27
ottobre

DI CARLO, RINALDINI, BIASETTO (GIUDICI DE IL PIU’ GRANDE PASTICCERE) A DM: INSULTARE NON E’ IL NOSTRO MODO DI INSEGNARE (VIDEO)

Giudici Il più grande pasticcere

Con l’assenza di Caterina Balivo, tocca a loro fare i padroni di casa de Il Più Grande Pasticcere 2015. Per i confermatissimi Leonardo Di Carlo, Roberto Rinaldini e Luigi Biasetto la costante, però, sembra sempre la stessa: precisione e rigore nei giudizi. Li abbiamo incontrati a poche ore dal debutto di stasera, quando alle 21:15 su Rai2 prenderà il via il primo di sei golosi appuntamenti con Il Più Grande Pasticcere.

Il Più Grande Pasticcere 2015 – video intervista a Leonardo Di Carlo, Roberto Rinaldini e Luigi Biasetto

La seconda edizione de Il Più Grande Pasticcere vi carica di responsabilità. Di fatto siete voi i conduttori.

Leonardo Di Carlo - Ci siamo buttati e, alla fine, non per togliere nulla a nessuno, siamo riusciti a fare una conduzione non dico buona però simpatica. Seguiteci.

Roberto Rinaldini – Abbiamo fatto il nostro lavoro, dunque giudicare, essere critici sui dolci che penso che ci venga bene. Lo facciamo con passione, con grande professionalità.

Luigi Biasetto – Manca forse la parte femminile che portava senza ombra di dubbio Caterina Balivo, noi eravamo e siamo rimasti giudici quindi il nostro intento rimane sempre lo stesso: identificare il migliore e fare in modo che di fatto sia colui che emerga dopo una gara avvincente e sicuramente molto impegnativa, non solo per una questione di competenze ma anche fisicamente ed emotivamente. Dunque parliamo di un vincitore a tutto tondo.

Dal punto di vista televisivo, questa volta vi siete sentiti più “rodati”? Com’è stato quest’anno di notorietà?

LB – Quello che emerge è il messaggio della qualità. Per fare pasticceria di qualità bisogna avere questo approccio anche nella vita privata, sociale e lavorativa; quello che sta emergendo è la precisione, la coerenza tra il pensiero, il metodo e l’azione anche rispetto ai finalisti.

LDC - Abbiamo dato tanto e abbiamo ricevuto. Abbiamo fatto quello che sappiamo fare meglio: i pasticceri con la P maiuscola. Abbiamo cercato in tutti i modi di trasmetterlo, ci siamo riusciti perchè ne vedrete delle belle. Siamo contenti.

RR – Diciamo che l’anno scorso abbiamo rotto il ghiaccio, quest’anno abbiamo imparato a nuotare in un mare che è la televisione. Abbiamo sicuramente portato qualcosa di nuovo. Ma non solo: l’umanità che viene fuori in questa trasmissione è qualcosa di straordinario.

Che fine ha fatto il vincitore della prima edizione?

RR - Ha due suoi locali a Barletta, sta facendo un buonissimo lavoro a livello di pasticceria italiana, è nell’accademia dei maestri pasticceri, è sicuramente un giovane di cui sentiremo parlare.

LB – Mi sento di dire che ha mantenuto l’atteggiamento del vincente, cioè quello di una persona umile che nonostante i successi del passato decide ogni giorno di mettersi in gioco. Credo che in futuro Antonio D’Aloiso farà ancora molto parlare di sè.

RR – Vuol dire anche che abbiamo fatto un buon lavoro, abbiamo visto in lui qualcosa di positivo.

LDC – Era quello che meritava.

Lo scorso anno vi abbiamo visto severi, esigenti ma non sono “mai volate torte”. E’ un comportamento che non vi appartiene o quest’anno cambierà qualcosa?

LB – La pasticceria non ha bisogno di frustrare le persone, le persone si frustrano da sole, e capiscono quando le cose non vanno; quindi non è necessario. La pasticceria è rispetto dell’altro e alcune scene non piacciono a nessuno di noi. Siamo dei giudici esigenti e, come un cliente di tutti i giorni, abbiamo un’aspettativa e una responsabilità perchè non vogliamo prendere in giro nessuno.

Specificavi pasticceria perchè in cucina è diverso?

LB - La cucina ha dei tempi diversi. La cucina è molta preparazione prima, poi c’è il momento del servizio che porta inevitabilmente ad avere anche dei ritmi diversi. La pasticceria ti permette dunque di mantenere un livello emotivo più razionale.

RR – Quello che tengo a sottolineare è che nella vita di laboratorio il regime è abbastanza militare, dunque ci sono i capi pasticceri o i titolari d’azienda che hanno dei collaboratori che devono rispettare le regole, le procedure e soprattutto la coesione di squadra ed è quello che i nostri ragazzi hanno fatto.

LDC – Frustare, insultare, per me ma anche per gli altri, non è il modo nostro di insegnare o di trasmettere. Se un bambino sbaglia a far qualcosa e gli diciamo che non va fatto così, il bambino sicuramente ci chiederà “perchè?”. E siccome ora viviamo in un mondo che va di fretta, nessuno ha tempo di spiegare, noi ci teniamo a dire che quando ci arrabbiamo – soprattutto io,  e ce ne vuole tanto – è perchè le cose vengono fatte con superficialità, quando non c’è una base. Etica e professionalità, per noi, sono importanti.

Quale puntata ci consigliate di non perdere assolutamente?

LDC – Tutte dalla prima all’ultima.

LB – E’ un filo conduttore.

LDC – E’ una catena che inizia con un’escalation interessante, con delle emozioni, anch’io qualche volta una lacrimuccia l’ho tirata fuori – non so poi se la monteranno o meno – perchè ci affezioniamo a questi ragazzi. Anche noi siamo umani, non è che sotto questa giacca non ci sia un cuore, sembrava quasi impossibile che un giudice si emozionasse.

RR - In 40 giorni insieme, vivendo spalla a spalla la vita da laboratorio, un po’ di amicizia con i concorrenti viene fuori. Siamo umani, ci leghiamo alle persone, ci piace dire: “siamo persone comuni che hanno un cuore”.



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1 Commento dei lettori »

1. Summer ha scritto:

8 novembre 2015 alle 14:53

Personalmente io preferivo il format con la conduzione presente.



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