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aprile

Arriva la Total Audience, Mediaset e Rai saranno ancora ‘mute’ sui dati digitali?

totale tempo speso

Totale Tempo Speso 3-9 aprile 2022

La rivoluzione ora è completa. Ma prima della Total Audience, il grande cambiamento di Auditel era iniziato da tempo. Senza lasciare tracce “reali” nel pubblico. Ci riferiamo alle rilevazioni dei cosiddetti ascolti digitali, legati ai programmi fruiti in streaming, live e on demand. Rai e Mediaset si sono sempre affidate a comunicazioni nebulose, parziali, super cumulate, fatte spesso di proporzioni e non di valori assoluti, e inerenti a casi di successo.

Il primo motivo è stata la non facile comunicabilità di tali dati. Ci sono diverse variabili e non tutte posseggono lo stesso grado di immediatezza, oltre al fatto che sono dati estremamente “liquidi” ossia passibili di un cambiamento pressochè continuo. Il dato più comunicato sinora è quello dei legitimate streams, ossia le visualizzazioni, che hanno il loro corrispondente tradizionale nei “contatti” (e da questo potete intuirne limiti e peculiarità). Le visualizzazioni vengono poi spesso diffuse sommando tutte quelle raggiunte dal programma o dalla serie, arrivando a numeri abnormi. Il valore gigantesco, all’apparenza, è proprio la costante nella comunicazione degli ascolti digitali. Gli LS sono molto indicativi per i video brevi e sono indicativi sulla penetrazione/notorietà di un prodotto. Diversamente andrebbero accompagnati da altri dati/parametri.

Altra metrica è il totale tempo speso (TTS), misurato in minuti o ore; influenzato dalla lunghezza del programma, rende spesso i paragoni impropri. Anche qui si ripresentano numeri pantagruelici che abbagliano chi li legge. RaiPlay e Stand by Me, ad esempio, hanno strombazzato il milione e quattrocento mila di visualizzazioni in 2 settimane per Il Santone, che equivale a 370.000 ore. Ma siamo sicuri che per dieci episodi di una prima visione assoluta sia un “record”? Basterebbe dare un’occhiata ai numeri della fiction low cost Il Paradiso delle Signore, in replica su RaiPlay, o di un qualunque programma Fascino per riconsiderare le opinioni in merito. O, diversamente, ritarare le opinioni sull’intera affermazione del comparto “original” (per il cui il web funziona per il ‘rewatch’ e meno come prima scelta).

Ed ecco spiegato l’altro motivo che, a nostro avviso, ha favorito il “silenzio” sui dati digitali: qualora si rivelassero in maniera più completa i dati, cadrebbero gli altarini della comunicazione; emergerebbero le differenze tra numeri sul web e generalista, la netta biforcazione tra programmi (a parità di risultati sulla tv tradizionale, alcuni hanno grande riscontro, altri bassissimo), che programmi spacciati per social, poi tanto social non sono. Che non è possibile giustificare il flop in tv con i riscontri sul web e che alcuni prodotti ambiziosi originali web sono dei fallimenti o quasi. Inoltre scaturirebbero confronti per i big show della stessa azienda, “peggiorati” dal fatto che a seconda della metrica usata cambia la leadership. Immaginate il caos nei corridoi di Cologno Monzese…

In tutto ciò, la metrica maggiormente trascurata sinora è stata quella sovrapponibile all’ascolto televisivo tradizionale ed è l‘amr-d, che viene misurata per device collegati e non per individui. L’ascolto nel minuto medio digitale è indicato per le visioni in diretta ed è significativo per i programmi nella sua interezza (non per le clip che vedi e rivedi). Tale dato è il più comparabile, in un’ottica tradizionale, ma è l’unico che non dà numeri giganteschi. Su questo dato, Auditel ha lavorato per la Total Audience affinché si potesse ragionare in termini di individui (mescolando la rilevazione censuaria con quella campionaria) e sommarlo alle rilevazioni tradizionali. Sarà la volta buona per squarciare il velo di Maya?

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