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dicembre

Maurizio Costanzo a La Repubblica delle Donne: «Non so se oggi attaccherei in modo così diretto e reiterato la mafia, mi sembrerebbe di dare un calcio al destino»

Maurizio Costanzo

Maurizio Costanzo

A CR4 – La Repubblica delle donne, in onda questa sera in prima serata su Retequattro, Piero Chiambretti ha intervistato Maurizio Costanzo, che ha raccontato diversi aneddoti salienti della sua vita e della sua carriera.

Ripercorrendo il dramma dell’attentato subito dalla mafia nel 1993, gli è stato chiesto se gli risultasse il fatto che – anche a causa alle frequenti ospitate del giudice Giovanni Falcone nel suo programma- volessero inizialmente attentare proprio fuori dal Teatro Parioli, Costanzo ha così risposto:

«A me risulta, dai magistrati, che i mafiosi cercarono prima di fare l’attentato al Parioli, dove venne persino Messina Denaro, latitante da sempre, a verificare la situazione. Poi, fra i Corleonesi e altri, vinsero gli altri, altrimenti i Corleonesi mi avrebbero fatto fuori con una sventagliata di mitra».

E ha continuato:

«Ti dico ancora di più. I magistrati mi hanno dimostrato come i mafiosi mi seguissero e stavano spesso in Via Veneto pensando fossi lì, invece videro solo Arbore. Una volta mi seguirono pensando andassi a casa, invece, guarda il destino, stavo andando a trovare l’allora Ministro degli Interni Vincenzo Scotti, che aveva sotto casa una camionetta della polizia. Allora loro hanno pensato che a casa non potevano fare l’attentato e quella è stata la mia salvezza».

Sul perché la mafia attaccò lui e non Michele Santoro, ha spiegato:

«Perché io ho insistito in altre puntate. Falcone e gli altri magistrati vennero dopo. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata l’aver intervistato la nuora di Bontade, capobastone importante, e in onda, incoscientemente, cercai di convincerla a lasciare la famiglia mafiosa. I magistrati mi hanno raccontato che la mia condanna di morte fu da parte di Totò Riina che disse: “Questo Costanzo mi ha rotto i co****ni”».

Parlando dei suoi attentatori, se li ha guardati negli occhi durante il processo, Costanzo ha raccontato:

«Solo per qualche minuto. Poi ho pensato una cosa: che io ero lì, libero, mentre loro stavano dietro le sbarre. Allora, non li ho più guardati».

E ancora, se oggi attaccherebbe di nuovo la mafia in modo così diretto e reiterato, ha confessato:

«Sinceramente non lo so, perché mi sembrerebbe di dare un calcio al destino. Però, penso sempre che ci debba essere qualche giornalista a denunciare le cose. E per fortuna c’è».

Nel corso dell’intervista si è poi collegata telefonicamente Maria De Filippi che sul marito ha detto:

«Mi ha conquistata con la parola, con la presenza, con la costanza e con l’essere un punto di riferimento fermo nella mia vita».

Chiambretti, ha anche ricordato Sandro Mayer, recentemente scomparso, chiedendo a Costanzo un commento:

«Ho perso un grande amico. Abbiamo lavorato insieme per più di dieci anni a Buona domenica, e so che mi mancherà».

Grande spazio anche ai protagonisti della politica, contemporanea e non. Costanzo infatti, non si è mai dichiarato comunista ma ha detto di essere stato “affascinato da Massimo D’Alema” e, alla domanda di Chiambretti se Silvio Berlusconi lo sapesse, ha risposto: «Sì, lo sapeva e diceva agli altri “Lo so che Maurizio è vicino a D’Alema, spero che mi dica qualche cosa che gli dice D’Alema”». E ha aggiunto: «Quando Berlusconi è sceso in politica, radunò molti di noi ad Arcore – mi ricordo Giuliano Ferrara ed Enrico Mentana – per informarci che sarebbe sceso in politica. Io poi, a tu per tu, gli dissi: “Guarda, io non ti voterò mai, ma non ti attaccherò mai”, ed è così ancora oggi».

Su Salvini, dopo che è stato recentemente ospite al “Maurizio Costanzo Show”, il giornalista si è espresso così:

«Salvini ha la grande dote di dire le cose che molta gente si vuol sentir dire».

E in merito all’attuale situazione della sinistra ha detto:

«Mi sento di dire che oggi c’è meno la sinistra. Io nella mia vita ho avuto la fortuna di conoscere Massimo D’Alema, Giancarlo Paglietta, Giovanni Amendola, Giorgio Napolitano e Enrico Berlinguer».

Da grande tifoso della Roma, Costanzo si è espresso così su VAR e Francesco Totti:

«Penso malissimo del VAR e penso male degli arbitri, perché alla Roma hanno sicuramente non dato un goal scritto – e aggiunge – Totti mi manca moltissimo. Gli voglio bene e gli sono affezionato. Sono romanista… Nessuno è perfetto! (sorride, ndr)».

Infine, sul suo rapporto con la fede, Maurizio Costanzo ha svelato:

«Questa è la mia contraddizione: non sono un credente, ma mi dispiaccio di non essere un credente. Chissà perché, essendo figlio unico e avendo perso mio padre quando avevo circa 20 anni e mamma un po’ di anni dopo, penso che la cosa più bella che mi possa accadere dopo è rincontrare loro».

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1 Commento dei lettori »

1. Socrate ha scritto:

6 dicembre 2018 alle 12:58

Mafiosi che pensano di trovare un uomo di spettacolo stazionando in Via Veneto, alla stregua di Totò e Peppino che a Milano si mettono in mezzo a Piazza del Duomo per trovare la Malafemmina. Mafiosi che sbagliano l’indirizzo di casa della vittima, e che non riescono a centrare un obiettivo nemmeno con decine di chili di tritolo. Sembra la trama di un film con Franco e Ciccio. Chissà se un giorno sapremo mai la verità su questa storia, che certo non è questa che ci raccontano.



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