9
settembre

Selvaggia Lucarelli a DM: in TV farei subito «Le Vite degli Altri». In passato un sacco di cazzate e brutta televisione perchè pensavo di non meritare di meglio

Selvaggia Lucarelli

Selvaggia Lucarelli

«Quando hai visto ballare la De Sio hai visto tutto, quindi mi tocca cercare visioni oltre il consueto per avere ancora il piacere della scoperta. L’Uzbekistan mi pareva una giusta risposta alla sua rumba». Le vacanze sono per Selvaggia Lucarelli una missione. Le più stressanti, le meno scontate, le meno confortevoli le fa indiscutibilmente lei. Sarà per questo che a settembre è più agguerrita che mai. E sarà sempre per questo che abbiamo pensato di fare una chiacchierata proprio all’inizio della stagione. Chè, si sa, qualche amico in più fa sempre comodo. E ti fa partire con il piede giusto!

Ho capito che vuoi fare l’intellettuale e visitare posti alternativi d’estate… ma per il bene del prossimo e dei tuoi ‘obiettivi’ della nuova stagione, l’anno prossimo vieni in Puglia o vattene a Capri…

(ride, ndDM) La verità è che io sono stata pure a Ibiza e alle Maldive, mica vado solo in posti alternativi. Che poi parliamoci chiaramente, da un punto di vista antropologico Formentera o Gallipoli ad Agosto offrono scorci di umanità primitiva che la Tasmania si sogna, per cui non snobbo neppure le mete più kitsch. Semplicemente il mondo è grande e vorrei vederlo tutto.

Raccontami i 9 piccoli infami della tua estate. Il decimo lo conosciamo ed è il tassista…

1. Tutti quelli che si sono taggati al mare a dorso di un fenicottero rosa.
2. Mio figlio pre adolescente in vacanza col padre che risponde dopo due giorni ai miei messaggi.
3. La parrucchiera che mi ha bruciato i capelli con una piastra del periodo pre-bellico.
4. Il tizio che in Uzbekistan voleva dividere una corsa in taxi da 1 euro.
5. La tizia che mi ha rubato gli occhiali in India.
6. Diletta Leotta e le sue foto in costume che fanno venire voglia di nutrirsi di radici e bacche per sei mesi.
7. Quelli che hanno preferito il libro di De Silva al mio.
8. Quelli che hanno preferito il libro della Ciabatti al mio.
9. Quelli che hanno preferito le 8 montagne ai 10 piccoli infami. Ma come vi permettete, dico io. Proprio vero che la cultura in Italia non ha più alcun valore.

Cosa c’è dietro alla tua ironia?

La mia ironia nasce da buone letture (Benni), dalla frequentazione di alcuni fidanzati comici che mi hanno imposto il cabaret per anni (vedi Max Giusti, che mi portava a vedere tutti gli spettacoli dei suoi colleghi, per anni) e da un’attitudine naturale al cazzeggio. In più, avrei la tendenza a drammatizzare tutto, quindi l’ironia spegne gli incendi, ristabilisce le priorità, mi aiuta a mettere le giuste distanze tra me e il melodramma.

Normalmente l’ironia attecchisce in terreni poco allegri…

L’ironia attecchisce dove c’è sensibilità. Se hai delle corde sensibili e vigili sai guardare le cose da più punti di osservazione. Qualche anno fa ero stata mollata, era una domenica di maggio caldissima, ero sola a casa e pure in tutta Milano. Piangevo e non sapevo cosa fare per calmarmi. Ho cercato i fiori di Bach in farmacia, sono tornata e mi sono seduta al tavolo della cucina infilandomi tutti i contagocce in bocca. A un certo punto ho provato a guardare la scena dall’esterno, ho visto una 35enne pettoruta che tentava il suicidio col biancospino in una cucina Ikea davanti al frigo con un’unica calamita attaccata sopra, quella di Viserbella, e m’è venuto da ridere. Ecco. Chi sono io? Quella che piangeva o quella che rideva? Entrambe, per cui mi ritengo una donna allegra salvo complicazioni.

