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28
dicembre
CIAO DARWIN CON GLI OCCHI A MANDORLA. BONOLIS VENDE IL FORMAT ALLA CINA

Ni Hao Darwin
Ni hao Darwin, si chiamerà così la versione in salsa cinese del leggendario format Ciao Darwin, che pochi giorni or sono Paolo Bonolis e Stefano Magnaghi hanno venduto alla rete cinese Liaoning Tv, emittente tra le più viste nella Repubblica popolare con centinaia di milioni di telespettatori. La conduzione sarà affidata al popolarissimo Mister Guo, per il quale, considerata la forza del brand Bonolis nel successo italiano, non sarà di certo una passeggiata far penetrare capillarmente la trasmissione nelle case cinesi.
Come ogni osmosi di format che si rispetti la produzione asiatica darà il suo tocco adeguandolo agli usi e costumi locali. Molto meno trash, più sobrietà rispetto agli estremi delle nostre ultime edizioni. Impianto ludico invece pressoché inalterato, anche nello scontro finale dei cilindroni. Una traslazione più nello spirito che nella forma dunque. Nonostante questo pare che già la critica abbia tacciato il programma di spregiudicatezza rispetto ai parametri classici dell’intrattenimento cinese.
Il commento a caldo di Bonolis è ovviamente colmo di soddisfazione. E se durante la sesta e ultima edizione di Ciao Darwin Bonolis escludeva assolutamente ogni suo eventuale coinvolgimento futuro per una nuova serie di puntate, dopo questo scatto di orgoglio internazionale le parole sibilline del conduttore a Sorrisi (“Immagino che Mediaset me lo chiederà. D’altra parte un programma che raggiunge il 32% di share alla sesta edizione”) non sembrano chiudere più così nettamente all‘ipotesi di un ennesimo ritorno. I record dell’ultima versione del resto invoglierebbero qualsivoglia personaggio a ritentare la scommessa.

21
ottobre
IL COLORE DEI SOLDI, E I TELESPETTATORI, RESPIRANO LA CRISI. E SE LA SOLUZIONE SI CHIAMASSE FAMILY FORTUNES?

Il colore dei Soldi ha chiuso i battenti, lasciando il posto ad una nuova edizione di Prendere o Lasciare, come da noi anticipato. A non abbandonarci, però, è la crisi economica. E anche sul nostro blog le difficoltà di chi ne risente sono palpabili.
Perchè mettiamo in relazione un gioco televisivo con la situazione economica in cui versa il nostro paese e gran parte del pianeta? E’ presto spiegato. Ogni giorno, uno dei post che avevamo dedicato al game-show di Enrico Papi viene raggiunto da numerose richieste di aiuto di chi questa crisi è costretto a viverla e non si è rassegnato all’impossibilità di realizzare quei sogni che Il Colore dei Soldi aveva, nel suo piccolo e con i limiti del caso, promesso di realizzare. Arrivato dall’Inghilterra, il nuovo access della rete giovane Mediaset era, infatti, partito da due presupposti fondamentali. Il primo era quello di essere il gioco “più stressante della tv“; in secundis c’era poi l’appeal di quel montepremi destinato a realizzare un piccolo o grande progetto dichiarato da ogni concorrente prima di iniziare a giocare con gli slot colorati a cui dare il fatidico “stop“.
Fra le innumerevoli richieste di coloro che ci hanno scritto (o commentato), inconsapevoli della soppressione del programma di Papi, si possono leggere le storie più disparate. Nico e Sandro, ad esempio, sono disoccupati e hanno bisogno di una mano per poter andare avanti con la propria famiglia; Giorgio che non ha “mai avuto una bella vita“, vorrebbe semplicemente “dare due stanze al figlio a cui non ho mai potuto dare granchè“; Giulio ha 28 anni, si è laureato in Economia e Commercio, e sta facendo praticantato presso uno studio. Il suo sogno? “Non essere sfruttato in continuazione“; Nilanthi è arrivato in Italia dallo Sri Lanka, e vorrebbe semplicemente dare un futuro migliore a suo figlio; Gabriella ha “lo sfratto esecutivo e due bimbe“; Lucia lavora in macelleria, ha un fidanzato che è rimasto senza lavoro e sogna di potersi sposare. E potremmo andare avanti ancora per molto.
E allora, volendo continuare a ragionare parallelamente sui binari della crisi economica e quella del Colore dei Soldi, non si può fare a meno di chiedersi se nel nostro paese manchi proprio un gioco che ne sia lo specchio e che aiuti a sperare in un futuro più roseo. A quanto pare gli slot multicolore di Enrico Papi, con tanto di Raffaella Fico sculettante, non ci sono riusciti. Scarso appeal del meccanismo del format? Probabile, ma a nostro avviso c’è dell’altro. E per spiegarlo partiremo proprio dal paese dal quale il format “The Colour of Money” è arrivato.
22
agosto
COSTANTINO VITAGLIANO PROPONE UN FORMAT SU… COSTANTINO VITAGLIANO

