26
marzo

Coronavirus, l’autore del servizio della TgR Leonardo ci ha sbattuto il telefono in faccia: «per disposizioni aziendali non posso aggiungere nulla». Manco in Cina!

Tgr Leonardo

La cornetta si abbassa di colpo. Cade la linea. Dopo il clamore mediatico suscitato da un servizio del 2015 del Tgr Leonardo (in cui si parlava di un “supervirus polmonare” creato in Cina da un laboratorio), nella testata Rai in questione gli animi sono piuttosto agitati. Sul chi va là. Dall’alto è arrivata una direttiva molto chiara: vietato aggiungere una sola parola sulla vicenda.

L’unica presa di posizione ammessa è stata quella univoca che il Tgr Leonardo ha manifestato oggi, in una puntata che potremmo definire chiarificatrice, forse pure riparatoria. Il notiziario scientifico, nell’odierna trasmissione, ha ribadito che il servizio del 2015 è stato “messo in collegamento erroneamente con la situazione di oggi“, dando voce ad uno dei ricercatori che prese parte alla ricerca condotta da Ralph Baric cinque anni fa.

Nella puntata, tuttavia, non abbiamo udito riferimenti, smentite o precisazioni riferite invece ad un altro servizio in cui, a febbraio, lo stesso Tgr parlava di un report cinese in cui si ipotizzava che l’attuale virus pandemico fosse sfuggito da un laboratorio di Wuhan. Ipotesi che, in quel momento, anche la testata Rai riportava come “sempre più probabile“.

Abbiamo provato a contattare Maurizio Menicucci, il giornalista scientifico autore dell’ormai virale servizio andato in onda nel 2015 (per completezza, lo riportiamo a conclusione dell’articolo) e diventato oggetto di scandalo. Ma la risposta, da parte sua, è stata perentoria.

Oltre a quello che avete visto e a quello che ho fatto oggi, per disposizioni aziendali non posso aggiungere neanche una virgola“.

Pur lasciandoci intendere di essere rimasto stupito dal clamore innescato dal suo vecchio servizio e dell’utilizzo che ne è stato fatto, il giornalista si è trincerato dietro al silenzio. No comment, ordini dall’alto. Abbiamo provato a chiedergli di aiutarci a capire i risvolti – anche mediatici – dell’attuale situazione, ma inutile: siamo stati liquidati all’istante e il telefono si è abbassato di colpo. Manco in Cina, oh!

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6 Commenti dei lettori »

1. piero ha scritto:

26 marzo 2020 alle 19:52

Dai luminari della comunità scientifica una smentita di una credibilità pari a una ditata di “cioccolato” sul muro del cesso!!!



2. controcorrente ha scritto:

26 marzo 2020 alle 22:31

bravo Piero !!! e’ chiarissimo che e’ partito un ordine dall’alto…



3. Ale ha scritto:

27 marzo 2020 alle 10:42

In Cina qualcuno l’ha fatta veramente grossa e adesso l’intero mondo ne sta pagando le conseguenze, ma come al solito poi di nessuno sarà la colpa. Ora si spiega meglio il perchè i cinesi hanno voluto tardare ad ammettere che il virus si era diffuso fino a quando non è stato palese. Ma ormai era troppo tardi.



4. Ale ha scritto:

27 marzo 2020 alle 10:48

Ed anche in Italia ora non si può dire niente per non creare allarme e sdegno nella popolazione. Negare negare negare. Questo è l’ordine della comunità scientifica ufficiale per non minare i rapporti con la Cina? E alla Rai bocche cucite per ordine del governo italiano?



5. PAOLO ha scritto:

27 marzo 2020 alle 12:30

Mercoledì pomeriggio ricevo il video da un amico, facciamo 1+1 e ne traiamo qualche conclusione da bar. Passano poche ore, al TG nazionale dicono che abbiamo frainteso, mostrano l’esperto di turno, e avvisano che saremmo dei complottisti a trarre conclusioni diverse dalle sue.
Tutti sospettavamo che a Wuhan fosse successo qualcosa di non normale e che nessuno doveva sapere, e ovviamente fa arrabbiare scoprire che qualcuno aveva già dato pubblicamente avvisaglie del pericolo e che niente sia stato fatto per scongiurarlo.
Poco importa se il virus del servizio fosse effettivamente uguale a quello attuale, la grande verità è che abbiamo perso la liberta di pensiero. Il termine arrabbiare è riduttivo, è una cosa che ti fa venire voglia di riprendere la forca. La velocità di reazione del “moderatore”, intervenuto immediatamente per dare corso diverso all’effetto della notizia che circolava in chat, lascia sconcertati e preoccupati più della notizia stessa.
Vietato avere sospetti! Scambiamoci messaggi del tipo “tutto andrà bene”, quello ci è permesso, ma è vietato provare ad andare oltre le logiche apparenti. Dove sono finiti tutti quei discorsi sull’importanza della libertà di opinione? Adesso si che ho paura.



6. Maurizio ha scritto:

27 marzo 2020 alle 12:47

E smettiamola anche di continuare a chiamarlo ipocritamente coronavirus o covid19 per farlo sembrare anonimo. Chiamiamolo tutti invece come è giusto che debba essere chiamato: chinavirus (come fa Trump).



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