Per cosa hai riso l’ultima volta?

Ho rivisto Leon dopo 25 giorni che era in vacanza col padre. Ha guardato Lorenzo e gli ha detto: “mi sei mancato, scemo!”. Io ho subito fatto: “e io?”. Lui, subito: “Tu no. Le madri con questa storia che ci hanno partorito sono sopravvalutate”. Poi si è messo a ridere e mi sono messa a ridere pure io. Spero che l’adolescenza duri qualcosa di meno del governo Berlusconi perché ho bisogno di riavere indietro il mio vecchio figlio, quello che a 12 anni è stato ingoiato da questo ingrato fetente.

Pensi di essere una brava madre?

Quando qualcosa da figli non è andato, quando da figlio hai avvertito delle mancanze, si hanno due strade, da genitori: la compensazione o la reiterazione. Io agisco per compensazione, do a Leon quello che a me è mancato. Non è detto che sia la cosa più giusta, perché tendo talvolta a dare poche regole, a concedergli tanto sul piano materiale, a non fare troppe storie quando sbaglia, però preferisco rischiare di concedergli troppo che di fargli ricordare un’infanzia infelice. Per esempio non gli riempio la vita di cose da fare, di corsi, di lezioni, di sport. Gli lascio il tempo per annoiarsi e raccogliere le idee, lascio la competizione fuori di casa e dalla sua vita. Voglio che si ricordi di questa fase della sua vita come di un periodo facile, felice, molle. Non so se sono una buona madre, ma sono una che non si fa continuamente questa domanda prima di andare a dormire e forse è un buon indizio.

E a te cosa è mancato?

In casa l’armonia. Ho vissuto nel conflitto. E l’affetto quello fisico, avvolgente. Quello che protegge. Nessuno mi ha mai detto: “ci penso io”. Me la sono sempre cavata da me. Naturalmente questo mi ha resa la persona combattiva e indipendente che sono, ma ci sarei voluta arrivare attraverso una strada più comoda. Fuori mi è mancato a lungo un uomo con cui ci fosse una complicità profonda, che mi somigliasse e allo stesso tempo limasse alcuni spigoli. Che mi regalasse la fiducia nel mondo maschile. L’ho incontrato a 41 anni suonati e lo considero un regalo enorme della vita.

Sono quelle classiche situazioni che ti fanno essere una bomba a livello professionale e una frana a livello sentimentale…

In realtà io sono stata a lungo una frana in tutto. Invidio molto quelle persone che sono centrate fin da giovani, che sono sagge da subito, che a 20 anni hanno già le idee chiare. Io non ho capito nulla di me fino almeno ai 36. Ho fatto un sacco di cazzate, ho fatto brutta TV perché pensavo di non meritare di meglio, ho scritto molte scemenze perché ero rigida e talvolta inutilmente arruffapopoli, ho avuto amici imbarazzanti, ho avuto fidanzati con cui oggi non prenderei neppure un caffè. Per almeno due/tre anni non mi sono goduta la crescita di Leon quanto avrei voluto. Mi ci è voluto un forte lutto sentimentale per buttare nel cesso tutto quello che ero e in cui mi specchiavo e riscrivere tutto. Il mio primo romanzo è stato il frutto di quella svolta. Tre mesi di solitudine, la rielaborazione del dolore, la rinascita. Oggi mi vergogno di molte cose che ho fatto e detto, non sono ancora quello che vorrei, ma mi piaccio un po’ di più. Mi inviterei a cena, se fossi un uomo. Prima ero da una botta (in testa) e via.

Si dice che una persona sia la somma di tutte le persone che ha incontrato nel suo cammino…

Io mi sento più la sottrazione. Non ho mai avuto modelli di riferimento. Ma molti di non riferimento. So chi non voglio essere.

Chi?

