30
agosto

3×8 Cambioturno: l’Ilva di Taranto raccontata dai suoi operai nel docufilm di Rai1

Ilva, Taranto

Per la prima volta dopo trent’anni le telecamere entrano nel più grande stabilimento siderurgico europeo: l’Ilva di Taranto. Rai1 racconta infatti uno degli ultimi esempi del gigantismo industriale e lo fa stasera alle 23.30 con un docufilm scritto da Angelo Mellone e Pietro Raschillà per la regia di Gian Marco Mori. 3×8 Cambioturno, questo il titolo del lavoro televisivo, attraverso alcune storie di lavoro e di vita mostrerà gli anni della gestione pubblica dello stabilimento siderurgico di Taranto dopo il sequestro del 2012 per disastro ambientale.

Girato nel giugno 2016, un anno prima della cessione al gruppo ArcelorMittal-Marcegaglia, 3×8 Cambioturno racconterà una giornata tipo in fabbrica attraverso la scansione dei tre turni (7-15, 15-23, 23-7) che introducono le vicende di quattro lavoratori: uno lavora all’altoforno, due in acciaieria, un altro al treno nastri. Ci sarà anche un dirigente del Siderurgico che si accosta agli operai, introducendo il pubblico – come in uno strano “tutorial” – alla complessa dinamica di produzione dell’acciaio.

Le vicende dei quattro operai protagonisti, raccontate anche nella loro routine familiare e privata, saranno accompagnate da alcune interviste che amplieranno il punto di vista: verranno ascoltate le voci di scrittori, giornalisti, di un ex dirigente dell’Ilva oggi esponente ambientalista, del parroco di Tamburi. Il tutto sarà ambientato in quello che è un vero colosso industriale, ancora oggi impressionante nei numeri: 12mila dipendenti, 15 milioni di metri quadri di area, 200 km interni di ferrovie, altri 50 di treni nastri.

Le immagini del docufilm proveranno a trasmettere al pubblico proprio l’imponenza dell’Ilva, anche attraverso l’utilizzo di droni che hanno sorvolato gli impianti, soffermandosi attorno ad altoforni alti oltre cento metri e camini alti oltre duecento metri. Il progetto, interamente girato in 4K e arricchito da spezzoni di antichi film industriali messi a disposizione dalla Fondazione Ansaldo, è stato pensato anche per il mercato internazionale e per la presentazione ai festival, spiegano gli autori.

Una proposta che si annuncia interessante, se non altro per il punto di vista offerto: uno sguardo diretto su una realtà industriale divenuta emblema dei problemi e delle speranze di un’intera porzione di Italia.

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