Dopo aver letto l’intervista rilasciata sull’ultimo numero di “Chi”, potrebbe essere un’idea scrivere una commedia o un programma dal titolo “The importance of being Costantino“. Non che la vita del trentacinquenne Vitagliano abbia assonanze con l’ “Earnest” di Oscar Wilde, ma era talmente tanto tempo che non si leggeva un’intervista così autocelebrativa, che al confronto Paris Hilton e Valeria Marini (artefice tra l’altro del programma satellitare “Essere Valeria” premiato con un TeleRatto .. appunto), sono due persone schive e moderate.
Il leit motiv incalzante del servizio è “Io, Costantino Vitagliano, non sbaglio un colpo” (quì la sua intervista per davidemaggio.it). Salito agli albori della cronaca e del jet set con l’edizione 2003 di “Uomini e Donne“, Costa è stato il primo vero “tronista”: quello che si fa corteggiare fino all’ultimo minuto prima di scegliere la predestinata Alessandra Pierelli; quello che per primo disse “ti amo” alla Pierelli, “sono geloso” alla Pierelli, “ti odio” alla Pierelli, sempre a favor di telecamera.
Immediatamente reclutato dall’ (ex) super-agente Lele Mora, Costa ha effettivamente vissuto qualche anno di autentico “splendore”, non tanto da un punto di vista dei contenuti di cui si faceva portatore (“la doppia P“, palestra e playstation), quanto da un punto di vista economico e mediatico: serate in discoteca gremite e pagatissime (a quanto pare anche 15.000 € a ospitata), decine di campagne pubblicitarie (ancora oggi è testimonial di 5 sponsor) e poi tanto, tanto, tanto, gossip. Ma veniamo all’intervista.
29
aprile
PIPPO BAUDO A DM TV: “BISOGNA ANDARE CONTRO LO SPETTATORE”
Quest’oggi il nostro Carmelo Aurite ha incontrato, nella terra che gli ha dato i Natali, Pippo Baudo. Interessanti le dichiarazioni che il Pippo Nazionale ha rilasciato ai microfoni di DM TV. Vi proponiamo uno stralcio prima di lasciarvi alla video intervista.
Si tende alla ripetizione degli stili. Ormai i programmi si assomigliano tutti. La gente ha una saturazione di offerta ma non ha una varietà di offerta.
Non bisognerebbe mai seguire i gusti dello spettatore. Quando insegui il gusto dello spettatore fai un brutto programma perchè il telespettatore accetta una cosa che non gli dà fatica per vederla. Più cose di dubbio gusti ci metti, più il pubblico si siede e sprofonda insieme ad essi. Bisogna andare contro il telespettatore per dire “guarda io ti presento una cosa che è intelligente. Se non la capisci non sei intelligente”. Bastrebbe fare questo perchè la gente dica “non voglio fare la parte del coglione, capirò”.
Bisogna inventare i programmi e non copiarli dall’estero. Noi abbiamo fatto una televisione originalissima, i nostri padri fondatori della televisione fecero programmi che erano tutti italiani. Abbiamo fatto il varietà televisivo italiano e venivano gli stranieri e dicevano “ma voi siete pazzi, noi queste cose non le facciamo”. Poi ci siamo fatti colonizzare. Abbiamo preso tutti questi format i quali hanno corrotto la fantasia creativa degli autori italiani.
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3
dicembre
LA PRESSEMEDIA PRONTA A SFORNARE NUOVI FORMAT “ALL’ITALIANA”
Chi ha detto che la creatività italiana in tv è morta? Non sono di questo avviso i fondatori di LaPresseMedia, società di produzione nata sul finire dell’estate e controllata da LaPresse Spa. Per ribadire questo concetto Marco Durante, amministratore delegato della società, e Roberto Quintini, direttore e responsabile dei progetti, hanno deciso di puntare tutto sul made in Italy e di sfornare nuovi format originali “all’italiana”, partoriti dalle menti di giovani autori, con l’aiuto di veterani del settore.
Questa operazione coraggiosa porterà alla luce sei numeri zero entro Natale, più altri due nei prossimi mesi. Si tratterà prevalentemente di programmi di intrattenimento, il tutto a costi ridotti rispetto alla concorrenza e destinati ad un mercato solo italiano. Per concorrenza LaPresseMedia si riferisce a Endemol, colosso internazionale del format televisivo, che dopo essere stato comprato da Mediaset, vuole produrre almeno trenta nuovi programmi all’anno, soprattutto numeri zero.
In cosa consisteranno questi nuovi prodotti di LaPresseMedia? Roberto Quintini parla di “programmi che anche noi guarderemmo volentieri e con il sorriso sulle labbra”. Nello specifico saranno:
27
novembre
DE MOL: IL FORMAT ORIGINALE DE LA TALPA (AL TERMINE ALCUNE ANTICIPAZIONI SULLA FINALE DI QUESTA SERA)

