25
maggio

Bruno Vespa scrive al CdA Rai per il tetto-compensi: «Tra un Fazio che si occupa di Falcone e un Vespa che fa una puntata su Ballando, chi è l’artista e chi il giornalista?»

Bruno Vespa

Bruno Vespa

“Cara Presidente e cari Consiglieri”. Inizia così il testo della lettera che Bruno Vespa ha deciso di inviare ai vertici di Viale Mazzini, lunedì scorso, nel corso dell’ultimo infuocato CdA, in cui è stato bocciato il piano informazione proposto dal DG Campo Dall’Orto. La riflessione proposta dal conduttore di Porta a Porta si riferisce al suo possibile inquadramento come giornalista -quindi non come artista- e dunque soggetto al fastidioso tetto compensi.

Nella missiva, infatti, si torna ancora a parlare del pasticcio sulle retribuzioni in Rai, sul quale, il Governo, però, aveva già fatto chiarezza, consentendo alla Rai di pagare i suoi artisti a prezzi di mercato. Artisti, appunto. Attenzione al passaggio successivo: dal ministero dello Sviluppo Economico si chiede di applicare il tetto di legge di 240 mila euro lordi annui a quei giornalisti che, pur essendo tali, hanno ottenuto dei contratti di tipo artistico. E l’ex direttore del Tg1 rientrerebbe tra questi. Così, alla vigilia delle decisioni in materia (dovrebbero essere rese note entro il 2 giugno), Repubblica pubblica per intero il testo in cui Vespa articola in cinque punti le sue ragioni. Tra i nodi principali, viene sottoposta una domanda lecita, non solo dal suo punto di vista:

“Tra un Fabio Fazio che si occupa di Falcone e un Bruno Vespa che fa un programma su Ballando con le stelle chi è l’artista e chi il giornalista?“.

Poi, rincara la dose e pone un’altra questione su tasse e dintorni:

“Ha sempre sbagliato la Rai nello stipulare con professionisti che vengono dal giornalismo contratti artistici (come nel suo caso, ndDM) che prevedono il versamento di contributi all’Enpals e agli enti previdenziali che l’hanno sostituito?“.

C’è spazio anche per una considerazione sul riconoscimento di un carattere puramente giornalistico a Porta a Porta che, se così fosse, dovrebbe rivedere tutti gli accordi dei suoi collaboratori in contratti di tipo giornalistico. Infine, chiude confidando nel buon senso, allontanando lo spauracchio di essere tra le vittime di qualche ‘regolamento di conti’ interno:

“Sono fiducioso infine che la discussione su questo tema avvenga su basi esclusivamente giuridiche e di buon senso, allontanando il sospetto – alimentato da alcune dichiarazioni politiche e non solo – che si voglia immaginare qualche norma ‘contra personam’, inaccettabile sotto ogni profilo”.

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2 Commenti dei lettori »

1. Tore ha scritto:

25 maggio 2017 alle 14:14

E dai Bruno… che con 240mila euro l’anno campi bene lo stesso…



2. aleimpe ha scritto:

25 maggio 2017 alle 18:53

Forse è dispiaciuto che la Rai non gli ha dato gli speciali sul G7 di Taormina ?



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