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dicembre

Io, una Giudice Popolare al Maxiprocesso: la docufiction antimafia domani su Rai1

Io, un Giudice Popolare al Maxiprocesso - Donatella Finocchiaro

Io, una Giudice Popolare al Maxiprocesso - Donatella Finocchiaro

Il grande processo che si tenne in Sicilia nella metà degli anni ‘80, e soprattutto le conseguenze che ebbe sulla storia moderna italiana, sono stati indagati e raccontati spesso dal piccolo schermo, che ha dedicato molte fiction ai suoi protagonisti principali, i giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. C’è però un’altra voce che Rai 1 vuole far ascoltare, ed è quella dei giudici popolari che furono coinvolti nel processo; civili che per un anno e mezzo hanno seguito le udienze, sacrificando il privato per una causa più grande, e che adesso rivivranno nella docufiction Io, una Giudice Popolare al Maxiprocesso, in onda domani sera in prime time.

Diretta da Francesco Micciché e girata proprio in Sicilia, usando l’aula bunker dove si è tenuta realmente la Camera di Consiglio e le stanze in cui dormirono i giurati durante il processo, la docufiction narra la vicenda dal punto di vista di Caterina (Donatella Finocchiaro), che racchiude in sé quelli delle tre vere giurate Maddalena Cucchiara, Francesca Vitale e Teresa Cerniglia.

Le tre saranno presenti in alcune interviste che si alterneranno con il racconto, e ce ne saranno altre con protagonisti il pubblico ministero Giuseppe Ayala, il Presidente della Corte Alfonso Giordano, il giornalista Mario Lombardo e il giudice a latere Pietro Grasso. In più, ad impreziosire la messa in scena ci saranno filmati d’epoca delle Teche Rai insieme a foto e titoli dei giornali forniti dalla Biblioteca Regionale Siciliana.

Nel cast anche Nino Frassica, che si cimenterà con un ruolo drammatico, quello di Lombardo, e ancora Manuela Ventura, Pierluigi Corallo, Vincenzo Crivello, Francesco Foti, Chiara Cavaliere, Antonio Avella, Domenico Ciaramitaro, Davide Paganini, Roland Litrico, Fabio Orso e Federico Galante.

Io, una Giudice Popolare al Maxiprocesso: la trama

Sicilia, 1986. Caterina è una giovane insegnante di Cefalù, soddisfatta della sua vita. È felicemente sposata con Salvatore, un piccolo antiquario, e ha un figlio adolescente, Luca, appassionato di calcio. Un giorno la sua tranquilla quotidianità viene interrotta da una convocazione del tribunale di Palermo. È stata sorteggiata come giurata popolare nel Maxiprocesso, istruito dai giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, con il quale per la prima volta nella storia lo Stato italiano porta alla sbarra killer e capi mafia, accusati di aver costituito un’associazione criminale detta Cosa nostra sotto il controllo di un vertice chiamato “Cupola”. Caterina è spiazzata: è un impegno gravoso e anche pericoloso, ma convinta dai giudici e spalleggiata dal marito accetta. E la sua vita ne esce stravolta. Deve lasciare il lavoro e recarsi ogni giorno nell’aula bunker di Palermo per assistere alle udienze. Davanti a lei sfila gente spietata responsabile di centinaia di omicidi di altri mafiosi e di gente qualunque. È un’esperienza che la sciocca profondamente. Ma soprattutto è il suo privato a non essere più lo stesso. Il figlio Luca, sentendosi trascurato, diventa aggressivo e ostile. Il negozio del marito viene vandalizzato dai mafiosi e l’uomo chiede alla moglie di lasciare il processo e tornare alla vita di prima. Caterina è spaventata, combattuta, sul punto di cedere, ma resiste. Grazie al sostegno di Giordano e Grasso, giudici del processo, all’amicizia di Rita, un’altra giurata, e al cambio di atteggiamento del marito e del figlio, che dopo le prime incomprensioni finiranno per supportarla, Caterina resta al suo posto fino alla fine, prendendo parte alla Camera di Consiglio che stabilirà, nel dicembre del 1987, pene pesantissime per gli accusati. Un colpo terribile alla mafia siciliana, inferto anche grazie al coraggio e al senso civico di Caterina.



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