Da piccola guardavo mia mamma così dipendente da mio papà, senza neppure la patente, coi sui sogni e i suoi talenti sacrificati dalla paura di osare e pensavo che io invece mi sarei presa tutto. Oggi, in particolare, non voglio essere quei colleghi cerchiobottisti che pur di tenersi il loro posticino caldo non hanno neppure più le palle per scrivere un pezzo critico verso qualcuno o qualcosa e allora consegnano il tesserino di giornalista a un fantasmagorico “popolo del web”. La rete dice, bufera social, il web protesta… ma chi cazzo se ne frega di quello che dice la rete, dimmi quello che pensi tu, se sei ancora un giornalista e non il megafono dei minchioni.

Quando racconti queste cose della tua famiglia pensi al fatto che loro possano leggerle? Cosa credi che pensino?

Mia madre e mio padre vivono in un loro microcosmo in cui entra solo qualche quotidiano, non hanno neanche un computer. Sono contenta che ignorino quello che io scrivo di me e quello che si scrive di me sulla rete, credo che in caso contrario mio padre non sarebbe arrivato a compiere 83 anni.

E io che pensavo che volessi farci un libro sulla tua famiglia…

Lo farò, perché la storia della mia famiglia è una storia per me incredibile. C’è tutto dentro. Le donne forti, le donne schiacciate dai tempi e dall’indole, gli uomini padroni, gli uomini assenti, gli uomini meravigliosi, i sogni abortiti, riscatti inaspettati, tanti errori inconsapevoli, un’educazione per alcuni versi salvifica e per altri catastrofica. Però non è ancora il momento. Avrò molto da scrivere in vecchiaia, quando sarò troppo anziana per reggere una discussione con i concorrenti di Ballando e dovrò stare a casa e prendermi un gatto.

Non credi che scrivendolo prima, quando sono tutti in vita, potrebbe essere un bell’argomento su cui confrontarsi?

Avrebbe avuto senso forse anni fa, adesso i miei sono troppo fragili. Non ha senso chiedere spiegazioni quando i tuoi hanno 80 anni. Il tempo delle spiegazioni è un altro e per noi non c’è stato, questo è il tempo dell’accettazione. L’ho scritto in un mio post poche settimane fa: arriva il giorno in cui i rapporti conflittuali con i genitori o non si risolvono definitivamente o bisogna dire “non fa niente”.

Pensi che siano orgogliosi della figlia che hanno?

Sì. Lo sono senza alcun fanatismo perché i miei sono liguri, hanno la sobrietà nel dna. Io credo che loro siano fieri non del “successo” che neppure percepiscono fino in fondo, ma del fatto che ho realizzato molti dei loro sogni. Mia madre voleva scrivere, era molto brava, ma l’indipendenza la spaventava. Ha sempre scritto per noi e per gli amici. Mio papà voleva fare il giornalista e viaggiare. Soprattutto viaggiare. Quando ero piccola prendeva l’atlante e mi indicava i paesi che gli sarebbe piaciuto vedere. Li sto vedendo tutti io per lui, mi manca il Brasile. Proprio qualche giorno fa, ha visto sul telefono di mio fratello le mie foto degli ultimi viaggi su Instagram, si è commosso. Comprano Il Fatto, conservano i miei articoli, mi chiamano per commentarli. Però poi magari si scordano di vedermi in TV. Gli dico: “ehi sabato sono a Ballando”. Li chiamo domenica e mi fanno: “allora stasera sei in TV?”. Questo loro modo di essere mi ha sempre aiutata a mantenere la giusta distanza dal successo. Ed infatti il successo è una cosa di cui non mi frega nulla.

Io non riesco a capire se la famiglia sia il tuo tallone d’Achille, il tuo più grande amore non ricambiato…

Mi sarebbe piaciuto avere una famiglia più attenta a quello che succedeva nella mia cameretta che a quello che succedeva nel mondo. C’era la bandiera del Tibet fuori dal balcone, a casa mia, c’erano i digiuni con Pannella, c’era Radio Radicale accesa 24 ore su 24, c’erano i banchetti per la racconta firme per i referendum, c’erano le trasferte a Roma o in Europa per le manifestazioni più svariate. Però poi sfuggiva completamente quello che accadeva in casa. Questo è l’irrisolto con cui faccio fatica a fare pace. Però so anche che tutto questo ha allargato il mio orizzonte. A un prezzo alto, ma oggi lo considero un regalo.

