7
ottobre

SE IL “WALTER” E LA “IOLANDA” FINISCONO PER APPANNARE LA SATIRA DELLA LITTIZZETTO

Luciana Littizzetto

Luciana Littizzetto

C’è puzza di bruciato in Via Mecenate. Ad incendiarsi è l’ironia di Lucian(in)a Littizzetto. Complice quel “pezzo di salsiccia di Bra” che avrebbe dovuto essere il piatto forte del suo monologo di domenica scorsa  a Che tempo che fa.

Iniziamo col dire che l’espressione virgolettata non ha nulla a che vedere, nonostante le apparenze, con la specialità culinaria torinese. Già, perché la frase è servita alla comica come metafora per commentare quel genitale maschile che la scorsa settimana è stato mandato in onda, all’ora di pranzo e senza censure, dal TG5. Con buona pace dei pudici, pronti a scandalizzarsi per molto meno.

L’occasione non poteva essere più ghiotta per la spalla destra del buon Fazio, che quando si parla di “Walter” non ce la fa proprio a trattenersi. E difatti, eccola lì ad intessere intorno al fattaccio l’ennesimo sketch irriverente.

Ora, che nel corso degli anni la Littizzetto abbia spremuto fino al midollo le potenzialità comico-grottesche fornite dalla sessualità non è certo una novità. I nomignoli che ha attribuito alle parti intime maschili e femminili, Walter e Iolanda, sono divenuti proverbiali, entrando persino nel parlato quotidiano di molti suoi estimatori. Il rischio, però, è che il troppo stroppi o che, col battere sempre sullo stesso tasto si finisca per romperlo.

E la sensazione, ahinoi, è proprio questa. Se la sua verve non brilla più di quella lucentezza del passato è anche a causa di un abuso di battute sessuali, che se da un lato, in virtù della loro ripetizione, invece di far ridere possono venire a noia, provocando una sensazione non tanto lontana dal fastidio; dall’altro rischiano di invalidare anche quegli ingredienti gustosi (vedi proprietà di linguaggio e spirito critico in primis) che contraddistinguono ancora la sua satira.

La speranza è che, a scapito dell’osceno, la comica torinese possa riportare i suoi monologhi sul binario della sana e gustosa parodia. Quella che aveva colpito, fra gli altri, il Cardinale Ruini per intenderci. Che ancora oggi, a distanza di qualche anno, è comunemente ricordato con l’appellativo Eminence, attribuitogli proprio dalla nostra Lucianina.

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4 Commenti dei lettori »

1. xxxxx ha scritto:

7 ottobre 2016 alle 17:06

Nei Festival con Fazio, ha dato prova di saper fare buoni monologhi anche affrancandosi da battute del genere. Peccato.



2. Colorcloe ha scritto:

7 ottobre 2016 alle 17:46

Bigotti. La Littizzetto é super



3. xxxxx ha scritto:

7 ottobre 2016 alle 19:12

Colorcloe: non è bigottismo. E’ stufarsi delle solite cose.



4. Srich ha scritto:

7 ottobre 2016 alle 21:14

Concordo con xxxxx, non si parla di bigottismo, si parla di ripetitività.
Ultimamente non è più l’appuntamento irrinunciabile che era prima, vuoi o non vuoi l’effetto dejavù è sempre dietro l’angolo. Col talento che ha potrebbe variare maggiormente, così sembra quel triste effetto Chi è Tatiana da tormentone scaduto.



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