12
gennaio

Lupin non è Lupin

Lupin - Netflix

Lupin - Netflix

La serie si chiama Lupin ma il protagonista non è Lupin bensì ci “assomiglia”. Ideata da George Kay e François Uzan, la nuova produzione francese di Netflix riscrive infatti il mito del ladro gentiluomo nato dalla penna di Maurice Leblanc, creando di fatto una nuova saga tutta da scoprire. Discostandosi completamente da altri adattamenti, la proposta del servizio streaming è un romanzo familiare, composto da intrighi e qualche colpo ad effetto, dove a spiccare è il protagonista Omar Sy.

Lupin: la trama

Al centro del racconto dei 5 episodi che compongono la prima parte c’è Assane Diop (Omar Sy), un uomo di quarant’anni desideroso di vendicarsi della morte del padre Babakar (Fargass Assandé), accusato ingiustamente di aver rubato una prestigiosa collana di proprietà del facoltoso Hubert Pellegrini (Hervé Pierre), di cui il genitore era un dipendente. Nonostante siano passati ormai 25 anni dal suicidio del papà, avvenuto mentre si trovava in carcere, Assane approfitterà dunque della vendita della prestigiosa collana ad un’asta per riavvicinarsi alla famiglia Pellegrini, composta anche da Anne (Nicole Garcia) e Juliette (Clotilde Hesme), rispettivamente la moglie e la figlia di Hubert, e far luce sulla questione. In cerca di risposte, Assane deciderà dunque di vestire i panni del gentiluomo Arsenio Lupin, il suo mito d’infanzia. Diop emulerà passo per passo i colpi più riusciti del ladro gentiluomo ideato da Leblanc, ossia il protagonista del romanzo che Babakar gli ha regalato poco prima di passare a miglior vita. Un mito di infanzia che cercherà di “trasmettere” anche al figlio Raoul, nato dalla relazione con l’ex moglie Claire (Ludivine Sagnier).

Lupin: spazio ai drammi emotivi di Assane

La serie si muove costantemente su due piani temporali: il presente, terreno dove Assane compie le sue investigazioni e i suoi furti, e il passato, creato ad hoc attraverso dei flashback per spiegare che cosa ne è stato dell’allora quattordicenne quando, di punto in bianco, si è trovato a dover fare a meno di suo padre. Una narrazione, strutturata soltanto dal punto di vista del protagonista, che spesso sfocia in situazioni giocoforza poco credibili – come quando Assane riesce ad entrare in carcere sostituendosi a un altro detenuto – e in risse “corpo a corpo” dove, neanche a dirlo, l’unico a trionfare è sempre Diop con i suoi stratagemmi ed espedienti.

Nonostante una regia piuttosto veloce, caratterizzata da continui cambi di scena, e una discreta fotografia che ha la capitale francese come centro focale, spesso le storyline si intrecciano in maniera confusionaria, cosa che rende impossibile cogliere ad una prima visione tutte le sfaccettature di Assane, portato in video come figlio, padre, migliore amico e uomo. Caratteristiche che, in più di una circostanza, raffreddano la parte più action della produzione per lasciare spazio all’introspezione di Assane. Una sorta di Revenge al maschile riuscito soprattutto grazie ad Omar Sy che, con la sua mimica facciale, trasmette tutte le emozioni e i vari coup de théâtre pensati dal “nuovo”, arguto e istruito Lupin.

Una serie che si lascia guardare in maniera piuttosto veloce, ma che non deve assolutamente essere paragonata al più celebre cartone animato. Un progetto dove gli autori, al fine di attualizzare il personaggio creato da Leblanc senza snaturare la sua essenza iniziale, hanno deciso di puntare su un suo emulatore. Cosa che, nei prossimi episodi, renderà possibile riscrivere la storia per darle quel tocco originale in più.

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