Tu che vorresti regalare a tuo figlio?

Visto che come dicevo prima io mi sono dovuta guadagnare tutto da sola, intanto voglio oliare qualche meccanismo, rendergli la vita il più semplice possibile, almeno finché è un bambino. ‘Sta cosa di dover per forza far faticare, sudare i bambini a 12 anni mi sta sulle balle. Avranno già una vita fatta di salite e di sfighe variegate, io ora cerco di alleggerirgliela. Poi credo di avergli regalato l’ironia. Quando si incazza io cerco sempre di smorzare con una battuta, non di ridicolizzarlo, ma di insegnargli a guardarsi dal di fuori. Che so, la ragazzina che gli piace non risponde ai suoi messaggi mentre è in vacanza e gli dico: “dai, ti ha friendzonato!”. Lui allora fa quello piccato però poi ci ride. Naturalmente ha imparato a fare lo stesso con me, l’infame. Si diverte a scherzare sulla mia età col mio fidanzato per esempio. Gli dice spesso: “Lorenzo ma dove devi andare con mia madre, non lo vedi che è anziana? Tra un po’ si rifarà tutta, tu la lascerai e lei finirà con una copertina davanti a un camino con una tazza di tè!”. Naturalmente non sa che finirà le medie in un collegio in Svizzera.

Guarda che mica scherzava…

Neppure io. Comunque lo so dove vuoi arrivare. Alla domanda sulla differenza di età tra me e Lorenzo. Vuoi che ti dica che è tutto così incredibilmente facile? No. Vuoi che ti dica le frasi alla Del Santo tipo “il maturo della coppia è lui?”. No. La verità è che mi piacerebbe tanto avere la sua età ma è anche vero che se io fossi la ventisettenne che sono stata e lo incontrassi oggi, Lorenzo non me lo filerei di pezza. A quell’età ero una delle tante cialtrone sciocche e masochiste che inseguivano i maledetti, quelli che ti devono far partire per annaffiare l’ego. Lorenzo mi sarebbe sembrato troppo buono, generoso e rassicurante. Troppo facile. Quindi non ci saremmo potuti che innamorare in fasi così diverse della vita. Detto ciò, sono tutti molto preoccupati per me, come se il gap anagrafico potesse diventare un problema solo per lui. E se mi innamorassi io un domani di un fascinoso sessantenne? Strano che nessuno ponga la questione su questo piano, lo trovo buffo. E inquietante. È come se la giovinezza fosse l’elemento vincente per forza.

Dai, fortunatamente sei ancora piacente. Spero che tu possa invecchiare come la Parietti che alla sua età fa ancora la sua porca figura…

Ridimmi “ancora piacente” e querelo anche te. Ti proibisco… (ridiamo, ndDM)

A proposito di Alba, in un’intervista ha detto che Milly Carlucci ti ha difesa a suo discapito…

Ballando è finito tre mesi fa, praticamente nessuno tra giudici ed ex concorrenti ne parla più perché ognuno di noi è tornato alla sua vita, lavora, pensa alla prossima edizione con entusiasmo. Mi spiace per chi fatica a trovare altri argomenti. Per il resto, come sempre da quando è finito il programma, non commento in alcun modo la signora o la mia querela che riguarda solo in minima parte le cose dette a Ballando e che riguarda invece nella quasi totalità cose dette e scritte fuori, non cavalco queste cose per finire sui giornali, non ne ho bisogno. Io ne parlo solo nelle sedi opportune, in tribunale… non ho mai parlato neppure della Canalis mentre era in corso il processo, figuriamoci se parlo di un’ex concorrente di Ballando. Sono invece felice di dire che la Rai ha capito il mio disagio, mi è stato legittimamente decurtato il compenso dell’ultima puntata ma non ci sono state azioni legali. Sarò ancora a Ballando, credo, e non vedo l’ora di tornare a divertirmi con i nuovi concorrenti, i quali, spero, siano dotati della giusta ironia e leggerezza come quasi tutti i concorrenti dell’ultima edizione e di quelle precedenti. Con alcuni sono anche diventata amica. È l’unico modo per affrontare il programma uscendone da vincitori, al di là di come si balla la rumba o il tango.

