19
novembre

NAPOLI SOUND: L’EMOTAINMENT HA LA MEGLIO SUL TALENT (LOW COST)

I giudici di Napoli Sound

Esistono fenomeni che spiccano il volo, ma di cui si faticherà sempre a cogliere il segreto o la chiave di volta. Esistono realtà che ai più suonano come strambe, al limite dell’inverosimile, parecchio vicine allo sfondamento completo dei più comuni parametri del buon gusto eppure, contro ogni previsione o logica, conquistano una loro nicchia di estimatori e viaggiano veloci verso un dignitoso traguardo. Ecco, la canzone neomelodica ne è un esempio lampante. E Real Time, che forse ne ha fiutato il potenziale mediatico, ha sfornato Napoli Sound: un programma dedicato a questo zoccolo duro della canzone napoletana, un concentrato di circa un’ora piazzato in seconda serata per corteggiare i fan più accaniti di questo genere musicale e farlo conoscere anche ai telespettatori più ignari e scettici.

Presentato come una sorta di talent show per neomelodici, un X Factor alla buona, questo singolare – e per alcuni discutibile – progetto del canale 31 del digitale si presenta come una fiamma verso cui falene di giovani partenopei sono accorse per fare sfoggio delle loro doti canore e sperare nella vittoria di una borsa di studio al Conservatorio di Salerno.

Il sipario si è alzato su un piccolo teatro napoletano dove circa 15 aspiranti neomelodici si sono esibiti a turno dinanzi ad una giuria low cost composta da Nancy Coppola e Luciano Caldore, due esponenti neomelodici osannati come divinità del gorgheggio. Audizioni veloci e concise durante le quali si sono sprecati i “Bravo” e i “Che bella voce, complimenti”. Due aspetti antitetici fra loro sono emersi fin da subito: da un alto una pittoresca e spesso goffa gestione del palco, dall’altro una passione per il canto che per la maggior parte dei provinati sembra essere stata la scialuppa di salvataggio da vite complesse.

Sullo sfondo di giudizi sommari mascherati da fini commenti tecnici e di confessionali al limite del comico, sono state raccontate storie di non trascurabile spessore sociologico che hanno denunciato il comune denominatore della funzione salvifica della musica e hanno nobilitato il tutto poco prima che si sconfinasse in un clima caciarone da festa di piazza. Dai provini alla scelta di 4 “giovani fortunati” il passo è stato breve. A Maddalena, Raffaella, Marco e Carmine è stata data la possibilità di diventare “neomelodici per un giorno”, partecipando ad una serata all’insegna dello sfrenato surrealismo in onore di Nancy, alla quale sono arrivati dopo una full immersion di trucco aggressivo, coreografie discutibili e un turno in sala di incisione. Come obiettivo finale i giovani prescelti sono stati inseriti nel videoclip del remake di un successo dei loro idoli Coppola e Caldore.

Il tutto ha il sapore di un talent fatto con pochi mezzi e uno stile che lascia spazio a parecchie riserve, condito con un ritmo a tratti disordinato e un livello globalmente basso. Ad onor del vero, però, tutte le critiche mosse a priori e i commenti al vetriolo sull’ennesima spettacolarizzazione di una Napoli troppo volgare e circense possono considerarsi sotterrati da un prodotto finale che, senza troppe pretese, ha intrattenuto con modestia e ha regalato a giovani napoletani la possibilità di vivere un sogno lungo un giorno distraendoli dalla solita –spesso difficile- routine quotidiana.

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1 Commento dei lettori »

1. Luna ha scritto:

19 novembre 2016 alle 12:10

Sono fan di Real Time ! Ho iniziato a guardare i suoi programmi con Cortesie per gli ospiti (prima edizione) e poi ho continuato grazie ad Enzo Miccio ed alle sue spose. Lui e Carla Gozzi sono divertentissimi nei loro programmi. In generale prodotti gradevoli, di un certo livello, educati e distensivi. Poi vabbéh sono fan del Boss delle cerimonie. Ho adorato i documentari “Italiani made in Cina” e “India”. “Napoli sound” devo ancora vederlo ma sono certa che mi conquisterà. Se buttassero fuori la Parodi (nota stonata secondo me) potrei appassionarmi persino alla cucina ma odio cucinare e detesto la raccomandatissima Parodi quindi non c’é trippa per gatti. :-))



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