5
gennaio

CHE TEMPO CHE FA: OTTIMO TRIBUTO ALLA BRUCIANTE AMAREZZA DELLA RISATA AUTENTICA DI CETTO LA QUALUNQUE (ANTONIO ALBANESE)

Antonio Albanese, Cetto La Qualunque

Amo profondamente la televisione e proprio per questo ne faccio poca. Si potrebbe racchiudere con questo manifesto di poetica la bella chiacchierata di Antonio Albanese a Che tempo che fa, nella puntata monografica a lui dedicata domenica sera. Una dichiarazione di intenti di un attore per nulla snob verso il mezzo che ne ha consacrato maggiormente il talento, un messaggio significativo che richiama profondamente il disperato bisogno di analisi, studio e professionalità per essere degni protagonisti di un piccolo schermo che, oggi più che mai, ha bisogno di una grande rinascita.

Lungo la carrellata storica, che Fabio Fazio ha riproposto attraverso la galleria di maschere che Albanese ha regalato al pubblico nel corso della sua carriera, è emerso, per chi nutrisse ancora dubbi, tutto lo spessore umano e artistico di un attore che ha saputo interpretare al meglio la vena profonda della comicità. Nel segno del pirandelliano sentimento del contrario l’umorismo di Albanese ha messo in scena, specie con la meravigliosa invenzione della becera demagogia politica di La Qualunque, la bruciante amarezza che sottende la risata autentica.

Una brevissima incursione nella vita di un abile osservatore del mondo contemporaneo, spesso crudamente profetico della turpitudine dell’animo umano. Il politico che intreccia sesso e affari con superficialità ed egoismo diventa, per ammissione dello stesso interprete, tristemente, un moderato rispetto alle cronache. Si può comprendere Antonio Albanese scoprendo che dietro alla sua gestualità, studiata a volte per più di un anno prima di essere regalata al tubo catodico, c’è un pensiero di grande respiro, una precisissima attenzione sociologica al dettaglio umano, filtrata da un’esperienza non indifferente di attore teatrale itinerante.

Da Alex Drastico al Ministro della Paura, tra Epifanio e il professor Troller, fino all’attesissimo esordio cinematografico di Cetto a metà mese, Albanese, ottimo interprete anche drammatico in film come La seconda notte di nozze, ha fustigato con sfumature sempre nuove la morale dell’ottimismo raggiungendo però il vertice della sua arte con il personaggio di Cetto La Qualunque, con il quale ha scritto una pagina degnissima di antologizzazione durante la partecipazione a Vieni via con me, nell’amara sofferenza della sua conclusione io sono la realtà, voi siete la fiction.


Splendido coacervo di riflessioni anche l’intervento dal palchetto politico ormai più famoso d’Italia durante la serata in suo onore. Il ritratto caricaturale dell’italiano medio arriva al cuore di ogni ascoltatore. Il linguaggio vero e accattivante non risparmia niente e nessuno: si proclama la morte della morale, l’inclinazione a nepotismi, mercatini illeciti e corruzione, si sdrammatizza con la trovata finale del tenore che ripete uno dei celebri slogan di Cetto. Il mix è micidiale, non si può non rimanere colpiti e feriti, o quantomeno impressionati. Nel paese in cui tocca spesso ai comici trovare le forme di comunicazione giusta per smuovere l’opinione pubblica Albanese esiste e resiste, più vivo e in forma che mai.



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5 Commenti dei lettori »

1. favola ha scritto:

5 gennaio 2011 alle 11:43

Il più grande oggi in Italia. Bravissimo



2. Salvatore C. ha scritto:

5 gennaio 2011 alle 11:51

Grande Albanese, così come Luttazzi, Teocoli, Gnocchi. Gli anni d’oro di “Mai dire gol” e dei gialappi, ora ridotti a fare il verso al GF o alle “Pupe e i secchioni”.



3. Mari 611 ha scritto:

5 gennaio 2011 alle 12:25

Splendido post! Bentornato Cristian! :)



4. Miry51 ha scritto:

5 gennaio 2011 alle 14:58

Bravissimo Albanese, uno dei pochi che sa farsi valere e non si piega a certi ricatti, BRAVO!!!



5. sirgeorgebest83 ha scritto:

5 gennaio 2011 alle 17:23

albanese comico geniale e visionario



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