In tribunale come va?

Ci vediamo per il primo “incontro” a fine settembre.

C’è già stata qualche sentenza sui bulletti di Facebook?

No, aspetto con trepidazione di sapere come finirà. Ho querelato tre persone, uno youtuber e due commentatori. Sto preparando la querela per altri due youtuber. Spero che questa gente impari che le visualizzazioni a colpi di “zoccola” hanno un prezzo piuttosto alto.

Sino a qualche tempo fa, pensavo che più che il tribunale sarebbe stato necessario solo un po’ di tempo. Come a dire, sopporta per un po’… tanto hanno vita breve. Ritenevo sostanzialmente che una battaglia sarebbe stata inutile perché non ci sarebbe stata speranza non solo che i diretti interessati capissero ma anche che gli altri potessero immedesimarsi e sposare la causa. Anzi, immaginavo anche un effetto boomerang. Poi la situazione è decisamente degenerata. Hai fatto bene.

Come la educhi ’sta gente? Con le conferenze anti-bullismo a cui partecipa gente già sensibile al problema, non certo i bulli? Con le ramanzine su Facebook a cui questa gente risponde con un “puttana fatti i cazzi tuoi” nei commenti? Ma poi perché se uno in un cinema o al bar ti viene addosso a urlarti “muori brutta zoccola” lo denunci e se lo fa su Facebook no? Cos’è un’attenuante essere animali sul web anziché al bar? Io sono per disintegrare questo scollamento tra reale e virtuale, che è la prima causa di tutti i fraintendimenti e di tutti i mali. La querela è una cosa che ti riconduce alla realtà. Che ti costringe a difenderti, a chiamare un avvocato, a parlare fuori dal web, a guardare chi hai offeso negli occhi, ad affrontare le conseguenze di un gesto che spesso finisce impunito. Per me è l’unica strada percorribile. Ed educativa.

Sono d’accordo ma c’è un però a mio avviso: ciò che fai (vedi la pubblicazione di nomi, cognomi e screenshot) potrebbe diventare la norma anche in situazioni non consone. Una sorta di giustizia fai da te che potrebbe essere sbagliata in alcuni casi. Non tutti hanno la stessa intelligenza e utilizzano gli stessi parametri per valutare determinate situazioni…

Se commetti un reato per strada, il giorno dopo i giornali non hanno certo la premura di censurare nome e cognome. Non vedo perché se lo commetti sul web bisognerebbe avere una premura maggiore. Lo trovo un modo per ammettere che, tutto sommato, se lo fai sul web meriti delle attenuanti. E poi quando scrivi qualcosa su Facebook sei tu che ti esponi a una platea di un miliardo e mezzo di utenti, mica stai parlando al telefono con un tuo amico.

Per questo ci sono gruppi chiusi…

Tu un gruppo con 300.000 iscritti lo chiami chiuso? E inoltre, non è che se fabbrichi una bomba a casa tua, anche da solo, valga il detto “dentro casa sua ognuno fa quel che gli pare”. Non è esattamente così, c’è un fraintendimento anche su questo. Anche la P2 era un gruppo chiuso eh.

Per cosa ti piacerebbe essere ricordata?

Per la mia onestà intellettuale. E per i miei zigomi, ovviamente.

La Ferilli a te sta facendo un brutto effetto…

La Ferilli è l’unica donna che mi sostiene apertamente nella mia battaglia contro il bullismo in rete. È una guerriera, con un’intelligenza acuta e sorprendente. Non le piacevo, me lo ha detto con la schiettezza che la contraddistingue, ma ha cambiato idea. Io, tra le altre cose, apprezzo il fatto che non sia ingessata e figa di legno come la quasi totalità (quasi eh) delle attrici italiane, ma che sia una che si espone, si spende, si appassiona. Si sporca le mani.