In attesa della finalissima de La Talpa 3, noi di DM siamo andati ad indagare sulla nascita di questo format tanto fortunato. Qualcuno potrebbe pensare all’America come suo luogo di origine, ma in realtà, in questo caso, l’idea nasce nella vecchia Europa e precisamente in Belgio, prodotto dalla Woestijnvis, società belga. Il nome originale del format è De Mol (The Mole, in inglese), che in lingua fiamminga vuol dire appunto “la talpa” ed è stato creato nel 1999 da Michiel Devlieger, Bart de Pauw, Tom Lenaerts e Michel Vanhove.
Trasmesso per la prima volta su VRT (Vlaamse Radio- en Televisieomroep), la televisione di Stato fiamminga, il geniale format si è aggiudicato nel 2000 uno dei premi più prestigiosi del settore ovvero la Rose d’Or (Golden Rose) e, in seguito, è stato licenziato in quaranta paesi di tutto il mondo, tra cui Australia, Svezia, Regno Unito, Norvegia, Danimarca, Ungheria, Paesi Bassi, Israele, Germania, Polonia, Nuova Zelanda, Stati Uniti e naturalmente Italia.
Non tutti però immaginano che il gioco è destinato a concorrenti non famosi: potremmo dire, alla maniera della Ventura, che i partecipanti sono tutti NIP, ognuno con una professione caratteristica (medico, avvocato, grafico, ecc.). Il meccanismo di gioco è identico a quello italiano ma ciò che varia da paese a paese sono le prove a cui i giocatori devono sottoporsi. Alcune sono decisamente spettacolari e cariche di suspance.
18
febbraio
TI FACCIO UN FORMAT COSI’ / 2

Una risposta così massiccia all’iniziativa lanciata in questo post, non la immaginavo.
Per questo motivo sono ben felice di iniziare questa piccola avventura con tutti i lettori che hanno manifestato un interesse a contribuire, con la propria idea, alla realizzazione di un format televisivo.
Prima di procedere è fondamentale definire l’ “ambito televisivo” sul quale concentrare le forze e un regolamento.
Ritengo, sempre che non abbia mal interpretato le attitudini dei lettori di DM, che bisognerà creare un prodotto con queste caratteristiche :
Genere : game show
Fascia Oraria : preserale
Emittente : Canale 5
Target : commerciale (15 – 64)
E’ importante ribadire un concetto. Quello noi andremo a creare è un format o meglio un mix di format che comporrà il nostro game show. Parlare di format è una cosa leggermente diversa dal parlare di un programma televisivo, per così dire… qualunque! E la differenza sta nella struttura.
Le idee che verranno sottoposte, oltre a dover rispecchiare l’ambito che abbiamo delineato alcune righe fa, dovrà avere una struttura decisamente rigida. Questo significa che l’attenzione non dovrà concentrarsi sull’aspetto artistico del programma ma dovrà puntare su quella che viene definita gabbia formattizzante.
A volte gli esempi rendono meglio di tante parole : un varietà ha, di sicuro, una gabbia formatizzante molto debole (se non addirittura assente) poichè l’elemento principale consiste nelle performance artistiche di conduttori e/o personaggi che animano le puntate di un programma del genere. Un format, al contrario, ha il proprio punto di forza in una struttura ben precisa che fa si che il programma possa essere formattizzato. E’ chiaro che anche in questo caso la conduzione ha la propria importanza ma l’elemento che ha permesso, per esempio, a Who Wants to Be Millionaire di diventatare uno dei format più conosciuti è una scalata di 15 domande che porta il concorrente alla vincita di 1 milione di Euro anche grazie ai 4 aiuti che hanno caratteristiche altrettanto definite.
28
gennaio
TI FACCIO UN FORMAT COSI’

