13
marzo

JAMS: le molestie sui minori affrontate da Rai Gulp con una ‘marmellata’ di elementi

JAMS - Sonia Battisti

JAMS - Sonia Battisti

Un tempo c’erano i Braccialetti Rossi di Leo & friends, oggi ci sono quelli gialli di Joy, Alice, Max e Stefano: si tratta dei protagonisti della nuova serie per ragazzi JAMS, il cui titolo significa “marmellate” ma è anche un acronimo delle iniziali dei loro nomi, che ha debuttato su Rai Gulp lunedì sera alle 21.00. Frequentano la prima media e sono un gruppo unito, che affronta sogni ed insidie dell’adolescenza, ma anche tanto di più.

JAMS: su Rai Gulp una serie che parla ai giovani delle molestie

Il progetto è articolato ed ambizioso, ma soprattutto ricco di elementi diversi che rendono difficile classificarlo. C’è un tocco di Junior MasterChef (e infatti ci sarà anche l’incursione di Alessandro Borghese), dal momento che la protagonista Joy (Sonia Battisti) si diletta in cucina e sperimenta ricette prima per un blog e poi per un progetto scolastico, con i suoi amici; strizza poi l’occhio al fenomeno degli Youtubers, perchè a raccontare gli eventi ci pensa Alice (Giulia Cragnotti), che parla alla telecamera comodamente seduta nella sua cameretta.

Ma, in realtà, ha una missione molto più alta, che sulla carta stona completamente con tutto il resto e che arriva come un pugno allo stomaco durante la visione allegra e rilassata delle puntate: aiutare i più giovani a difendersi dalle molestie e dai possibili abusi. Nel corso della storia, infatti, Joy subisce delle avances da un vicino di casa, amico di famiglia, e questo spegne la sua spensieratezza, impedendole di fare le cose di tutti i giorni e godersi la vita come si fa alla sua età.

L’ombra gettata dalle molestie, arrivando improvvisa ed inattesa durante la narrazione, ottiene il risultato che otterrebbe nella realtà: crea disagio e confusione, raggela e in un primo momento immobilizza. La scrittura è stata però ben dosata, grazie anche al supporto di un’equipe di neuropsichiatria infantile dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, e arriva in modo naturale alla reazione, così gli amici riescono ad aiutare Joy prima che sia troppo tardi.

L’elemento migliore del prodotto, nell’insieme un po’ confusionario, sta nella recitazione dei giovanissimi attori, che sembrano naturali. Merito della tecnica usata in fase di riprese, chiamata constructed reality: pur seguendo uno script, gli interpreti hanno potuto improvvisare e molti dialoghi andati in onda erano in realtà conversazioni “a tema” realmente avvenute tra loro.

Sul fronte ascolti dopo un esordio a 101.000 spettatori (0.4%), è calata ad appena 82.000 spettatori (0.3%) nella seconda puntata.

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