Pensa che dovevamo fare un programma insieme su alcune tematiche sensibili. Peccato per il dietrofront lastminute…

Lo so ma… eccomi! Ci sono io! Le Vite degli Altri è un bellissimo programma, lo farei anche subito e sarebbe una cosa diversa da tutto quello che ho fatto. Mi dicono spesso: “facile giudicare, se non sei dall’altra parte. Ecco, sarebbe l’opportunità di stare un po’ dall’altra parte. E poi in fondo io e Sabrina ci somigliamo pure un po’… A parte che lei ha tipo un girovita che è la metà del mio, devo capire come fa, maledetta.

Non sei impegnata con la TV del Fatto?

Sì, parto a breve con un programma nuovo, Opinion Leader, in cui sarò giudice unico e conduttrice di un talent in cui i concorrenti aspirano a diventare i personaggi più ricercati in TV: i tuttologi. Insomma, opinion leader cercasi e si cercano tra macellai, autisti, insegnanti, avvocati che saranno invitati a commentare le notizie più disparate. Del resto, in ciascuno di noi può covare una Selvaggia Lucarelli, un Andrea Scanzi, un Vittorio Sgarbi… l’importante è tirare fuori il mostro dal costato, come Alien!

Ma la web TV del Fatto è gestita dal Fatto cartaceo o dal fattoquotidiano.it? Perchè non mi pare che i rapporti con quest’ultimo fossero idilliaci…

La TV è gestita da Cinzia Monteverdi, l’ad de Il Fatto, che è davvero una persona fantastica, con cui è impossibile non lavorare bene. Riguardo il fatto.it che è diretto da Gomez io non scrivo e non ho mai scritto per il sito, nonostante il mio contratto lo prevedesse. Il perché? Non lo so, giuro che è uno dei più grandi misteri dell’universo dopo la Bianchetti. Trovo la cosa un po’ tafazziana da un punto di vista commerciale. Ho due milioni di lettori sul web, numeri che non hanno neppure siti di informazione, è davvero bizzarro non utilizzarmi oltre il cartaceo. Ho letto poco tempo fa in uno scambio di pubbliche missive con Sallusti che siccome ero sotto processo per la vicenda Canalis non mi faceva scrivere per prudenza. È abbastanza singolare che un direttore di una testata che pubblica intercettazione e atti secretati (e sia chiaro, parlo di fatti, non è un giudizio) abbia ritenuto  che le mie eventuali violazioni della privacy per due foto di un compleanno a casa Clooney fossero qualcosa per cui mettere in panchina un giornalista. Detto ciò, sono stata assolta con formula piena due mesi fa. Non scrivo comunque sul sito e non ci scriverò più.

E comunque ormai tutti influencer e opinion leader. Non credi che distorcano l’informazione e influenzino negativamente il mercato?

La colpa è dei giornalisti. Si dà dignità di notizia a qualsiasi cazzata si partorisca sul web. Mi dici perché Fabrizio Bracconeri non è più in TV o sui giornali da millenni e non ha voce in capitolo su nulla a parte forse la giusta marca di balsamo riflessante per capelli rossi, ma se scrive una cagata razzista su Twitter diventa non uno da ignorare ma uno la cui cagata va amplificata sui siti di informazione? Mi spieghi perché un’azienda deve riempire di soldi Belen o la Food blogger di turno per una foto su Instagram in cui posa svogliata con un orologio o una ciofeca di t-shirt o uno spaghetto alla chitarra, operazione che ci scommetto non fa vendere un orologio in più perché è l’ennesima marchetta annacquata in un oceano di marchette? Se operazione commerciale sia, che almeno abbia un senso. Che sia mirata. Pensata. Efficace. Mi spieghi perché il vassoio galleggiante di Vacchi deve finire in homepage sui maggiori siti di informazione e non sui siti scemi di gossip, al massimo? Che minchia me ne frega se Il vassoio di Vacchi galleggia o va a fondo come un sorcio!? Mi dici perché ho visto addirittura articoli non sulla Ferragni (che ci sta), non sull’ex fidanzato della Ferragni, ma addirittura sulla nuova fidanzata dell’ex fidanzato (sconosciuto) della Ferragni? Ma chi se ne frega! È un corto circuito assurdo, la cui colpa è solo dei giornalisti. Gli influencer de noantri giocano con una macchinina al lunapark, sono i giornalisti (e le aziende) a dar loro la patente.

