16
aprile

Il Serpente colpisce, striscia via e lascia il segno

The Serpent - Tahar Rahim

The Serpent - Tahar Rahim

Un racconto oscuro, articolato, sorprendente, troppo incredibile anche per l’universo filmico e, invece, in gran parte reale. Questa è The Serpent, la miniserie realizzata da Mammoth Screen per BBC One e Netflix, che la piattaforma streaming ha reso disponibile in Italia dal 2 aprile. Otto episodi che raccontano, con dialoghi inventati e nomi modificati, la storia dell’assassino seriale Charles Sobhraj, attualmente detenuto in Nepal, che nella Thailandia degli anni ‘70 derubava e uccideva giovani hippie occidentali, usando tante false identità e in particolare quella del commerciante di gemme Alain Gautier.

La strada per la sua cattura è stata lunga e infestata di leggerezze e corruzione, e soltanto per merito di un uomo integerrimo è stato possibile portarla a compimento: lui è Herman Knippenberg, un diplomatico olandese che incrociò il suo cammino con quello del criminale. L’interpretazione di Billy Howle comunica tutto l’orrore, la paura e il coraggio di un uomo che, in nome della verità, ha messo a rischio la propria carriera e tutta la sua vita.

Knippenberg rappresenta il bene, un bene affannato, nevrotico, incapace di controllarsi, rassegnarsi e darsi serenità. Il contrasto con la calma serafica di Charles, portato in scena da uno straordinario Tahar Rahim, incarnazione di un male impossibile da redimere, glaciale e sicuro di sé, è un pugno nello stomaco nonchè uno dei punti di forza del progetto.

L’altro è la quasi totale assenza di scene esplicite di violenza, che non impedisce comunque di avvertire il terrore e l’ansia strisciante del racconto, nel quale lo spettatore si immerge seguendo un’indagine e studiando le capacità affabulatorie di un uomo affascinante e diabolico, che paga un senso di inadeguatezza che lo perseguita fin dall’infanzia: il desiderio di vederlo dietro le sbarre si mischia alla rabbia per l’ingenuità mostrata dalle sue vittime e da coloro che lo circondavano, le cui debolezze diventano terreno fertile per il suo protagonismo. Che lo spingeva a ripalesarsi e farsi arrestare dopo i vari rilasci per il solo gusto di essere al centro dell’attenzione.

La criticità della miniserie sta nei continui salti temporali che rendono complicata la ricostruzione degli eventi, spesso mostrati anche più volte a seconda dei punti di vista dei vari personaggi coinvolti.

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