4
novembre

QUESTO NOSTRO AMORE ‘70: DAL CALORE DELLA CASA AL CAOS DELLA MODERNITA’

Questo nostro amore 70

La prima cosa che è “saltata all’orecchio” nella puntata d’esordio di Questo nostro amore 70 è stata la nuova sigla. O meglio, la mancanza della canzone di Rita Pavone che aveva dato il titolo alla fiction ed accompagnato la prima stagione, archiviata frettolosamente per fare spazio al nuovo.

Questo nostro amore 70: la società diventa protagonista

Il che, nostalgia a parte, è stato giusto. Perchè a distanza di due anni la fiction con Neri Marcorè ed Anna Valle – qui le anticipazioni della seconda puntata in onda questa sera – si presenta molto diversa, non più incentrata sulla storia d’amore dei protagonisti e sul loro desiderio di essere una famiglia ma sulla società che li circonda, sulle dinamiche giovanili e sulle vite dei singoli personaggi, tutti presi a combattere una battaglia contro o a favore dell’emancipazione. Aspetti che aiutano a riassorbire la fiction nel progetto del fu Raccontami: Questo nostro amore, infatti, all’inizio doveva esserne proprio il terzo capitolo.

Se il viaggio di Vittorio ed Anna nella prima stagione era animato dalla voglia di costruire, di formare legalmente la famiglia di fatto, qui sembra animato dalla voglia di smontare: tutto è messo in discussione, ogni certezza lavorativa ed emotiva così come ogni convenzione sociale, in un’epoca in cui la libertà di espressione trovava finalmente spazio. Centrale, invece, come e più di prima, è la figura della figlia Benedetta, l’Aurora Ruffino di Braccialetti Rossi, che si è fatta donna con tanto di figlio a carico e nessun compagno.

Questo nostro amore 70: la rivoluzione in atto

La grande sorpresa sta nel fatto che il padre di quel bambino, Marco Vittorio, non sia Bernardo, primo grande e unico amore di Benedetta. La loro storia resta ancora importante nella narrazione, ma non quanto il concetto di modernità, di rivoluzione che aleggia nei dialoghi e nello stile di vita. Per chi non ha vissuto quell’epoca, la domanda sorge spontanea: ma davvero il mondo cambiò così in fretta? Davvero un padre come Vittorio, che nel 1967 non voleva neanche che la figlia cambiasse pettinatura, nel 1970 avrebbe vissuto con tanta serenità la sua condizione di madre single? Davvero il 1968 stravolse gli italiani quasi in un attimo?

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4 Commenti dei lettori »

1. grilloparlante ha scritto:

4 novembre 2014 alle 16:44

La risposta è facile: no. Come ho commentato nel precedente articolo, nemmeno vent’anni dopo un padre, anche colto e mediamente illuminato, avrebbe accettato così serenamente una figlia ragazza madre. Chi come me è diventato “grande” negli anni 80 sa bene che in quegli anni andare fuori un week end col proprio ragazzo era ancora una concessione riservata a pochi fortunati, figuriamoci nel ‘70. Agli adolescenti di oggi sembrerà preistoria, ma tant’era.
Chi ricorda “Anche per te” di Lucio Battisti e “Sara” di Venditti, rispettivamente del 1971 e del 1978, ricorderà che l’argomento trattato fu considerato in entrambi i casi scandaloso.
Che dire? La prima serie mi è piaciuta, sicuramente seguirò anche questa seconda, poi agli sceneggiatori un minimo di “licenza creativa” è sempre concessa. Però confesso che preferisco il rigore della ricostruzione storica di Raccontami.



2. Marco89 ha scritto:

4 novembre 2014 alle 17:10

Perfetta analisi. Molto curata e carina ma troppo moderna per l’epoca con situazioni e dialoghi inverosimili, troppo semplicistici. Siamo negli anni settanta…riproposizione storica poco convincente. Si rifa` troppo ai cliche` dei lavori ambientati ai giorni nostri e il che non aiuta.



3. faboulous ha scritto:

4 novembre 2014 alle 18:28

certe domande me le ero poste anch’io,ma credo che qualche concessione,per far ripartire la storia,bisognava pur farla. curioso che una delle fiction più moderne della rai sia ambientata nel 1970



4. grilloparlante ha scritto:

5 novembre 2014 alle 11:37

Diciamo che ci sono parecchie “licenze autorali” sul ruolo delle donne che così emancipato non era sicuramente.
In compensova lodata però l’accuratezza nella ricostruzione degli ambienti e dei costumi, un lavoro di ricerca notevole, sia per le scenografie che per gli abiti.
Mi ha fatto molto sorridere una scena della prima serie dove Anna Valle sta in casa con i capelli perfettamente cotonati e acconciati, trucco, abito elegante, filo di perle, e … pantofole. La cosa rispecchia davvero lo spirito del tempo, quando le signore erano in casa erano perfette, trucco e gioielli compresi, salvo che al posto delle scarpe indossavano le pianelle. Un connubio molto buffo visto oggi che succede esattamente il contrario .. magari in casa sembri uno spaventapasseri, capelli con la pinza, tuta bucata, maschera al cetriolo in faccia, ma le pantofole ….. mai e poi mai! Nanni Moretti docet!!! :-)



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