsi da tutti i partiti, rimanendo statale e pubblica, ma senza lasciare che la maggioranza di turno possa fare con lei il bello e il cattivo tempo.

D’altro canto, anche a Mediaset la politica non fa così bene: come si diceva nell’articolo, la sua stabilità dipende dalla stabilità del suo padrone in politica, e inoltre sappiamo tutti quanta credibilità ha il Tg4, troppo vincolato alla politica. E per questo, ne risente un po’ tutta l’informazione di Mediaset: io non c’ero prima della “discesa in campo” (cioè, ero un po’ piccolo per interessarmi di certe cose), ma non so se prima del ‘94 i telegiornali Mediaset erano così schierati.

In ogni caso, è evidente che il male principale di queste aziende è la politica, ma entrambe sono difficili da liberare da essa: per la Rai ci vorrebbe un accordo rispettato da tutte le parti politiche (utopia che in Italia i politici si mettano a discutere civilmente senza imporre il loro volere), per Mediaset ci vorrebbe un Silvio Berlusconi pensionato, e allora forse si aprirebbero nuove prospettive.

A fianco ci sono tutte le altre aziende televisive, che dovrebbero veramente approfittare di questa difficoltà del duopolio per affermarsi seriamente: quando hai fidelizzato il pubblico, quando ti sei fatto un nome, devi combinarla grossissima per perdere il TUO pubblico. Perciò, un decollo di La7 oggi non farà altro che inserire la rete stabilmente nel panorama televisivo italiano, non credo che succederà quello che dicono alcuni, cioè che “con la fine del berlusconismo arriverà anche la fine de La7″, semplicemente perchè il suo pubblico fedele ce l’avrà comunque. Basta pensare a Rai 1 quest’estate: ha un palinsesto che fa pena, ma quando floppa fa il 12%: il suo pubblico ormai ce l’ha.

Questa è l’occasione per tutti per farsi strada, la rottura del duopolio è solo positiva, perchè spingerà le generaliste “tradizionali” ad aumentare la qualità della loro proposta, se non vorranno continuare nel loro declino. Ma, come dicevo, quelle aziende dovrebbero prima di tutto liberarsi dalla maledetta politica.



2. Giuseppe ha scritto:

1 luglio 2011 alle 16:33

Concordo, però preciserei che la liberazione dovrebbe essere non dalla politica genericamente intesa ma dalla lottizzazione partitica e dal maledetto conflitto di interessi. Prima della “discesa in campo” del Cavaliere, i Tg dell’allora Fininvest era già così schierati e avevano già fatto buona opera di persuasione in favore del loro proprietario e del suo futuro impegno politico.



3. Gene ha scritto:

1 luglio 2011 alle 17:14

Avete detto già tutto voi. Comunque io mi preoccuperei di più per la crisi della Rai, visto che dovrebbe essere la tv “pubblica” che deve fare il “servizio pubblico”, senza pensare agli ascolti, e a battagliare per forza per la leadership.

Se pensassero ad evitare l’evasione del canone anzichè decidere chi piazzare alla direzione di un tg/rete/gr, perchè comodo a chi sta al potere, la Rai avrebbe già risolto il 75% dei suoi problemi. Anche perchè, evitando l’evasione del canone, si potrebbe guardare alla qualità invece di vedere tutto in ottica quantitativa e concorrenziale.

E poi, proprio per risolverli tutti, piazzare gente competente e senza influenze politiche alle varie direzioni.



4. Gene ha scritto:

1 luglio 2011 alle 17:17

La politica deve SPARIRE dalla Rai, altrimenti verrà fagocitata e sarà lungo e difficile provare ad aggiustare tutti i pezzi….



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