Tu pubblicità non ne fai?

Io presto farò una “campagna-non campagna” social molto divertente e molto tagliata su di me e sulle mie forme generose per un noto marchio. Roba sexy, mica pizza e fichi. Ma come dicono le vip in questi casi (e ho sempre sognato di poterlo dire anche io), “al momento non posso dire di più”.

Il tuo libro uscito a luglio vende molto bene ma le recensioni non sono altrettanto buone. Vittorio Feltri, ad esempio, ci è andato giù pesante…

Feltri mi è simpatico ma, con rispetto parlando, mi sembra in balia di un allegro rincoglionimento senile. E mica solo per la critica al mio libro, quella è la cosa meno seria, tanto più che poi dice che scrivo da Dio, quindi amen. È che ormai Libero fa titoli che sembrano non Lercio, la parodia di Lercio e se non fosse che sono immondi e pericolosi ci sarebbe anche da ridere. Per il resto, il libro ha venduto tantissimo, più di quanto ci aspettassimo tutti, Rizzoli compresa, è in classifica, sono felice. Le recensioni negative portano bene.

Così ora stai sulle palle anche agli scrittori di lungo corso.

A molti, non a tutti. Però sì. Ho scoperto che il modo più efficace per andare sulle palle a giornalisti, giornalisti che hanno provato a scrivere libri, intellettuali e scrittori che si sentono specie protetta come gli aironi grigi, sedicenti geni che si sentono incompresi, cricche che pensano di custodire loro, solo loro, i segreti della consecutio temporum, è vendere dei libri. Entrare in classifica. Se tu vendi e il loro libro se l’è comprato solo la madre e in edizione tascabile per risparmiare, tu sei la stronza da abbattere. Nessuno in questo Paese si sente la causa dei suoi insuccessi, della sua mediocrità, delle proprie sconfitte. O magari di un corto circuito bulimico, in cui si pubblicano 30.000 libri l’anno e quelli belli ma che avrebbero bisogno di rimanere in incubatrice, di veder coltivare il passaparola, vengono schiacciati da pile di ricettari e poesiole da Osho de noantri. Sono povero? È colpa dei migranti. Non ho saputo governare? Colpa dei gufi. Non vendo? È colpa di chi vende.



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5 Commenti dei lettori »

1. Felicity ha scritto:

7 settembre 2017 alle 14:21

Adoro la Lucarelli, con tutti i suoi pregi e difetti! Un programma condotto da lei avrebbe ascolti super .



2. Luca ha scritto:

9 settembre 2017 alle 20:27

Bellissima intervista
Complimenti a Selvaggia e a Davide



3. Claudio ha scritto:

9 settembre 2017 alle 22:52

Bellissima intervista, la Lucarelli sempre schietta. A me piace, mi piace quello che dice, mi piace come lo dice e mi piace perché lo fa fregandosene delle conseguenze. A volte posso anche non essere d’accordo con quello che scrive, ma ha sempre il coraggio di metterci la faccia!
Bravo Davide e brava Selvaggia!



4. Federicos ha scritto:

10 settembre 2017 alle 14:27

Ce ne fossero di donne come la Lucarelli, Sapientemente Sfrontata ed Opportuna. Bellissima Intervista



5. pasquale ha scritto:

11 settembre 2017 alle 11:54

Brava Selvaggia!Sono felice che sarai di nuovo a Ballando come giudice.E meno male!Un bel programma molto bello e pulito e tu sei una vera tosta e mi piaci.Sei una vera signora! Mi dispiace che certe sciaq
uette ti attaccano prima che tu parli……cercono solo di ritrovare un po’ di popolarità.La Parietti?Penosa e ridicola.Un bacio e presto,ciao.



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