16
gennaio

Il Cantante Mascherato: una Ferrari da collaudare

Milly Carlucci

Milly Carlucci

Talent, game, spettacolo e una forte componente mistery. E’ questo il mix di ingredienti che ha dato anima al debutto de Il Cantante Mascherato, pronto a tornare in onda domani con la seconda puntata. Il programma di Milly Carlucci non ha deluso le aspettative, è una boccata d’ossigeno e di originalità in un panorama televisivo stantio, sempre più attorcigliato sulle medesime idee.

A convincere in questo caso è il concept di base. Milly Carlucci riesce a scrivere la trama di un buongiallo’, la cui costruzione è spalmata nel corso della puntata – a mo’ di indagine – e vede telespettatori e giudici diventare novelli detective per decifrare i più eterogenei indizi. Il meccanismo funziona, è semplice ma non banale, la padrona di casa dosa bene gli ingredienti, privilegiando ora la componente ‘investigativa’, ora la parte più musicale e di spettacolo. Tra momenti di leggerezza e quelli di suspense la formula non annoia, la durata è giusta e la visione scivola che è una bellezza.

Non tutto però è perfetto. A cominciare dal basso di grado di spettacolarità delle esibizioni (a differenza delle edizioni estere) che non fa delle varie maschere delle vere popstar e che si sposerebbe appieno col contesto “fantastico”. Debole anche la giuria, poco amalgamata, a tratti anonima. Ilenia Pastorelli, da un lato è un nome nuovo che esce dai soliti giri, dall’altro, al pari di Patty Pravo, fatica a stare al passo (svelto) del meccanismo. Flavio Insinna gioca bene con il pubblico, dà brio allo show ma parla troppo. Mariotto è lento, mentre Facchinetti è talmente calato nella parte da risultare costruito. Un programma come questo avrebbe bisogno, oltre che di una figura ironica, di almeno un giurato super analitico, superbo conoscitore dei personaggi del mondo dello spettacolo. Inoltre non c’è un volto che incuriosisca i più giovani.

Sul fronte maschere, se è stata messa a punto una narrazione ben congegnata sugli identikit dei diversi protagonisti, c’è anche da dire che forse la Carlucci non ha fatto i conti con il timbro vocale troppo riconoscibile di alcuni di essi, che ha condotto già il pubblico a inevitabili certezze (come nel caso di Valerio Scanu) e ad ipotesi molto plausibili – da Arisa ad Albano passando per Alessandro Greco – sulle maschere in gara (qui trovate indizi e tesi). Migliorare il lavoro di camuffamento delle voci o scegliere celebrità più difficilmente distinguibili e poco televisive potrebbero essere due degli aspetti da rivedere. Anche perché – nel momento in cui si è certi del profilo dei concorrenti – il bello del format viene meno.

In soldoni lo show ha dimostrato di saper catalizzare l’attenzione e avere tutti i prerequisiti per essere una vera Ferrari – potente, veloce e attraente – che però andrebbe collaudata e revisionata, per poter correggere i suoi difetti ed esprimere al meglio la sua forza. Il rischio è che già alla seconda puntata sappia di già visto e diventi ripetitivo.

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