13
giugno

MARCO POLO: LA GRANDE SIMPATIA DI PIERFRANCESCO FAVINO NEL PRESENTARCI LA SECONDA STAGIONE! (VIDEO)

Pierfrancesco Favino e Lorenzo Richelmy

In Marco Polo (la seconda stagione dal primo luglio disponibile su Netflix), Pierfrancesco Favino interpreta il padre del protagonista Lorenzo Richelmy; nell’intervista che vedrete qui in basso, invece, indossa anche i panni del “padre padrone“. Il volto del ragù in barattolo con malcelata simpatia cerca di difendere il figlio televisivo, che però sarebbe stato l’unico a poter parlare con cognizione di causa. Oggetto del contendere è la dichiarazione che Lorenzo avrebbe rilasciato al Fatto Quotidiano in cui diceva senza troppi giri di parole che “la fiction italiana fa cagare“. Per capirne di più e soprattutto avere maggiori info su Marco Polo 2, ecco la nostra video intervista.

Cosa dobbiamo aspettarci dalla seconda stagione di Marco Polo?

Lorenzo: Tutto quello che vorreste che accadesse.

Pierfrancesco: Sì abbastanza, ne succedono di ogni. Tantissime cose nuove, soprattutto abbiamo più possibilità di andare in profondità con tutti i personaggi, adesso che li abbiamo conosciuti con i loro intrighi e soprattutto con le loro passioni personali. Un pannello di avvenimenti storici e personali che sono davvero intriganti.

L: La prima stagione è stata come un’introduzione e quindi adesso si entra nel vivo.

Due attori italiani in una serie estera non capita spesso, una curiosità: cosa vi chiedono i giornalisti esteri?

P: Di non fare così (gesticola, ndDM).

L: Niente.

P: In realtà ci trattano come persone normali anche se siamo italiani (ride). Generalmente non si sorprendono (della presenza di italiani, ndDM) e ogni tanto è più la sorpresa nostra.

Lorenzo, come mai sei doppiato nella versione italiana?

L: Non avevo il tempo materiale per doppiarmi, stavo girando Marco Polo che mi ha impegnato nove mesi l’anno. Ho un’alta concezione del doppiaggio, è un lavoro diverso da quello dell’attore, non c’è stato il modo, e quindi ho preferito farlo fare ad un professionista.

Lorenzo, hai dichiarato che la “fiction italiana fa cagare”.

L: (“Vedi che te l’ho detto” dice a bassa voce dando una gomitata a Favino, ndDM). Mi rimangio tutto, non l’ho detto.

P: Non l’ha dichiarato, è un giornalista che ha deciso di fare due chiacchiere e poi ha deciso di farci un titolo. C’è differenza tra le dichiarazioni nel momento in cui siamo seduti qua.

Però se lo dice, lo dice.

L: No, dichiarazione pubblica è diverso.

Magari può essere una scorrettezza riportarlo, se non era nell’ambito di una dichiarazione pubblica, ma non significa che non lo pensi.

F: Se mi posso permettere, questo appiattimento della discussione che ogni tanto ci viene proposto, è veramente inutile. Parliamo di Marco Polo. Faccio il padre.

Poteva essere l’occasione per dire cosa ne pensava.

P: Allora gli facevi la domanda: “scusami che cosa pensi”. Non: “hai dichiarato questa cosa qua” che non ha mai dichiarato. Tu hai cinque minuti e...

Posso gestirmeli io, i miei cinque minuti? Lorenzo cosa ne pensi della fiction italiana?

L: Quello che ho espresso è il malumore rispetto ai miei colleghi, sapendo che molto spesso in Italia si fa questo mestiere non essendo contenti. Detto questo, non mi permetterei mai di insultare i miei colleghi che stanno lavorando in Italia con dichiarazioni che non sono nel mio stile.

Pierfrancesco, ti vedremo in Suburra – La Serie?

P: Non farò parte del progetto.

Quando si parla di storia trasposta al cinema o in tv, spesso si tende a raccontarla in maniera molto romanzata, nel caso di Marco Polo?

L: E’ una fiction storica, la base è storica. Ovviamente gli scrittori si sono presi la licenza poetica di romanzarla e mettere al centro della storia un dramma familiare che ti permette di andare più in profondità nelle relazioni tra i personaggi.

Un motivo per il quale guardare Marco Polo?

P: Perchè è ricca, è una delle produzioni più ricche che ci siano nel panorama mondiale delle serie televisive, è ricca di immagini, storie, personaggi, del lavoro delle persone che ci sono dietro, professionalità profondissime che vengono da tutto il mondo e passano un anno della loro vita a fare in modo che lo spettatore sia contento.



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