Il probabile ritorno di Passaparola in preserale e la conseguente, necessaria revisione del programma mi ha fatto ritenere che fosse questo il momento giusto per lanciare una sorta di concorso di idee riservato ai lettori di DM.
Ho pensato di dar vita a questo piccolo progetto dopo aver fatto alcune riflessioni che condivido con Voi.
In due anni di davidemaggio.it (compleanno 19 febbraio), se da una parte ho avuto il piacere di interagire con tanti aspiranti “lavoratori dello spettacolo” con i quali condividere esperienze più o meno singolari intorno al mirabolante mondo dello showbiz, dall’altra ho avuto il privilegio di potermi avvicinare e osservare i dietro le quinte di quella che è croce e delizia della mia vita, la televisione, conoscendone da vicino meccanismi, protagonisti e vicende.
Un posizione privilegiata che mi ha permesso (e continua a permettermi) di mettere a confronto due mondi : quello di chi la televisione la fa e quello di chi vorrebbe farla.
E se posso dire che i luoghi comuni sullo spettacolo hanno, probabilmente, ben ragione d’essere definiti tali poichè è innegabile che l’ortodossia non sia propriamente la regola dell’ambiente in cui tanti di noi vorrebbero lavorare, è altrettanto vero che cercare di farsi strada nel mondo dello spettacolo è diventato una specie di sport nazionale, come se non si trattasse di un lavoro ma di un passatempo e, come il migliore dei passatempi, viene affrontato con lo stesso spirito con cui si affronta un gioco.
Un atteggiamento del genere impedisce a coloro che custodiscono valide idee o innati talenti artistici di emergere con la stessa facilità con cui, magari, può far mostra delle proprie doti un ingegnere aerospaziale.
Questo post vuole essere proprio un’occasione, per tutti coloro che si “dilettano” a scrivere format o programmi per la tv, non avendo la possibilità di farlo per professione.
TI FACCIO UN FORMAT COSI’ si propone di mettere insieme alcune idee dei lettori di questo blog per creare un programma televisivo ben definito per genere, fascia oraria ed emittente.
E’ chiaro che non si tratta di un “compito ufficiale” assegnato ai lettori di DM dall’emittente che sceglieremo per realizzarle un programma, ma l’idea è quella di “mettere in vetrina” le opere di alcuni lettori che andranno a comporre i vari momenti del nostro programma “collettivo”.
Una sorta di factory, insomma, che propone ad un’emittente, tramite il web, un’idea già bella e confezionata (quanto meno sulla carta) per veder realizzato un nuovo prodotto televisivo.
Prima di avventurarci in un’esperienza del genere pero’, e prima ancora di fornire i dettagli tecnici e “operativi”, mi piacerebbe avere un’idea del numero di lettori che prenderebbe parte all’iniziativa con il proprio contributo. E mi piacerebbe che le “buone intenzioni” fossero manifestate nei commenti e non tramite email per far si che tutti gli eventuali partecipanti si possano rendere conto dei ”colleghi” con cui avrebbero a che fare.
Basta scrivere “io ci sono”, nulla di più. Anche i lettori che sino ad ora sono rimasti silenti, sono chiamati a farsi vivi.
Qualora il riscontro dovesse essere interessante, procediamo.
Per dubbi o curiosità, i commenti sono aperti.
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