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dicembre

A casa tutti bene, Francesco Acquaroli (Pietro Ristuccia) a DM: «Muccino ha chiesto intensità per racconta la vita vera. La tv generalista è più accomodante»

Francesco Acquaroli e Silvia D'Amico, A casa tutti bene (foto Sky)

Un vero e proprio pater familias. Un perno attorno al quale tutto ruota: ambizioni, contrasti, segreti. Nelle intense vicissitudini di A casa tutti bene – La serie, il personaggio di Pietro Ristuccia ha un ruolo decisivo. Anche quando non appare in scena (ma non faremo spoiler!). Ad interpretarlo è l’attore Francesco Acquaroli, che nella produzione diretta da Gabriele Muccino sarà il marito di Alba (alias Laura Morante). Accanto a lui, figli, nuore, nipoti, parenti acquisiti. Un nugolo di personaggi che animerà gli otto episodi in onda dal 20 dicembre su Sky Serie e in streaming su Now. E’ lo stesso Acquaroli (Fargo, Suburra – la serie, Alfredino – Una storia italiana) a raccontarci le sfaccettature del suo ruolo.

Pietro Ristuccia è  il capo di una famiglia intesa in maniera un po’ patriarcale, un uomo forte che ha creato una situazione economica molto solida. Un personaggio eliocentrico: c’è lui e tutto gli gravita attorno. Questo attrae ma crea attorno a lui anche un carico di tensioni, di voglia di emergere, di distaccarsi. Pietro incarna un vero e proprio sistema di valori in questo suo ruolo di vertice assoluto.

Il tuo è un personaggio granitico, ma anche imperscrutabile e capace di ribaltare certi equilibri. Cosa possiamo anticipare?

La trama, sin dall’inizio, sorprende. L’autorità forte di questo patriarca si esprime anche con un livello di arbitrio sorprendente. Quello che uno si aspetta che succeda, poi spesso avviene diversamente. Questo desta anche interesse nel racconto, perché il pubblico non dovrà mai dare nulla per scontato.

In una delle iniziali scene, Pietro celebra la famiglia come l’unico valore che conta. Ma poi, in un momento di verità, esclama: “Basta con questa farsa della famiglia perfetta! Non c’è nessuno felice qui”. Forse è proprio questa la sintesi di questa serie?

Sì, la chiave di lettura è proprio quella della famiglia come contenitore di grandi contraddizioni e paradossi, di simboli che vanno sempre lucidati. L’iniziale cena di compleanno del patriarca è un momento simbolico in cui tutti si attengono ai ruoli assegnati, poi però appena si scioglie la liturgia iniziano a venir fuori le tensioni e le sensazioni contraddittorie rispetto alle apparenze che si vorrebbero esprimere. Questo è molto ben raccontato, credo che tutti si possano riconoscere in certi meccanismi che appartengono a tutte le famiglie.

Muccino ha spiegato di aver realizzato una serie dal linguaggio cinematografico. Come si è tradotta questa volontà sul set?

Il confine tra cinema e tv ormai è messo in discussione anche dal fatto che ora la tv la fanno anche registi del calibro di Muccino. I due linguaggi si stanno mischiando e stanno creando qualcosa di nuovo. Per noi attori realizzare tante puntate, ovvero tanti film di un’ora, significa entrare nel personaggio con la possibilità di mostrarne tutte le sfaccettature. Ma con un regista come Gabriele, le differenze tra cinema e tv non le percepisci più. E’ tutto in divenire.

C’è un aspetto che, più di altri, Muccino vi ha chiesto di evidenziare nella recitazione?

Quando va a indagare queste tensioni famigliari, lui chiede sempre una temperatura adeguata. Quindi si deve entrare in scena sempre ‘a palla’. Devi essere con la tensione giusta, avere ben chiaro qual è il problema da affrontare. Gabriele è molto bravo a farti raggiungere questo atteggiamento, anche perché se non c’è quella particolare intensità, lui non ti molla finché la scena non viene come l’aveva immaginata.

La tv generalista, spesso, racconta la famiglia in modo più rassicurante, come un porto sicuro. Una serie come A casa tutti bene potrebbe trovare mai spazio anche sui canali tradizionali?

Non sono un grande fruitore di tv generalista, il cui compito – per come la intendo io – è quello di farci sentire comodi di fronte a quello che guardiamo. Qua è tutto il contrario. Qua sei di fronte a storie nelle quali magari ti riconosci, ma che di certo non ti hanno fatto stare comodo. C’è sempre una ricerca continua, una messa in discussione di tutto: la vita vera è così, è quella che si racconta in questa serie. E’ una vita in cui tutti i giorni devi prendere il toro per le corna. Invece credo che la tv generalista abbia come scopo quello di accompagnare le persone a rilassarsi dopo una giornata di lavoro. C’è tutto un altro disegno dietro, che non può essere quello che interessa un autore di cinema come Muccino.



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