18
gennaio

Il BarLume neutralizza il Covid col sorriso

I Delitti del BarLume - Alessandro Benvenuti

I Delitti del BarLume - Alessandro Benvenuti

I Delitti del BarLume ormai sono solo liberamente ispirati ai personaggi nati dalla penna di Marco Malvaldi, e hanno perso la tipica genuinità degli inizi, ma continuano a proporre trame ed indagini interessanti. L’ottava stagione, di cui lunedì scorso è andato in onda il primo titolo e che torna questa sera su Sky Cinema con il secondo, ha offerto al pubblico qualcosa di unico, che vale la pena sottolineare: la gestione e il racconto dell’emergenza sanitaria.

Il Covid lo hanno ormai messo in scena in tanti, soprattutto Oltreoceano, e ci saranno fiction nostrane che nel prossimo futuro ci costruiranno intorno le proprie trame. I Delitti del BarLume lo ha già fatto, raccontando in Mare Forza Quattro la fase precedente all’esplosione della pandemia, quella dei dubbi e dello scetticismo, e nel Tana Libera Tutti di questa sera la quarantena vera e propria, con tutti i suoi limiti e le inevitabili gag che ne scaturiranno.

Il rifiuto a fare scorta di mascherine, la certezza che il dramma di Wuhan non sarebbe mai arrivato fino a noi, le prime dirette di Giuseppe Conte, in particolare quella scioccante e definitiva del 9 marzo 2020, rivivono negli occhi di Massimo (Filippo Timi), Tizi (Enrica Guidi) e dei vecchini. E sono così recenti, così forti emotivamente per il telespettatore, da fungere quasi da seduta di terapia, perchè sceneggiate in un contesto sui generis nei quali riconoscere ed ammettere paure e nevrosi comuni a tanti.

Poco prima della firma del decreto, nel “quartetto uretra” c’è chi si assicura e paga in anticipo al BarLume consumazioni e colazioni da ricevere comodamente a casa, almeno per un mese. Perchè ci sono certezze e necessità alle quali non si può rinunciare e, se proprio non si può più passare il tempo seduti ad un tavolino a giocare a carte, è possibile riunirsi virtualmente, indagando a distanza e fornendo indizi al commissario Fusco (la bravissima Lucia Mascino) sulle sue indagini in una sorta di DAD della terza età.

Ciliegina sulla torta, nel clima ossessivo e claustrofobico che impera e che riesce a far ridere del Covid e alleggerire la tensione, la scena del logorroico Pasquali (Corrado Guzzanti) alle prese con la sua prima canna, provata nella convivenza forzata con Beppe (Stefano Fresi): una sequenza onirica , quasi psichedelica, destinata a restare negli annali della serialità italiana.

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