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settembre

NON UCCIDERE: MIRIAM LEONE E MONICA GUERRITORE RIPORTANO LA FICTION IN PRIMA SERATA SU RAI3

Non Uccidere

12 delitti in 12 episodi, ciascuno con un sapore e un’ambientazione diversa, in un esperimento che cerca di coniugare la serialità contemporanea con il classico del racconto televisivo nostrano. Sono queste le principali caratteristiche di Non Uccidere, la nuova fiction con protagonista Miriam Leone, che a distanza di quattro anni dalla chiusura de La Nuova Squadra, riporta da questa sera la fiction nel prime time di Rai3. La serie – rispetto agli standard della stragrande maggioranza della fiction Rai – ha un approccio visivo molto innovativo, sottolineato dalla scelta della regia, firmata da Giuseppe Gagliardi, reduce dall’esperienza della serie Sky “1992“. Prodotta da FremantleMedia (la stessa casa di produzione di Upas), la fiction vedrà l’ex “dama velata” vestire i panni di Valeria Ferro, Ispettore in forze alla Squadra Omicidi della Mobile di Torino, giovane ma estremamente abile, e forte di un intuito fuori dal comune.

Ogni episodio di Non Uccidere è costruito intorno a un’indagine chiusa: un caso verticale che riguarda un delitto in famiglia (il titolo inizialmente doveva essere per l’appunto Delitti in Famiglia) o, più genericamente, un delitto consumato dentro una comunità chiusa (un monastero, un quartiere a prevalenza musulmana, l’ambiente omosessuale torinese, ecc.) e trova soluzione a fine puntata. A condurre l’indagine è sempre Valeria, con il supporto di Andrea Russo (Matteo Martari),  la sua “spalla”, efficiente e sempre operativo, e un gruppo ristretto di agenti  – il “rookie” Luca Rinaldi (Luca Terraciano) e il veterano Gerardo Mattei (Riccardo Lombardo). A capo della squadra Giorgio Lombardi (Thomas Trabacchi), che si trova nella difficile posizione di essere sia il compagno di Valeria che il suo diretto superiore: una posizione che diventa particolarmente scomoda quando le intuizioni investigative della protagonista forzano le procedure. Una circostanza, quest’ultima, che si verifica piuttosto spesso.

Ogni episodio esplora inoltre la comunità in cui è avvenuto il crimine attraverso tre punti di vista di personaggi che, in ruoli diversi e indipendenti, orbitano intorno alla vicenda. Una sorta di coro laterale che accompagna lo spettatore lungo tutta la puntata e restituisce, alla fine, un ritratto tridimensionale della “famiglia” di riferimento della puntata.

Non Uccidere – Monica Guerritore interpreta Lucia

In Non Uccidere verrà dato ampio spazio anche alla vita privata di Valeria, che sembra vivere solo per il lavoro, senza concedersi mai tregua. Dietro la sua attitudine al lavoro c’è una ferita. Da ragazzina, è stata, infatti, protagonista di un trauma familiare che ha segnato indelebilmente il suo carattere e le sue scelte di vita: sua madre, Lucia, interpretata da Monica Guerritore, è stata condannata per l’omicidio del marito. Un omicidio avvenuto quasi sotto gli occhi di Valeria ancora bambina.

Valeria è cresciuta da sola con il fratello, Giacomo (Davide Iacopini), e con lo zio, Giulio (Gigio Alberti), costruendo con loro un rapporto molto solido. Oltre a loro ci sono Michela, la moglie di Giacomo, e la piccola Costanza, sua nipote, a cui Valeria vuole bene come se fosse figlia sua. Con la famiglia di Giacomo, Valeria condivide anche la casa: una villetta fuori città, alle porte di Torino.

Questo equilibrio familiare è però destinato a rompersi definitivamente quando, all’inizio della serie, Lucia viene scarcerata, e torna a casa dai figli. La donna vorrebbe poter ricostruire con la sua famiglia un rapporto normale. Un’impresa non facile, soprattutto per Valeria, che non riesce a perdonare la madre, e le rinfaccia di essere stata assente nei momenti più importanti della sua vita. Nel corso della serie, le due donne inizialmente estranee impareranno comunque a conoscersi e a comunicare tra loro.

Non Uccidere – Una fiction per rilanciare i CPTV di Torino…e Rai3

La fiction è nata con l’obbiettivo di rilanciare i centri di produzione televisiva di Torino, ovvero gli studi Virtual e Multimedia Park di Corso Lombardia, meglio noti come Lumiq Studios. Una rinascita televisiva tanto attesa dagli addetti ai lavori e dalle maestranze del capoluogo piemontese, che arriva a venti anni esatti dalla proposta di Giovanni Minoli, che proprio nel 1995 propose la realizzazione di una soap tutta italiana in quel di Torino. La proposta di Minoli trovò allora la resistenza dei sindacati dei lavoratori della Rai torinesi, e portò alla nascita di Un Posto al Sole, soap che ha contribuito in questi anni al rilancio del centro di produzione Rai di Napoli. Riuscirà Non Uccidere a bissare l’impresa e, contemporaneamente, rimpolpare la platea di Rai3 che, sotto la direzione di Andrea Vianello, si è andata via via assottigliando?



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1 Commento dei lettori »

1. Marika ha scritto:

18 settembre 2015 alle 21:32

Non uccidere, serie che ripropone il taglio di quei “polizieschi inglesi” con ritmo lento e allo stesso tempo coinvolgente e che ha contribuito a costruire il successo dei loro personaggi.



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